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Continuano le ricerche del SBRG sul geoglifo a Kanda in Macedonia

TAG: archeoacustica, archeo-acustica, archeologia, onde elettromagnetiche, ultrasuoni, infrasuoni, Macedonia, geoglifo, Sveti Nikole, Kanda, SBRG, SB Research Group

Dopo la missione svolta a marzo 2014 (qui) in diversi luoghi sacri nel comprensorio di Sveti Nikole in Macedonia, e in base ai risultati preliminari accertati in laboratorio ancora nella scorsa primavera, il luogo di maggior interesse dal punto di vista dell’archeoacustica è risultato essere la collina di Kanda. Si ricorda che sulla collina di Kanda vi è inciso un profondo geoglifo, visibile solo da un aeromobile e non ad altezza d’uomo e neppure da nessuna delle montagne circostanti. Di conseguenza i risultati ottenuti a marzo hanno richiesto una seconda missione di approfondimento da parte del SBRG che si è svolta nel luglio 2014.

Per questa missione e per la precedente siamo profondamente grati al sindaco di Sveti Nikole, Zoran Tasev, che ci ha fornito tutto il supporto possibile per questa operazione con generosità e decisamente con lungimiranza vista l’importanza storica del sito che sta per essere riconosciuta.

 


Fig. 1 – Il geoglifo di Kanda come da noi fotografato durante i nostri rilievi aerei. Le due foto più in basso sono riprese con uno speciale programma per l'aumento del contrasto sulla macchina fotografica digitale

 

Tale geoglifo circondato da un ovale la cui asse maggiore è perfettamente orientato secondo la direttrice Nord-Sud ha una sorta  di “W” rovesciata incisa al suo interno. Questa lettera sembra imitare, piuttosto che un carattere alfabetico, la disposizione  della costellazione celeste di Cassiopea. Si tratta di un disegno facilmente riconoscibile e che fu anche spesso usato come simbolo della Grande Madre.

Nella mitologia Cassiopea è conosciuta come la Regina del Cielo, la Grande Madre e la madre di Andromeda che è la moglie di Perseo. Cassiopea era la mitica regina d’Etiopia che sfidò Poseidone per la sua bellezza, ma è la tradizione mitica occidentale che ha dato questo nome a questa costellazione che, ad esempio,  per gli astronomi arabi possiede un nome completamente diverso.

 


Fig. 2 – La costellazione di Cassiopea nella sua disposizione in rapporto alla Stella Polare



Per quanto riguarda l’allineamento del geoglifo con la costellazione di Cassiopea, gruppo di stelle molto vicine al Polo Nord Celeste e che si trovano opposte alla costellazione del Grande Carro, questa è sempre visibile nel nostro emisfero, tanto che è tuttora usata per la misura del Tempo Siderale. E così facevano anche gli antichi.

 


Fig. 3 – Variazione stagionale nella posizione di Cassiopea al tramonto


Non dimentichiamo che il cielo ruota intorno al Polo Nord Siderale e Cassiopea appare sulla cuspide del glifo al mattino alle 4:32  tra il 20 ed il 22 luglio con l’ovale orientato esattamente tirando una retta di direzione secondo il suo asse maggiore. Secondo alcuni questa data corrisponderebbe al compleanno di Alessandro Magno ed alla sua ora di nascita nel mattino.

Tuttavia, secondo altri, il geoglifo non c’entra nulla con Alessandro Magno, ma è posto sopra una tomba più antica sopra alla quale è incisa l’immagine speculare di Cassiopea con una retta indicate una delle stelle della costellazione che corrisponderebbe alla stella di provenienza di chi vi è sepolto sotto, o comunque la stella dalla quale chi vi è sepolto sotto presumeva di provenire.

L'idea della immagine speculare di Cassiopea non è proprio esattamente corretta e va spiegata meglio. Poiché si presume chi si trova sepolto sotto la superficie doveva ascendere alle stelle di provenienza, l'immagine è stata riportata come per qualcuno che dovesse guardare il geoglifo da sotto terra in direzione del cielo.

