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Ricerca di archeoacustica alla Dolina dei Bugomili nel Nord-Est d’Italia

 

Tag: dolmen, menhir, dolina, Bugomili, archeo-acustica, archeoacustica, archeologia, SBRG, SB Research Group

Nel maggio 2014 il team SBRG ha iniziato ad esaminare un probabile sito neolitico posto al confine con la Slovenia denominato la Dolina dei Bugomili.

Una dolina è un profondo avallamento del terreno dovuto al crollo di una galleria sotterranea determinata da un fiume sotterraneo. In particolare nel Carso triestino è causata dal cosiddetto  fenomeno del “carsismo”. Il carsismo si sviluppa principalmente a seguito della dissoluzione chimica delle rocce calcaree. La corrosione avviene per opera delle acque meteoriche che, oltre a contenere una certa quantità di anidride carbonica atmosferica disciolta al loro interno, scorrendo sulla superficie del suolo e attraversando lo strato superficiale del suolo si arricchiscono ulteriormente di CO2.

Ciò causa la formazione di lunghi percorsi sotterranei che con il loro crollo a volte creano un inghiottitoio, ossia una profonda depressione nel terreno di forma grossomodo rotondeggiante.

Nel caso della Collina dei Bugomili la depressione nel terreno è stata sfruttata per costruirci da tempo immemorabile  una specie di anfiteatro con caratteristiche acustiche straordinarie. Di lato, in fondo all’avvallamento, un dolmen ricoperto con terra di riporto e con uno stretto passaggio di entrata ed una camera rotondeggiante al termine di questo corridoio. Per certi aspetti può ricordare molto le fattezze delle Tombe dei Giganti in Sardegna.

Di seguito alcune immagini dell’anfiteatro in totale stato di abbandono e cerchiata in rosso l’entrata del dolmen.

 


Fig. 1 - La Dolina dei Bugomili. Cerchiata in rosso l'entrata del dolmen posto sul fondo dell'avvallamento

 

 Fig. 2 - L’entrata del dolmen. In primo piano l'antropologo Alessandro Severi che ha già collaborato con il gruppo SBRG nelle nostre ricerche effettuate in Bosnia-Erzegovina

 

Fig. 3 - Il lungo e stretto corridoio che porta alla camera rottondeggiante posta alla fine di esso. Il tutto è costruito con grosse pietre a secco e poi ricoperto con terra di riporto

 

Come è possibile osservare dalle immagini poste qui sopra, la struttura è stata tutta costruita in pietra a secco e poi ricoperta con terra

Lo studio di archeoacustica è iniziato, come in altri siti esaminati secondo lo standard SBSA per l’archeoacustica, ponendo un tamburo sciamanico (o altresì detto anche “irlandese”) all’esterno della struttura megalitica registrando le armoniche prodotte.

 


 Fig. 4 - Sono state registrate le frequenze provenienti da un tamburo sciamanico suonato nel sito al di sopra del dolmen come valore base del suono presente all'interno della dolina

 

Ma, poi, ponendosi con il tamburo sciamanico all’ingresso della camera, è possibile far entrare in risonanza tutta la dolina che risuona a tre frequenze specifiche che sono ben diverse dalla frequenza base del tamburo e delle sue armoniche.

Non si sa quando è stata costruita questo dolmen, ma i menhir dispersi all’interno della dolina fanno pensare ad una costruzione molto antica, quasi sicuramente preistorica. Le prime tracce sui documenti risalgono al ‘600, ma la tradizione orale racconta che anche l’eresia bugomilica lo ha utilizzato nel Medio Evo. Di solito i bugomili non costruivano questi manufatti, ma casomai si limitavano ad utilizzare tali strutture sotterranee già preesistenti. Inoltre, durante alcuni scavi, sono stati trovati al suo interno dei cocci di piatti romani. Risulta poco credibile che nel Medio Evo qualcuno avesse deciso di mettere dei piatti romani proprio lì dentro, per cui si può ipotizzare che la struttura fosse preesistente.

Di seguito alcuni dei menhir dispersi all’interno della struttura megalitica.

 


Fig. 5 - Sono numerosi i menhir dispersi a diversi livelli nella dolina

 

Alcuni storici hanno ipotizzato trattarsi di un tribunale celtico sulle cui gradinate poteva stare seduto il pubblico. Questa teoria appare difficilmente accettabile. Se vi era un pubblico, questo doveva stare in piedi. Infatti i gradini appaiono troppo alti per favorire il sedersi e se questo fosse accaduto le persone dovevano far pendere con le gambe e con il bordo tagliente delle pietre non sarebbe stato per nulla comodo. L’aspetto è comunque nettamente preistorico e la sua origine va retrodatata anche in base alle caratteristiche di archeoacustica ritrovate in questa prima esplorazione.

Questo sito rappresenta una prossima sfida per il nostro gruppo di ricerca. Il volume e la timbrica del suono del tamburo  cambia sostanzialmente nell’anfiteatro quando  si attiva la risonanza andando a mettere il tamburo a cavallo tra la stanza sagomata a cupola, presente all’interno del dolmen, e il corridoio d’entrata. Ossia la cupola fa da cassa di risonanza e fa vibrare tutto l’anfiteatro quando il tamburo viene collocato nel “nodo” di risonanza. È stato possibile rilevare questo sia graficamente che direttamente con i microfoni all’esterno del dolmen.

 

 

  Fig. 6 - Le caratteristiche sonore del tamburo sciamanico all'aria aperta. E' evidente una frequenza base di 71Hz da cui si dipartono poi le sue armoniche

 

 Fig. 7 - L'analisi sonora del suono che si propaga all'interno della dolina quando il tamburo suona all'interno della camera. Il suono dello strumento viene filtrato ed all'esterno fuoriescono solo tre frequenze che corrispondono alle frequenze di risonanza della camera rotondeggiante centrale del dolmen

 

 

Di seguito un file sonoro di esempio registrato nella dolina durante l’esperimento (circa al secondo 17 si può percepire la differenza del suono quando si attiva la risonanza).

Tale fenomeno è da ritenersi non casuale e tutta la struttura sembrerebbe avere una funzione rituale in funzione dell’acustica.

A riprova di quanto appena detto si può paragonare quanto ritrovato invece in un’altra stanza posta a metà delle gradinate dell’anfiteatro. Tale stanza, ben integrata nel complesso generale dell’anfiteatro, pur essendo costruita con la medesima metodica del dolmen è totalmente priva di caratteristiche sonore che ne fanno un semplice rifugio, dotato anche di feritoie che ne illuminano l’interno.

 


Fig. 8 - La seconda stanza presente ad un livello più alto della gradinata e di lato alla dolina (cerchiata in rosso l'entrata). La foto è ripresa dal fondo della dolina

 


 Fig. 9 - Particolare dell'entrata della stanza-rifugio

 

Fig. 10 - Le feritoie presenti nella stanza-rifugio riprese dall'interno e dall'esterno. Questa stanza è risultata totalmente priva di proprietà sonore

 

La stanza a cupola posta centralmente al dolmen è, invece, priva di luce ed è situata dopo un lungo corridoio, similmente ad altri tempi neolitici, ad esempio Newgrange in Irlanda anche se in scala decisamente più piccola.

 


Fig. 11 - Il lungo corridoio di Newgrange che conduce ad una sala centrale rotondeggiante. Disegno di William Frederick Wakeman, 1900

 

 

Fig. 12 - Per la valutazione delle caratteristiche sonore della camera a cupola posta alla fine del lungo corridoio i microfoni sono stati posti all'interno della struttura e al suo ingresso

 

Fig. 13 - Per tutte le altre valutazioni di archeoacustica i microfoni sono stati posti al centro della dolina

 
Tra le altre caratteristiche acustiche rilevate, esiste anche una bassa frequenza continua rilevabile in questa sede e in parte nel circondario della dolina. Di probabile origine dal movimento sotterraneo delle acque sembrerebbe non avere altra spiegazione, ma giustifica la scelta proprio di questa dolina per erigervi un tempio, esattamente come molti altri templi neolitici da noi esaminati.

Le ricerche di archeoacustica su questo sito proseguiranno nei prossimi mesi.

Paolo Debertolis – 7 luglio 2014

 

 


 

Un litigioso gestore di un sito anonimo

(Nota per i lettori)


Tag: Irna, Le site d'Irna, Irna’s blog, Irna, Simplicio, Eclisseforum, SBRG, SB Research Group

Di solito non sprechiamo tempo con ciò che è scritto su di noi nei media, in particolare nei forum o nei siti web anonimi. Tuttavia, in seguito all’insistenza di un gestore di un sito anonimo, siamo obbligati a rispondere ufficialmente agli attacchi diretti al nostro gruppo di ricerca da Internet. In questo caso stiamo parlando del sito web di Irna che pretende di raccontare ai lettori la verità sulle Piramidi Bosniache.

I lettori dovrebbero sapere che questo blogger anonimo, Irna, dà solo l'illusione di essere un archeologo accademico, ma non è proprio così. Anche se si è laureata in geologia, Irna non ha alcun incarico accademico o un’esperienza di ricerca oppure ancora una preparazione in archeologia, in realtà lei è solo un insegnante di geografia in una scuola di Lione (Francia). La sua conoscenza delle piramidi bosniache è stata ottenuta esclusivamente da Internet, qualcosa che è riconosciuto anche dall’editore dell'unico rapporto giornalistico che Irna ha pubblicato sulla rivista francese "Balkanologie". Inoltre al punto n.4 del "Texte intégrale" di questo articolo in lingua francese, dove viene fornita questa informazione, con il termine "agrégée de Géographie" si intende proprio un insegnante di geografia di scuola secondaria.

Irna sostiene che la ragione del suo anonimato è perché ha ricevuto minacce, ma questo anonimato copre invece totalmente le sue manchevolezze culturali. Comunque la sua conoscenza della lingua e degli avvenimenti in Bosnia è dovuta al fatto che Irna è di origine bosniaca, pur vivendo in Francia.

La ragione per tutti gli attacchi di Irna contro il nostro gruppo di ricerca (SBRG) non appare chiaro, tuttavia più di recente si è osservato che il sito promuove la vendita del suo e-book per 10,45 € nel quale Irna sostiene che le piramidi bosniache sono solo un affare di pseudo-archeologia.

Il gruppo SBRG ha svolto attività di ricerca in Bosnia-Erzegovina tra il 2010 ed il 2013 con 18 missioni. Abbiamo pubblicato due lavori scientifici in inglese sulla letteratura internazionale (qui e qui), oltre che a 28 altri articoli come notizia sul nostro sito web nelle pagine in lingua inglese e altri 13 articoli scientifici sul capitolo omonimo per descrivere i nostri studi in Bosnia.

Chiaramente il nostro interesse accademico e professionale per le proprietà archeoacustiche di questo sito archeologico in Bosnia non è stato proprio gradito da Irna.

Abbiamo effettuato anche altre ricerche in altri paesi europei, in particolare in Inghilterra, Italia, Croazia, Malta, Serbia e Macedonia, ma Irna non ha alcun interesse per la nostra ricerca in quei luoghi, ma solo alla nostra attività sul suolo bosniaco.

Poiché Irna non può confutare i nostri titoli accademici, ha iniziato a discutere circa la validità dei metodi dell’archeoacustica in archeologia, ma dopo otto nostre pubblicazioni scientifiche su questo argomento sulla letteratura internazionale dal 2012 non è più in grado di sostenere le sue affermazioni. Dobbiamo infatti ricordare che lei non è un’archeologa.

Così Irna ha cominciato a cercare di screditare chi ha accettato i nostri lavori scientifici ed in particolare l'editore Thomson Ltd di Žilina (Repubblica Slovacca), che organizza conferenze scientifiche su Internet e che ha accettato 4 dei nostri 8 lavori scientifici a partire dal 2012 che avevano come argomento l’archeoacustica (abbiamo pubblicato articoli scientifici anche su altri argomenti).