In tal caso il disegno del geoglifo è perfettamente sovrapponibile all'immagine stellare.

Tuttavia, secondo altri ancora il simbolo all’interno dell’ovale è solo una antica runa.  Per quanto riguarda l'interpretazione linguistica del glifo, va ricordato che in passato questo simbolo in Lineare B era anche associato al ciclo delle reincarnazioni ed all'eternità dell'anima.

 

Fig. 4 - Il misterioso simbolo in Lineare B associato all'eternità ed al ciclo delle reincarnazioni

 

Secondo il ricercatore Domagoj Nikolić (Rochester Institute of Technology di Dubrovnik, Croazia) ed in accordo con il prof. Aristotele Tentov (Università "St. Kiril i Metodij" di Skopje, Macedonia), nella mitologia macedone il simbolo del geoglifo rappresenta il dio Se. Se era il figlio primogenito della Grande Madre e il Dio supremo degli antichi macedoni che ha creato l'intero universo. Così, il Sommo Creatore e la Grande Madre hanno creato anche la Macedonia per poi incarnarsi nei personaggi del re e della regina di Macedonia. Questa teologia è completamente in linea con le scuole dei misteri dionisiaci a cui apparteneva Olimpia, la madre di Alessandro Magno, che è menzionata da Plutarco nel suo testo 'La vita di Alessandro'.

Comunque nessuna tra le ipotesi, sembra per ora prevalere, per cui al momento attuale possono essere ritenute tutte valide e compatibili tra loro.

Vanno lette con attenzione a questo scopo la spiegazioni dell'astroteologo e filosofo del gruppo SBRG, Domagoj Nikolić, e pubblicate come studio scientifico sugli atti di un congresso in Slovakia a dicembre 2014, che riassume i risultati preliminari delle nostre due missioni a Kanda nel 2014 (testo in inglese - qui).

La missione di luglio 2014 è durata una settimana, durante la quale per quattro giorni l’attrezzatura è stata collocata all’interno del perimetro del geoglifo alternando il personale che doveva controllarla e tenerla d’occhio giorno e notte.

L’attrezzatura principale si trovava sotto ad un gazebo posto in cima alla collina e per misurare il segnale elettromagnetico abbiamo utilizzato un’interfaccia audio digitale MOTU a otto tracce alimentata da una batteria che veniva ricaricata ogni tanto con un generatore a motore diesel.

 


Fig. 5 – Il nostro tecnico del suono, il filandese Heikki Savolainen, al lavoro al computer sull’interfaccia MOTU durante le registrazioni. Dietro di lui il ricercatore dalmato Domagoj Nikolić

 

 Fig. 6 - L'interfaccia Motu con i numerosi cavi dei sensori collegati e i diffusori acustici Genelec, usate come casse monitor

 

Ad essa  sono stati collegati otto tipi di sensori diversi, microfoni ed idrofoni, tra i quali anche il sensore 3D usato in precedenza nelle nostre ricerche ed in grado di discriminare la provenienza del segnale per essere sicuri che non fosse stato raccolto da qualche stazione militare. Le registrazioni sono state convertite dal software PRAAT in file binari e salvati su disco rigido per ulteriori analisi. I file audio derivanti da segnali elettromagnetici sono stati esaminati in studio a Helsinki da parte del tecnico del suono Heikki Savolainen. Questi dati sono stati anche forniti per uno studio autonomo all’Università “St. Kiril i Metodij” di Skopje nella persona del prof. Aristotel Tentov che ha partecipato anche lui alla missione di ricerca in qualità di osservatore.

L’aspetto del geoglifo non è assolutamente osservabile da terra, come risulta anche dall’immagine sottostante. Neppure con le ombre della sera è molto ben visibile, anche se si può intuire qualcosa.