Queste conferenze hanno tre importanti peculiarità: in primo luogo l'editore, dopo un  meccanismo di selezione peer-review dei lavori presentati, fornisce l’opportunità all'autore di rendere la sua pubblicazione facilmente reperibile su Internet mediante una semplice ricerca del suo nome senza dover spendere molto denaro come in una conferenza tradizionale; in secondo luogo viene aumentato il numero di citazioni dell’autore su Google Scholar, che è un indice delle sue capacità produttive per tutte le università del mondo; in terzo luogo l'editore tramite queste conferenze virtuali riesce a mettere in contatto i ricercatori di campi diversi per un approccio multidisciplinare alla scienza, dando la possibilità ai partecipanti di conoscere lo stato di avanzamento di altri campi di ricerca contigui al loro.

Il successo di questo formato è ben dimostrato dalla partecipazione di un gran numero di autori ogni anno e di seconde o di terze edizioni raggiunte da queste conferenze virtuali fino a questo momento. L'ultimo articolo prodotto da Irna attacca questo tipo di conferenze e, al tempo stesso, rivela la sua scarsa conoscenza scientifica e la sua totale assenza di comprensione di come funziona il mondo accademico.

A questo punto il lettore può porsi la domanda: ma qual è la reale motivazione di Irna per cercare di screditare tutta la nostra ricerca condotta in Bosnia?

SBRG - 11 giugno 2014

 

Aggiornamento 28 Luglio 2014 – Recentemente il blog di Irna, nel tentativo di aver maggiore visibilità, ha ripubblicato alcuni link di un sito anonimo italiano con un certo numero di articoli pieni di falsità, sciocchezze ed equivoci riguardanti il nostro gruppo di ricerca e alcuni suoi membri.

Come avevamo già avuto modo di scrivere alcuni mesi fa, il lettore dovrebbe venire a conoscenza che l’anonimo autore di questi articoli, firmati con lo pseudonimo di Simplicio, era un semplice giovane studente della Laurea Specialistica in Ingegneria Aereonautica del Politecnico di Milano le cui iniziali sono M.M.

Tale studente al momento attuale non risulta aver mai ricevuto alcuna preparazione in campo archeologico, archeoacustico, acustico od audiologico. Non ha mai partecipato ad alcuno scavo archeologico. Non ha mai pubblicato nessun lavoro scientifico o poster. Non ha mai svolto alcuna ricerca istituzionale e non è mai stato neppure in Bosnia-Erzegovina, anche se ne ha scritto estesamente.

Si lascia pertanto ai lettori il giudizio sul valore scientifico o anche solo documentaristico degli articoli prodotti da tale blogger (tradotti in francese ed in inglese dalla stessa Irna e da un suo collaboratore, Abacus/Romulus) e quale possa essere il livello della loro pretesa autorevolezza, tanto reclamata dallo stesso anonimo autore.

Ancora una volta appare evidente che il tentativo di assumere maggior autorevolezza da parte del blog di Irna utilizzando queste ridicole referenze si qualifica definitivamente come un comportamento tanto non-professionale e non-scientifico quanto illogico. 

 

 


 

Missione di archeoacustica in Macedonia per il gruppo SBRG

TAG: archeoacustica, archeo-acustica, archeologia, onde elettromagnetiche, ultrasuoni, infrasuoni, Macedonia, geoglifo, Sveti Nikole, Kanda, SBRG, SB Research Group

Nel marzo 2014 alcuni membri del gruppo SBRG (S.Mizdrak e H.Savolainen) hanno partecipato ad una missione di archeoacustica in Macedonia per l'analisi di un geoglifo nella regione di Sveti Nikole. Questa ricerca è stata organizzata dallo storico croato Domagoj Nikolić e sostenuto dalle autorità macedoni.

 

 

 Fig. 1 – Il gruppo dei ricercatori al lavoro

 

Il geoglifo è visibile solo da cielo ed è posto su una piccola collina (vedi l’immagine qui sotto).

 

 Fig. 2 – Il geoglifo sulla cima di una piccola collina

 

Questa collina sembra essere di origine artificiale esattamente come un tumulo funerario costruito integralmente, infatti la composizione del suo terreno è totalmente diversa da quella dei campi circostanti.
Questo antico tumulo sembra possedere alcune peculiarità archeoacustiche e fisiche molto particolari. Grazie al supporto dei nostri membri e della loro attrezzatura, in particolare grazie ai nuovi sensori 3D costruiti nel laboratorio della Demiurg in Croazia che trasformano i segnali radio in un segnale audio, queste proprietà sono stati analizzate molto approfonditamente.

 

 Fig. 3 – I nuovi sensori 3D di Demiurg

 

 

 

 Fig. 4 – Le attrezzature utilizzate per lo studio in Macedonia

 

 Fig. 5 – Il grafico dello spettro della fonte elettromagnetica a 41.6KHz registrato in cima al tumulo (clicca per ingrandire)

 

Nel grafico dello spettro elettromagnetico rilevabile sulla cima del tumulo posto in figura 5 è possibile notare la differenza tra i dati forniti dal sensore 3D della Demiurg misurati sulla sommità del geoglifo e quelli rilevabili in una posizione posta a 300 metri di distanza, ossia la quantità di radiazioni elettromagnetiche naturali di base presenti nella zona. Nelle immagini poste in cima è possibile osservare lo spettro elettromagnetico nelle tre dimensioni misurate in cima alla collina rispetto a quelle misurate a 300 m di distanza che sono poste nel centro nella figura. Sono presenti nella ultima riga della figura 5 anche l’aspetto base delle vibrazioni infrasoniche presenti nella zona sui due canali stereo. Non sono presenti in questa figura però i dati del GPS.

 

 Fig. 6 - Il segnale a 41.6Khz (clicca per ingrandire)

 

Questa missione è stata seguita con attenzione dai media macedoni in tutti gli aspetti dello studio. Tutti i dati registrati sul tumulo sono stati consegnati al Museo di Sveti Nikole per un'analisi più approfondita e per la pubblicazione degli stessi.

 

 Fig. 7 – Un'intervista effettuata dai media macedoni ai protagonisti della ricerca

 

L’analisi degli ultrasuoni, i dati della triangolazione e l’analisi binaria sono tuttora allo studio.

Comunque alcuni i risultati preliminari sono stati presentati alla fine di questa missione in una lezione magistrale presso la Facoltà di Ingegneria Eettroniche e Tecnologie Informatiche di Skopje dai ricercatori del gruppo che hanno eseguito lo studio dei dati.

SBRG - 19 maggio 2014

 

Si può ascoltare il segnale radio ritrovato sulla cima del tumulo e trasformato in segnale acustico dai sensori 3D della Demiurg qui.

 

 


 

 

Utilizzo della tecnologia TRV (Telecamera a Risonanza Variabile) in archeoacustica

TAG: archeo-acustica, archeoacustica, ipogeo, Cividale del Friuli, risonanza, ultrasuoni, tamburo sciamanico, tecnologia TRV, SBRG, SB Research Group

Recentemente si è aperta una nuova collaborazione del gruppo di ricerca SBRG con i ricercatori Daniele Gullà e Florentina Richeldi per un approfondimento delle precedenti ricerche svolte in archeoacustica mediante tecnologia TRV (Telecamera a Risonanza Variabile).

Si è pertanto applicato per la prima volta questa tecnologia nell’Ipogeo di Cividale del Friuli per la valutazione dell’effetto di risonanza presente in questa struttura sotterranea in alcune camere localizzate su due diversi livelli.

L’effetto di risonanza presente nell’ipogeo di Cividale del Friuli è stato accertato in diverse sedute durante le ricerche iniziate all’inizio del 2013 e pubblicato nella letteratura scientifica internazionale in due occasioni (qui  e qui). I risultati ottenuti sembrano confermare l’origine rituale della conformazione dell’ipogeo e non solo la destinazione d’uso dello stesso come deposito di urne funerarie, tesi formulata e ripetutamente sostenuta da alcuni storici attuali. La nostra tesi è che, invece, tale struttura ipogea abbia avuto qualche genere di connessione con i culti della Dea Madre, vista la forte influenza sulla popolazione locale, riconosciuta dagli storici, di riti provenienti dalla popolazione balcanica sin dal Neolitico. Ciò potrebbe retrodatare la costruzione di questo antico tempio.

Volendo perfezionare gli studi effettuati, abbiamo deciso di approfondire la ricerca andando a monitorare lo stato di coscienza delle persone durante il rituale di canto o l’uso di un mantra sintonizzato alla frequenza di risonanza delle stanze.

Per questo motivo è in previsione i prossimi mesi questo tipo di monitoraggio mediante un EEG (elettroencefalografo) portatile in collaborazione con il servizio di Neurofisiologia del Policlinico di Trieste come estensione della ricerca in questo campo già pubblicata nella letteratura internazionale (qui). Ma prima di procedere all’estensione della precedente ricerca nell’ipogeo mediante EEG, grazie alla collaborazione con i ricercatori Daniele Gullà e Florentina Richeldi che possiedono un ampia esperienza nell’uso della tecnologia TRV, abbiamo voluto sondare anche la possibilità di verificare dall’esterno gli stati alterati di coscienza che possono essere raggiunti per merito del fenomeno di risonanza voluto dai costruttori dell’Ipogeo di Cividale del Friuli e in quanto tempo è possibile raggiungere questo stato. Ciò sarà particolarmente utile per confronto con quanto verrà verificato i prossimi mesi mediante l’apparecchiatura EEG.

Urge a questo punto spiegare cosa si intende per tecnologia TRV (Telecamera a Risonanza Variabile) ed il suo funzionamento per comprendere quale possa essere la sua applicazione in questo ambito e quale è stato l’uso in questo esperimento.

Come premessa bisogna sapere che esiste una diretta correlazione tra stati emozionali e funzionali con dei precisi parametri di riflessione del movimento controllato. Fino a tempi recenti non sono stati trovati parametri quantitativi e informativi efficienti del movimento del corpo umano. Bernstein e Mira y Lopez (miocinetica psicodiagnostica), hanno studiato la micro-mobilità del corpo umano scoprendo che rappresentava un sofisticato problema matematico. Ad esempio è stato dimostrato che l'equilibrio verticale della testa umana è controllato dal sistema vestibolare ed è stata descritto come una funzione riflessa. Ma l’equilibrio della testa umana controllata dal sistema vestibolare può anche essere considerato come un’estensione dell'attività locomotoria (micro-mobilità della testa). L’analisi della micro-mobilità della testa e di altri tipi di reflessi che controllano la motilità del corpo umano è in grado di fornirci parecchie informazioni sullo stato di coscienza del soggetto esaminato. Dal punto di vista fisico, le oscillazioni meccaniche della testa sono un processo vibrazionale, i cui parametri forniscono una correlazione quantitativa tra energia e mobilità dell’oggetto. Informazioni integrali sui parametri di mobilità della testa possono essere ottenuti utilizzando proprio la tecnologia di analisi video TRV (Telecamera a Risonanza Variabile) che fornisce informazioni quantitative sui movimenti periodici di qualsiasi punto dell'oggetto ripreso. 

Nell'immagine primaria fornita sul monitor in pseudocolori, ogni punto rappresenta i parametri di mobilità in frequenza del soggetto esaminato. Come in altre immagini biomediche (ultrasuoni, NMR, IR, X-ray),  la TRV rappresenta un metodo di analisi di immagine che si basa su dati modelli di micro-mobilità e introduce un nuovo termine, riflesso emotivo vestibolare o riflesso di energia vestibolare (VER) che sta ad indicare che il coordinamento del movimento dipende dallo stato emotivo e dallo stato fisiologico e che risente di questi fattori. 

Il sistema è stato utilizzato soprattutto per problemi di sicurezza e antiterrorismo. Le persone in stati anormali (agitate o stressate) presentano una diversa colorazione nell’immagine video che crea attorno a loro una sorta di aura in grado di favorire la loro identificazione in mezzo ad un gruppo di persone, ad esempio nella sala di un aeroporto.

Lo stesso principio è già utilizzato in medicina per la diagnosi precoce di alcune malattie che alterano in maniera impercettibile lo stato generale del paziente. Il sistema vestibolare umano riceve informazioni da quasi tutti i distretti fisiologici dell’organismo, dal sistema cardiocircolatorio alla temperatura corporea. Queste informazioni vengono utilizzate per supportare l’omeostasi fisiologica del corpo umano, e qualsiasi segnale significativo determinato da qualche patologia o da uno stress emotivo disturba l'equilibrio stesso. 