 

 

 Fig. 7 - Il geoglifo come è visibile all'altezza del suolo con le ombre della sera. La sua presenza può essere solo intuita

 

 Fig. 8 - Ovviamente dal basso della collina non vi è modo di capire la presenza di un geoglifo sulla sua cima

 

Fig. 9 - Il laser verde puntato nel cielo serve a verificare l'allineamento del geoglifo con la costellazione di Cassiopea durante la notte

 

Il gruppo dei ricercatori che hanno eseguito l’esperimento era composto da otto persone, tre macedoni e cinque membri del SBRG di diversi paesi. Tra questi ultimi, l'attuale astroteologo e filosofo del gruppo SBRG, il dalmato Domagoj Nikolić, che ha sostituito la precedente storica e architetto che ha abbandonato il gruppo più di un anno fa e il nuovo ricercatore per le onde elettromagnetiche, il serbo Goran Marianović, ingegnere elettronico, che ha sostituito Slobodan Mizdrak che aveva guidato la precedente missione a Kanda nel marzo 2014, ma ora non più appartenente al gruppo di ricerca. Erano anche presenti per il gruppo SBRG, il coordinatore del gruppo scientifico e medico italiano, Paolo Debertolis, il tecnico del suono finlandese, Heikki Savolainen, e l'assistente scientifica britannica, Nina Earl.

 

Fig. 10 - Il gruppo dei ricercatori del SBRG al completo. Al centro, terzo da destra il sindaco di Sveti Nikole, Zoran Tasev

 

Qui sotto è visibile il segnale emesso dalla collina all’oscilloscopio come era visibile a luglio 2014, e come misurato dall’ing. Marianović. Questo segnale ha confermato la sua esistenza anche in questa nuova missione a Kanda.

 

 

Fig. 11 - In alto: il segnale elettromagnetico proveniente dal sottosuolo della collina di Kanda come rivelato sull'oscilloscopio dall'ing. Marianović. In basso: il numero delle rilevazioni effettuate alla ricerca delle eventuali differenze nel segnale elettromagnetico

 

 Fig. 12 - L'ing. Goran Marianović (sulla sinistra) durante le rilevazioni assieme al ricercatore Domagoj Nikolić (sulla destra)

 

Esiste, oltre al segnale elettromagnetico, anche una vibrazione meccanica a bassa frequenza che è possibile registrare solo sulla collina e nel suo stretto circondario. Le apparecchiature utilizzate per verificare questo suono sono le stesse utilizzate tante volte dal nostro gruppo nelle precedenti ricerche e quindi si può affermare con sicurezza che sono ampiamente collaudate. Di seguito vi è il link per ascoltare questo suono/rumore che comprende un gran numero di infrasuoni e che per renderlo udibile è stato trasposto via software con il computer. Si consiglia di ascoltarlo solo se dotati di cuffie stereo ad alta fedeltà con grande quantità di bassi.

 


Fig. 13 - Lo svariato numero di rilevazioni di archeoacustica effettuate all'interno ed all'esterno del perimetro del geoglifo. Nella foto in basso il prof. Paolo Debertolis

 

L'ipotesi è che sia generato dal movimento delle acque sotterranee che abbiamo trovato in gran quantità. L’effetto su chi sta in cima alla collina è notevole, ma non sempre univoco. C’è chi si sente come carico di energia ed altri che si sentono male o diventano più nervosi. La risposta soggettiva a questi suoni a bassa frequenza/infrasuoni è pertanto molto variabile, come già appurato nelle nostre precedenti missioni e nei laboratori di neurofisiologia presso l'Università di Trieste nello studio ancora in corso su soggetti volontari (qui).

Si è anche impiegato molto tempo con il registratore digitale nei dintorni della collina del geoglifo per ricercare la direzione da dove proviene il flusso d’acqua che lo alimenta.

Sono stati eseguiti varie registrazioni per un totale di 17 posizioni analizzate.

Sembra che in tutta la zona circostante ci siano delle risorgive sfruttate a suo tempo anche nel sito archeologico di Bylazora che si trova a poca distanza. Questo ultimo era un sito che risale all’insediamento del regno di Peonia nel VII° secolo a.C., un popolo che nel III° secolo è stato assorbito dai macedoni.