Il programma connesso alla tecnologia TRV consente di analizzare ragionevolmente lo stress o altri livelli di parametri biologici, che sono importanti per regolare il controllo della salute mentale.

L’algoritmo di equazione dello stress comprende diversi filtri, impostazioni e regolazioni configurabili nel sistema software. In particolare sfruttando la percezione del sistema dei micro-movimenti della parte sinistra e destra dell’individui esaminati e la correlazione delle vibrazioni, un alto livello di stress corrispondente a particolari stati di asimmetria delle vibrazioni è chiaramente rilevabile dal sistema e viene segnalato all’operatore da questa tecnologia. 

 

Fig. 1 - Il sistema TRV utilizzato nell'esperimento

 

Sicché l’analizzatore d’immagine del sistema TRV viene usato per monitorare le vibrazioni emesse, in stati normali o modificati di coscienza, dal cosiddetto Campo Energetico Umano (Human Energetic Field – HEF). Sullo schermo del PC in un riquadro viene mostrata l’immagine del soggetto con il suo spettro a falsi colori. Poi è possibile vedere il grafico corrispondente allo stato di partenza. In seguito il software segnala, attraverso la variazione dei colori dell’immagine, un passaggio ad uno stato modificato di coscienza, arrivando certe volte fino alla totale scomparsa dell’immagine stessa o al suo viraggio verso un’unica tonalità di colore. La variazione dall’immagine iniziale multicolore a quella monocolore indica che le vibrazioni sono passate da un ampio spettro di frequenze ad uno spettro ristretto, indicando una situazione di coerenza del soggetto in esame.

Concludendo, si può dire che lo spettro di frequenza rilevato cambia totalmente quando si entra in uno stato modificato di coscienza. Tutti i parametri vengono analizzati e memorizzati istante per istante dal software della telecamera. Alla fine della sperimentazione si può disporre dei “report” relativi allo spettro delle vibrazioni, per dimostrare il grado di profondità dello stato meditativo e le fluttuazioni dell'intensità delle vibrazioni emesse. Nelle immagini si nota una distribuzione orizzontale di righe colorate intorno agli oggetti vibranti (le righe rappresentano le singole frequenze ottenute). Esse rappresentano , orizzontalmente, la distribuzione spettrale delle vibrazioni in una banda compresa tra 0,1 e 10 Hz secondo una scala in pseudo colori (mostrata qui sotto) che va dal viola al rosso.

 

Fig. 2 - Immagini convertite in scala a pseudo colori in relazione alla frequenza in Hz

 

Le vibrazioni generate dal corpo umano normalmente variano in continuazione nei vari punti del corpo stesso sia in ampiezza sia in frequenza, anche in modo rapido. Sullo schermo del PC un ampio riquadro mostra l’immagine della persona e attorno ad essa appaiono righe orizzontali di vari colori e lunghezze che rappresentano il risultato della metodica applicata alle vibrazioni rilevate. La frequenza delle vibrazioni viene visualizzata per mezzo del colore della riga stessa, secondo la scala di colore mostrata nell’immagine successiva. Un altro riquadro, in basso a sinistra sullo schermo del PC, mostra in tre grafici le caratteristiche spettrali.

In conclusione tutta questa metodica è pertanto finalizzata allo studio dello stato funzionale del corpo umano diretto verso il riconoscimento dello stato emotivo. Gli algoritmi di determinazione dello stato emotivo si basano su un apparato di statistica matematica, sui principi di coordinamento del movimento, sulla logica della psicologia comportamentale e su prove comparative.

Ma tornando ai risultati dell’esperimento effettuato il 13 aprile del 2014, va osservato che l’esperimento è stato effettuato nella camera D della mappa dell’ipogeo localizzata al terzo livello di profondità e per comparazione nella sala centrale localizzata al primo livello, marcata con la lettera A nella mappa.

Fig. 3 – Mappa dell’ipogeo di Cividale del Friuli

 

Nella camera D sono stati posizionati due cantanti di sesso maschile e femminile in grado di fornire una copertura di tutta la frequenza della voce, ma solo la voce maschile, come rilevato precedentemente, è stata in grado di sollecitare la struttura. E’ stato utilizzato un mantra cantato con tono monocorde sintonizzato sulla frequenza di risonanza della stanza, già precedentemente accertata nelle ricerche svolte mesi addietro intorno ai 103Hz.

La registrazione audio di controllo è stata eseguita secondo lo Standard SBRG per l’archeoacustica (qui). In questo caso l'attrezzatura utilizzata consisteva in un registratore ad alta gamma dinamica, estesa sia nel campo degli ultrasuoni che degli infrasuoni con una frequenza di campionamento di 192 kHz (Tascam DR-680).
Inoltre sono stati utilizzati dei microfoni a condensatore con alimentazione Phantom con una simile ampia gamma dinamica e una risposta piatta a frequenze diverse (Sennheiser MKH 3020, risposta in frequenza di 10Hz a 50.000 Hz) con cavi schermati (Mogami Gold Edition XLR) e connettori placcati in oro.

I microfoni sono stati piazzati dall’altro lato della stanza rispetto i cantanti e montati su due treppiedi (vedi Figura 5).

Per evitare distorsioni nella registrazione, stante le dimensioni ridotte della camera D, il volume di registrazione è stato regolato ad un valore di -9db.

La telecamera utilizzata in questo sistema TRV possiede un comune CCD retroilluminato. Il sensore è da 3 MegaPixel al quale è stato rimosso il filtro di protezione antialiasing per estendere la visione oltre la luce visibile anche alla banda dell’infrarosso (IR) e dell'ultravioletto (UV).  Dispone di un sistema di diodi led rotanti dall’infrarosso alla luce visibile fino all’ultravioletto con sincronizzazione e rotazione della luce a piacere da 1 Hz a 10 KHz. Vi è un collegamento al PC, ma anche  la possibilità di salvataggio dei video su memoria flash interna. L’ottica è da 25 mm in quarzo-fluorite con banda passante da circa 200nm a 1800nm.

 

Fig. 4 - La telecamera utilizzata nell'esperimento

 

La telecamera dell’apparecchiatura è stata piazzata sempre dallo stesso lato dei microfoni su un cavalletto, mentre il sistema software è stato caricato su un PC portatile posizionato a lato della stanza.