Pertanto, in base ai suoi fenomeni fisici, il sito del geoglifo si può considerare come facente parte della serie dei “siti sacri” balcanici, come la collina di Visoćica (piramidi bosniache) (qui) o la collina di Magura in Serbia (qui), da noi in precedenza esaminate negli anni scorsi.

 


 

Fig. 14 - Ancora alcune immagini del geoglifo posto sulla collina di Kanda. Anche in questo caso per le riprese aeree si š utilizzato un programma per l'aumento del contrasto

 

Come si diceva poco sopra, a poca distanza dalla collina di Kanda vi è il sito di Bylazora per il quale abbiamo eseguito delle foto aeree in alta risoluzione, che abbiamo fornito anche al Museo Archeologico di Sveti Nikole che non aveva ancora mai fatto un’analisi di questo genere, pur curandosi degli scavi in questa sede. Il sito sembra sia stato distrutto quando gli antichi Romani hanno invaso i Balcani. I segni che la cittadella sia stata distrutta da un incendio sono più che evidenti, come le ossa delle vittime ritrovate assieme a numerose lance e frecce. Le colonne sono crollate assieme al tetto i cui coppi sono sparsi un po’ dappertutto.

 


Fig. 15 - Il sito di Bylazora nelle riprese aeree del SBRG. La foto più in basso è stata ripresa con il programma di aumento del contrasto, utilissimo in archeologia, presente sulla fotocamera Olympus E-5

 

 Fig. 16 - Il sito di Bylazora come visibile dal suolo. I segni di distruzione sono sparsi ovunque. Nella foto in basso è presente sulla sinistra il ricercatore macedone Nikola Ristevski, a destra il prof. Debertolis

 

Anche in questo caso il sito è stato ripreso con uno speciale programma che aumenta il contrasto della macchina digitale (di proprietà Olympus) e che va benissimo proprio per i rilievi archeologici.

Visto dalla collina del geoglifo il sito di Bylazora si trova nell’immagine sottostante dietro la collina scura ricoperta da una foresta , quindi piuttosto vicino a quello del geoglifo. Secondo alcuni sotto il geoglifo potrebbe essere sepolto proprio uno degli antichi re dei Peoni. Ma non si può escludere che il sito sia molto più antico.

 


Fig. 17 - Sullo sfondo la collina che separa la vista tra il geoglifo e Bylazora

 

In ogni caso i rilievi aerei svolti anche sopra il geoglifo sono stati molto approfonditi ed in particolare con l’uso della fotografia aerea all’infrarosso. Essa ha svelato la natura artificiale della collina che va pertanto considerata ormai come un tumulo costruito per una personalità molto importante della storia, viste le sue cospicue dimensioni. Alla fotografia all’infrarosso appare evidente la differente capacità di riflessione di queste radiazioni elettromagnetiche da parte dei diversi terreni. In questo caso la differente tonalità nel colore del terreno tra la collina e lo spazio circostante indica che la collina è stata costruita con terreno di riporto estraneo a fenomeni geologici locali.

 


Fig. 18 - In alto: il Cessna utilizzato per i rilievi fotografici aerei. E' lo stesso modello di quello da noi utilizzato per i rilievi aerei in Bosnia e che si è sempre dimostrato molto versatile. Nella foto in basso il pilota e l'istruttore di volo con cui abbiamo collaborato per l'effettuazione delle riprese aeree

 

Fig. 19 - Immagini all'infrarosso della collina di Kanda. E' evidente la differente colorazione del terreno nella zona non coltivata posta a sud della collina rispetto a quella della collina stessa che ha lo stesso tipo di vegetazione

 

Per quanto riguarda la valutazione delle emissioni di onde elettromagnetiche da sottosuolo della collina, attraverso varie metodiche si è potuto stabilire che esiste un sorta di variazione delle stesse in corrispondenza di una particolare posizione di ascolto sulla collina. Questa variazione è compatibile con la presenza di una cavità presente all’interno della collina, presumibilmente a sole poche decine di metri sotto la superficie, quindi nel contesto artificiale del terreno. Questa ultima scoperta, già pubblicata sulla letteratura internazionale (qui), fa pertanto pensare che la collina di Kanda sia in realtà un tumulo con una camera sottostante o comunque sia stato costruito un tumulo proprio sopra ad una collina naturale aumentandone l’altezza.

Il prossimo passo della ricerca sarà confermare anche con il georadar le scoperte rilevate di recente.

Paolo Debertolis – 21 gennaio 2014

 

Il gruppo di ricerca interdisciplinare SBRG è estremamente grato al sindaco di Sveti Nikole, Zoran Tasev, per il sostegno in questa ricerca fin dall'inizio della stessa con grande coraggio e siamo lieti di poter contribuire alla sua grande visione della storia della Macedonia.
Un grazie di cuore a tutte le persone di Sveti Nikole che hanno lavorato per il successo di questo progetto di ricerca ed in particolare a tutto lo staff tecnico che ci ha supportato in tutti i giorni di permanenza a Kanda.
Un grazie speciale al nostro assistente scientifico e membro del team di ricerca, il ricercatore locale Nikola Ristevski, il cui lavoro negli scorsi anni è stato la nostra maggiore fonte di inspirazione per questo studio.

 

 


 

Ricerche di archeoacustica in Portogallo da parte del SBRG

 Tag: archeoacustica, archeo-acustica, Almendres, Escoural, Portela de Modos, basse frequenze, incisioni rupestri, infrasuoni, SBRG, SB Research Group

Sul finire del settembre 2014 alcuni membri del SBRG si sono recati in Portogallo nella regione di Evora per uno studio archeoacustico di alcuni siti neolitici e paleolitici presenti in quella sede. Il nostro lavoro in quella regione è stato effettuato grazie all’invito dell’archeologo portoghese Fernando Coimbra con il quale il nostro gruppo ha già condiviso le ricerche di archeoacustica a Malta nell’ipogeo di Hal Saflieni all’inizio del 2014.

In effetti non è stato necessario muoversi di molto in questa area vista l’incredibile  concentrazione di dolmen e cerchi megalitici in questa regione. Quasi tutti in condizioni straordinarie e grazie all’accordo con le autorità locali si è indagato sia sui siti meno frequentati che quelli più noti.

Ma durante una settimana di lavoro a tempo pieno, comprese alcune rilevazioni svolte durante la notte, è stato possibile svolgere un’analisi approfondita solo in alcuni siti, che comunque hanno richiesto un notevole impegno, nonostante si sia proceduto al sopralluogo in veramente molteplici località archeologiche preistoriche o protostoriche. Gli altri luoghi di questa area saranno eventualmente esaminati in una successiva missione se l’analisi in laboratorio delle registrazioni daranno risultati notevoli.

È stato visitato solo un unico sito paleolitico, le grotte dell’Escoural, dove grazie alla disponibilità del responsabile d’area abbiamo potuto svolgere delle analisi accurate immersi tra le numerose pitture rupestri, presenti sulle pareti di queste grotte da tempo immemorabile. Questa collaborazione guidata dedicata al nostro gruppo ci ha permesso di immedesimarci con il luogo, che, bisogna riconoscerlo, era decisamente molto suggestivo.

 

Fig. 1 - Le grotte dell’Escoural nel percorso aperto al pubblico

 

Questa grotta è stata abitata sin dal Paleolitico Medio, ossia tra il 100.000 e il 50.000 a.C. ed usata come rifugio da uomini di Neanderthal. Ma è stata anche dipinta da uomini più evoluti nel Paleolitico Medio, ossia tra i 30.000 e il 10.000 a.C. con figure geometriche o che rappresentavano animali.

Di seguito alcune immagini di un’antilope ripresa con la macchina fotografica forense a confronto con le immagini ottenute con una normale macchina digitale, ma dotata di programma residente per aumentare il contrasto del soggetto fotografato.