 

 

Fig. 5 – Nell’immagine i soggetti posizionati nei nodi di risonanza (posizione per ottenere il miglior effetto di risonanza) e l’operatore in posizione sul computer

 

Fig. 6 – Il grafico della frequenza registrata durante l’esperimento. È evidente il picco intorno ai 101-103Hz provocato dalla voce che viene rinforzata dal fenomeno di risonanza. Le altre armoniche della voce risultano nettamente di livello inferiore

 

Fig. 7 – La telecamera TRV è stata posizionata su un cavalletto situato dall’altro lato della stanza rispetto ai cantanti. E' ben visibile l'illuminazione led ad IR e UV di fronte ad essa

 

All’inizio dell’esperimento la telecamera TRV posizionata di fronte agli operatori ha segnalato una situazione di base perfettamente normale.

 

 

Fig. 8 – La situazone di base all’inizio dell’esperimento prima che fosse intonato il mantra. In primo piano la voce femminile, sullo sfondo la voce maschile

 

Già dopo pochi secondi dall’inizio dell’esperimento è presente un rumore di fondo dopo l’innesco della risonanza vocale compreso tra i 2Hz e 7 Hz che satura l’ambiente di misura.

 

Fig. 9 – Il rumore di fondo (2-7 Hz) dopo l’innesco del fenomeno di risonanza comincia a saturare l’ambiente della camera D

 

Successivamente la frequenza si è abbassata (0,1Hz e 4Hz) segnalando l’equilibrio e l’omogeneità dell’intero organismo dei soggetti presenti nella camera D. Ciò ha portato ad un progressiva scomparsa della figura presente sul fondo della stanza, mentre la figura più vicina alla videocamera, e quindi più facilmente rilevabile dalla stessa, ha cominciato ad opacizzarsi.

 

 

Fig. 10 – In queste immagini di seguito è evidente la progressiva impossibilità del sistema a distinguere la figura presente sul fondo della stanza dall’ambiente circostante che vibra in maniera sincrona ai soggetti in esame

 

Fig. 11 – L’omogeneità delle vibrazioni tra  0,1 Hz e 4 Hz, presenti in tutto l’ambiente della camera D, dopo qualche minuto di sollecitazione da parte del fenomeno di risonanza, fanno sparire completamente la figura sul fondo. Rimangono solo i segni rossi dei catarifrangenti presenti sul giubbotto dello stesso soggetto che si evidenziano solo per l’effetto rifrangente e il movimento dello stesso

 

In seguito il software ha segnalato il passaggio allo stato modificato di coscienza, dapprima virando ad un‘unica tonalità di colore, che ha investito tutta la camera  che ha cominciato a vibrare alla stessa frequenza dei soggetti in esame, fino alla totale scomparsa dell’immagine stessa. La variazione verso il monocolore sta ad indicare che le vibrazioni sono passate da un ampio spettro di frequenze ad uno spettro più ristretto, indicando una situazione di coerenza di tutti e due i soggetti in esame verso un contemporaneo stato modificato di coscienza, ma anche accompagnato dalla vibrazione della camera che si è sintonizzata sulla stessa frequenza di vibrazione dei soggetti in esame. Il che rappresenta un risultato inaspettato, quanto imprevisto.

Per ottenere questa situazione di modificato stato di coscienza è stato sufficiente la ripetizione del mantra per circa 8 minuti, come documentato anche dalla registrazione audio.

Il test svolto con modalità simili nella stanza posta al primo livello non ha rilevato al contrario nessun passaggio verso stati di coscienza alterati.

In conclusione, la potenza dei riti svolti a suo tempo nelle camere dell’ipogeo di Cividale del Friuli dentro alle quali era presente un fenomeno di risonanza facilmente sollecitabile con una voce maschile (come dimostrato qui) o mediante uno strumento a percussione (rilevato qui), è tuttora anche oggi in grado di modificare gli stati di coscienza di chi ne è sottoposto. I rilievi oggettivi osservati mediante strumentazione RTV rappresentano qualcosa che si distacca dalla soggettività percepita dalle persone prese in esame e variamente riportata dai protagonisti delle ricerche precedentemente svolte. In definitiva la strumentazione utilizzata conferma lo stato “mistico” raggiungibile anche dopo pochi minuti da chi attiva la risonanza all’interno delle camere.

Paolo Debertolis, Daniele Gullà, Florentina Richeldi – 16 aprile 2014

 

Un sincero ringraziamento da parte di tutto il gruppo di ricerca SBRG al proprietario dell'ipogeo, sig. Gaetano Bront, per la sua disponibilità e gentilezza nel cedere anche nelle ore notturne i suoi antichi locali per le nostre sperimentazioni. Un grazie di cuore anche al sig. Federico Morandini che con pazienza ci concede le chiavi dell'ipogeo per le nostre ricerche.

 


 

Analisi archeoacustica del comprensorio di Ggantija nell’isola di Gozo

Tag: archeoacustica, archeoa-acustica, basse frequenze, infrasuoni, Malta, Gozo, Età Bronzo, neolitico, cerchio megalitico, Xaghra, Ggantija, attività cerebrale, SBRG, SB Research Group

Nell’ambito delle ricerche svolte su alcuni templi neolitici maltesi, abbiamo svolto un’interessante ricerca nell’isola di Gozo con ottimi risultati in particolare nel cerchio megalitico di Xaghra.

Se lo straordinario tempio di Ggantija è risultato privo di vibrazioni provenienti dal sottosuolo come invece ritrovato nei templi di Tarxien a Malta, lo stesso non si può dire del cerchio megalitico di Xaghra che è risultato il vero centro nevralgico di energia vibratoria proveniente dal sottosuolo. 

Questa energia, si sottolinea meccanica vibratoria, sembra avere un largo picco con un apice compreso tra i 25hz e i 34Hz ed appare estremamente potente, più o meno paragonabile a quanto riscontrato nei templi di Tarxen nell’isola di Malta, ma con un range leggermente più elevato nella frequenza media e maggiormente oscillante nel breve periodo. La sua origine è da ricercarsi nel movimento di frizione tra le placche tettoniche Euroasiatica ed Africana i cui limiti vengono ad affrontarsi proprio vicino all'arcipelago di Malta.