 

Fig. 2 - Grotte dell'Escoural: una splendida antilope disegnata da un artista vissuto nel Paleolitico Medio vicino all'ingresso della sala principale. Sopra: immagine colta con una macchina fotografica forense sensibile all'infrarosso. Sotto: la stessa figura, ma ripresa con una macchina fotografica digitale con programma residente di aumento del contrasto  

 

Nella grotta sono presenti anche le incisioni prodotte da quelle antiche comunità migliaia di anni fa. È affascinante pensare che mentre loro sono polvere da tempo, i segni della loro esistenza passata sono ancora presenti.

 


Fig. 3 - Incisioni rupestri geometriche presenti su una parete delle grotte dell?escural nelle porzioni più profonde della sala principale. La foto è stata ripresa all'infrarosso

 

Le rilevazioni acustiche in questo luogo hanno però evidenziato l’assenza di fenomeni di risonanza e utilizzando il compressore sonoro per gli ultrasuoni, Pettersson D1000X, si è potuto cogliere solo il chiacchiericcio di qualche pipistrello infastidito dalla nostra presenza, ma con il registratore digitale si sono evidenziati nella banda del non udibile degli infrasuoni molto potenti.

 


Fig. 4 - Le nostre rilevazioni svolte all'interno delle grotte dell'Escoural

 

In particolare vi è una frequenza infrasonica intorno ai 12Hz da attribuirsi al movimento delle acque sotterranee che sembrano dominare molti di questi luoghi preistorici in questa area del Portogallo.

 

Fig. 5 - Il picco di infrasuoni naturali presenti nel silenzio della grotta

 

In effetti grazie alla colonna d’aria  presente all’interno della caverna che agisce come una cassa armonica si può supporre che questa potente frequenza abbia avuto anche un certo effetto sulla gente che vi ha vissuto in passato all’interno. Personalmente dopo alcune ore vissute in questa cavità si può dire che anche alcuni di noi ne hanno, per così dire, subito l’influsso.

La nostra ricerca è stata estesa anche al più noto cromlech di Almendres dove abbiamo verificato la presenza di un effetto di risonanza notevole se ci si pone al centro del cerchio megalitico più ampio tra il megalite 64 and 65 con uno strumento a percussione. Di seguito la mappa del cerchio megalitico.

 

Fig. 6 - Mappa del cromlech di Almendres. Superiormente è visibile il cerchio maggiore, inferiormente il minore che però sembrerebbe essere anche il più antico (si ringrazia l'archeologo portoghese Pedro Alvim per aver fornito la mappa)

 

In questo luogo abbiamo effettuato numerose rilevazioni sonore e fotografiche a diverse ore del giorno e della notte. La suggestione di tale sito archeologico è straordinaria in particolare al luce del tramonto.

 

Fig. 7 - Il cromlech di Almendres al tramonto (foto: Nina Earl)

 

Abbiamo eseguito, come in altri siti megalitici in Europa, la ricerca di onde sonore infrasoniche provenienti dal sottosuolo di origine tettonica o causate dal movimento di acque sotterranee. Ad Almendres, in particolare nel cerchio megalitico minore, abbiamo ritrovato degli infrasuoni che si aggiravano intorno alla frequenza di 7-8Hz, similmente a quanto ritrovato nella acropoli di Alatri (Frosinonone). Come verificato in quella sede questo tipo di frequenze hanno un forte effetto di rilassamento sul fisico umano e la capacità di guarire dallo stress. Si può pertanto ipotizzare che il cerchio megalitico minore di Almendres possa aver avuto anche una funzione taumaturgica.

 


Fig. 8 - Sopra: il picco di frequenze intorno ai 7-8Hz da noi verificato all'interno del cerchio megalitico minore ad Almendres. Sotto: la posizione dei microfoni posti al centro del cerchio megalitico al momento della registrazione

 

 Fig. 9 - Immagine panoramica del cerchio megalitico maggiore di Almendres (clicca sull'immagine per ingrandire)

 