 


Fig. 1 - La linea di contatto tra la placca tettonica africana e quella euroasiatica passa vicino a Malta

 

Fig. 2 - Velocità di movimento delle stazioni GPS poste lungo la linea di confine tra la placca africana e quella euroasiatica (da Serpelloni E. et al. Geophys. J. Int. 2007;169:1180-1200)

 

Abbiamo trovato qualcosa di ugualmente potente, oltre che a Tarxen, solo nelle nostre ricerche nel tempio di Cybele nel sito archeologico di Felix Romuliana in Serbia. In ogni caso questo largo picco sembra sconfinare senza problemi sia nel campo degli infrasuoni che in banda udibile comodamente fino ai 40Hz. Questo fa sì che la vibrazione sia chiaramente percepibile per un orecchio attento e, per chi è più sensibile, anche dai i sensori vibratori del nostro organismo (meccano-recettori del Meissner).

Ciò spiega perché anche oggi alcuni gruppi di meditazione chiedano di essere accompagnati in questo luogo, che può essere visitato solo con esplicita richiesta alle autorità maltesi competenti, per svolgere con successo questa tecnica di concentrazione mentale a scopo religioso, filosofico o spirituale.

Come rilevato nelle nostre precedenti ricerche in altri siti archeologici sacri, queste vibrazioni vengono percepite dalle persone più sensibili come una non specificata energia proveniente dal sottosuolo, ma che ha un chiaro effetto sull'organismo umano ed in particolare sull'attività cerebrale.

 


 

Fig. 3 - Lo straordinario picco di basse frequenze costantemente presente in tutte le diverse registrazioni eseguite nel cerchio megalitico di Xaghra

 

Il cerchio megalitico, che si trova a poche centinaia di metri dal più noto Tempio di Ggantija, fu scoperto la prima volta all’inizio dell’800, riscoperto poi negli anni ’60 e successivamente indagato congiuntamente in una collaborazione tra l’Università di Malta e l’Università di Cambridge a cavallo tra il 1987 e 1994. Di seguito lo scavo fu poi di nuovo ricoperto per preservare le sue caratteristiche mancando i fondi per aprirlo costantemente al pubblico.

Si ritiene che il primo insediamento risalga ad un periodo compreso tra 4.100 e 3.800 a.C. Successivamente, come per i templi di Tarxien a Malta, fu adattato a luogo di sepoltura dalla stessa comunità che praticava i suoi riti nel vicino tempio di Ggantija intorno al periodo 3000-2400 a.C.

Probabilmente questa struttura ipogea, ora in parte crollata, non aveva questa destinazione anche se in essa sono state trovate numerose parti di scheletri che sembrano essere state spostate in questo luogo e non originariamente tumulate in quanto incomplete e separate, quasi questa struttura fosse stato adattata successivamente a mausoleo per gli antenati.

Originariamente possedeva un enorme ingresso in pietra che dava accesso a dei gradini che portavano alle grotte sottostanti dove si trovavano gli altari. Tutta la zona superficiale era circondata da pietre megalitiche disposte a cerchio, come per delimitare la zona sacra sottostante. Nella zona ipogea vi era al centro una sala delimitata da altari e tutto attorno delle grotte, ora in parte crollate, suddivise al loro interno da ampie lastre di pietra.

 


Fig. 4 - Ricostruzione grafica del cerchio megalitico di Xaghra. Cerchiati in rosso le due posizioni dentro alle quali sono stati inseriti i microfoni

 

Le nostre misurazioni di archeoacustica si sono attuate in due principali posizioni: un profondo pozzo posto a lato del camminamento che conduce alla scala in pietra che porta alla sala centrale dell'ipogeo e in una grotta crollata che si affaccia nella sala principale dell'ipogeo (rispettivamente le posizioni A e B dell'immagine sovrastante). I microfoni ultrasensibili (Sennheiser MKH 3020) sono stati calati dalla superficie profondamente senza scendere nei pozzi in quanto ciò è esplicitamente vietato dalle autorità. In questo modo i cavi schermati accoppiati e sufficientemente lunghi sono stati lasciati sospesi in modo che i microfoni non toccassero il suolo. Ciò allo scopo di evitare fenomeni di attrito con il terreno da parte dei microfoni che avrebbero generato rumori spuri in grado di inficiare le registrazioni. Questa posizione dei microfoni è apparsa sufficientemente profonda e al riparo dal vento. Inoltre durante la registrazione si è valutato attentamente con l’ascolto in cuffia che i suoni provenienti dai microfoni fossero genuini e non frutto di attività umana o dal movimento del vento. Si sono ripetute diverse registrazioni in momento successivi con una lunga pausa tra i diversi file.

 


 

Fig. 5 - Le manovre per collocare i microfoni nel pozzo presente a lato del camminamento che porta all'ipogeo (posizione A della figura 4)

 

In entrambe le collocazioni A e B, circa ad una ventina di metri l’una dall’altra, dove sono stati posizionati i microfoni, si è rilevata la stessa bassa frequenza vibratoria come quella di un motore in movimento rotatorio. Il suono è senz’altro attribuibile a movimenti tettonici sottostanti e apparentemente non a corsi d’acqua sotterranei, vista la scarsità di questo elemento naturale nell’Arcipelago di Malta. In prossimità del cerchio megalitico sembra non esserci alcuna fabbrica o attività umana in grado di generare un rumore del genere.

 


Fig. 6 - Una delle grotte che si affacciavano sulla sala principale dellipogeo

 

 Fig. 7 - Il sito archeologico è protetto da un recinto e chiuso da un cancello. La visita è possibile solo a richiesta all'istituzione governativa Heritage Malta e solo se accompagnati. E' proibito scendere nella zona dell'ipogeo

 

In base alle ricerche eseguite dal nostro gruppo di ricerca in tutta Europa, possiamo supporre che, quando all’interno del cerchio megalitico era presente un ipogeo, in questa struttura la vibrazione poteva essere colta molto meglio, come alla stregua del ritrovarsi all’interno di una cassa armonica.

Questo tipo di vibrazione aveva un sicuro effetto sull’emozionalità di chi sostava in preghiera o in meditazione nell’ipogeo facendo il vero spazio sacro direttamente collegato al più famoso Tempio di Ggantija.

 


 Fig. 8 - In fase di ascolto prima delle registrazioni è importante valutare con un battito di mani se i microfoni possono essere influenzati dai rumori provenienti dall'ambiente circostante. In questo caso si è verificato che i microfoni erano stati calati così profondamente da essere scarsamente interessati dai rumori d'ambiente

 

 Fig. 9 - Anche nella posizione B della figura 4 i suoni rilevati erano del tutto sovrapponibili a quelli rilevati nel pozzo a lato del camminamento di ingresso (posizione A)

 

Abbiamo svolto un’attenta ricerca delle sonorità provenienti dal sottosuolo anche nel tempio di Ggantija, ma a parte l’inquinamento acustico presente per la strada di accesso al sito non molto lontana (comunque su frequenze più alte che quelle ritrovate nel cerchio megalitico) non si è ritrovato nulla di paragonabile sullo spettro sonoro di quanto ritrovato nel cerchio megalitico.

 


Fig. 10 - Il sito di Ggantija come è visibile nella sua interezza. Sopra: visione del tempio dalla collina di fronte. Sotto: l'aspetto del tempio visto dal retro

 

La ricerca volta anche ad accertare se vi fosse qualche fenomeno di risonanza presente all’interno delle absidi mediante strumenti musicali è stata ugualmente frustrante in quanto la presenza di gabbie metalliche atte a puntellare le enormi pietre presenti nel sito hanno agito da fenomeno di disturbo nella riflessione delle onde sonore, per cui non ci si può pronunciare definitivamente su questo aspetto.

 


 

 Fig. 11 - La presenza di numerosi tubi innocenti di contenimento ha comunque frustrato qualsiasi tentativo di verificare la presenza del fenomeno di risonanza sollecitato da strumenti musicali come tamburi o campane a percussione utilizzate nelle verifiche

 

Ugualmente le zone prive di puntelli hanno subito tali rimaneggiamenti nei millenni, tali da alterare la loro forma originale con tetto a cupola, da rendere praticamente impossibile una valutazione sonora adeguata nel campo della risonanza eventualmente voluta dai loro edificatori.

 


 Fig. 12 - Anche nelle zone più sacre del tempio i rimaneggiamenti o il deterioramento delle strutture hanno fatto sì che non fosse rilevato nulla

 

Fig. 13 - Grafico tipo delle registrazioni effettuale nel Tempio di Ggantija: non sembra rilevarsi nulla di eccezionale al contrario di quanto rilevato nel cerchio megalitico di Xaghra. I picchi rilevabili a metà della curva sono semplici rumori ambientali

 

È da notare però che alcuni megaliti presentano gli stessi buchi nel loro contesto che nei Templi di Tarxien. Ciò potrebbe indicare che a suo tempo potrebbero aver agito come diffusori, similmente alle canne di una cornamusa, per espandere le vibrazioni provenienti dal sottosuolo. Ora però tale vibrazioni, a differenza che nel cerchio megalitico di Xaghra, non sono più presenti.

 


Fig. 14 - I fori presenti nei megaliti a Ggantija sembrano del tutto simili a quelli presenti nei Templi di Terxien

 

Abbiamo comunque voluto ritrovare una linea di rumore di base presente in quella zona che potesse fungere da riferimento per quanto registrato nei templi sopra citati. A questo scopo abbiamo scelto la collina presente dirimpetto al Tempio di Ggantija, dove sono ancora presenti degli insediamenti preistorici. In particolare abbiamo calato i microfoni attraverso l’imbocco di una cisterna preistorica ormai asciutta, posta sulla cima della collina e scavata nella roccia.

Il tracciato ottenuto nelle registrazioni è apparso privo di qualsiasi picco determinato da rumori provenienti dal sottosuolo a conferma dell’eccezionalità di quanto ritrovato nel cerchio megalitico di Xaghra.

 

 Fig. 15 - La collina posta di fronte al tempio di Ggantija sede di un antico insediamento preistorico non ancora indagato

 

Fig. 16 - La cisterna ormai asciutta scavata nella roccia dove abbiamo calato i nostri microfoni

 

Fig. 17 - Sopra: l'aspetto grafico delle registrazioni eseguite nella cisterna: non vi è assolutamente nulla di significativo. Sotto: l'aspetto della curva sonora se misurata all'interno del cerchio megalitico di Xaghra. E' veramente evidente in questa registrazione quanto all'interno del cerchio megalitico sia presente una potente vibrazione  con un apice a 28Hz

 

La domanda che può essere posta è come l’antica civiltà megalitica abbia fatto ad accorgersi delle vibrazioni presenti in quella zona e all’interno delle caverne presenti del cerchio megalitico di Xaghra. La risposta è abbastanza semplice, visto l’alto livello sonoro presente di quelle frequenze comprese nello spettro uditivo umano e che molto semplicemente avrebbero potute essere ascoltate meglio appoggiando l’orecchio al suolo per trasmissione della vibrazione per via ossea.

È probabile che queste vibrazioni, molto vicine al ritmo della frequenza delle onde cerebrali, abbiano creato un senso di esaltazione e misticismo in chi trovandosi all’interno di questo ipogeo, che quando integro deve aver agito come una cassa armonica, abbia praticato la preghiera o la meditazione, e si sia sentito come avvolto nei rumori del ventre della Grande Madre e in contatto con le profondità del pianeta.

 


Fig. 18 - Ricostruzione grafica del cerchio megalitico di Xaghra presente all'interno del museo di Ggantija (Heritage Malta)

 

Fig. 19 - Alcuni degli oggetti votivi ritrovati durante gli scavi nel cerchio megalitico di Xaghra (Heritage Malta)

 

I nostri più sentiti ringraziamenti vanno all'istituzione maltese Heritage Malta per averci concesso l'accesso alle zone chiuse al pubblico del comprensorio di Ggantija per le nostre ricerche ed in particolare la nostra gratitudine va alla dr.ssa Daphne Caruna, curatrice del sito archeologico, che ci ha assistito ed aiutato durante le nostre rilevazioni

Paolo Debertolis – 25 marzo 2014

 

 


 

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