Un dato di fatto interessante è che i megaliti in granito sprigionano ultrasuoni quando sono colpiti dal sole, come rivelato dall’apparecchiatura Pettersson . Si tratta di un fenomeno già scoperto dal studioso britannico Don Robbins del gruppo di ricerca Dragon Project negli anni ’70 nelle Rollright Stones dello Oxfordshire, cerchio megalitico che si trova nel Sud dell’Inghilterra (Ref. “Circle of Silence”, London, 1985). Ma grazie alla nostra attrezzatura d’alto livello e più duttile rispetto a quella usata più di 30 anni fa, abbiamo scoperto che non è il sole che fa produrre gli ultrasuoni, ma il calore del sole quando colpisce il granito dei megaliti. Ed è anche abbastanza ovvio perché è l’energia solare che surriscaldando la pietra cambia il movimento dei suoi elettroni che passano da una ad un’altra orbita.

 


 

Fig. 10 - Alcune suggestive immagini dei megaliti di Almendres colte dopo il tramonto

 

La cosa è particolarmente evidente in quanto l’emissione di ultrasuoni continua anche quando il sole è tramontato e la pietra è ancora calda. Nel caso di Almendres abbiamo verificato che il suono appare ugualmente potente per più di un’ora dopo il tramonto. Nello stesso modo se il sole è coperto o sorto da poco tempo la pietra deve prima eliminare il freddo e magari l’umidità accumulata durante la notte.

Abbiamo deciso di denominare questo suggestivo fenomeno con l’appellativo di “canto” dei megaliti, perché nelle condizioni ideali sviluppano veramente una frequenza molto vicina a quella udibile. Ed è anche possibile che tempi antichi la popolazione che viveva senza la presenza di rumori della civiltà odierna, senza un udito  deteriorato dall’alto volume sonoro delle varie macchine utensili o di trasporto, senza il rumore della musica ad alto volume e più in connessione con la natura, potevano forse sentire. In particolar modo se si trattava di persone di giovane età e con un organo uditivo in condizioni perfette.

 


Fig. 11 - La ricerca di fonti di ultrasuoni nel cromlech di Almendres mediante l'apparecchiatura Pettersson D1000X

 

La nostra ipotesi può apparire fondata in particolare ad Almeadres dove i megaliti in granito sono stati sagomati con un lato piatto orientato verso il centro del cerchio megalitico, quasi come un antico altoparlante, e il lato ricurvo verso l’esterno. Tale composizione strutturale appare avere una doppia utilità, riflettere il suono di una sorgente posta al centro del cromlech e permettere a chi si poneva al centro del cerchio megalitico di percepire il “canto” delle pietre colpite dal sole. E l’effetto doveva essere davvero suggestivo quando i megaliti erano correttamente posizionati. Non come ora che sono in gran parte spostati od orientati diversamente dalla posizione originale. Ma bisogna anche pensare che sono passati ormai 8.000 anni dalla loro collocazione.

 

Fig. 12 - Il gruppo di ricerca che ha svolto le ricerche si archeoacustica ad Almendres. Da sinistra a destra: Nina Earl, assistente scientifica, Paolo Debertolis, antropologo fisico, Fernando Coimbra, archeologo

 

Lo stesso fenomeno è stato rilevato anche nel sito megalitico di Portela de Mogos, cromlech molto poco conosciuto, ma molto ben conservato che ci ha donato un sacco di dati a conforto della nostra tesi.

 

Fig. 13 - Un'immagine panoramica del sito megalitico di Portela de Mogos (clicca sull'immagine per ingrandire)

 

Questo cerchio megalitico si trova tuttora immerso in un bosco di querce ed è stato scoperto nel 1966, ma è stato scavato e recuperato nella sua integrità appena nel 1995. La sua disposizione è a forma di stella e vari megaliti presentano una faccia piatta, scavata dai suoi costruttori. Su alcuni di essi vi sono anche delle incisioni con motivi lunari e solari.

 

Fig. 14 - Lo stato di ottima conservazione del cerchio megalitico di Portela de Modos

 

 

 Fig. 15 - La ricerca di ultrasuoni ed altre sonorità presso i megaliti di Portela de Modos

 

Abbiamo svolto delle rilevazioni archeoacustiche anche  presso il menhir di Almendres posto ad una certa distanza dal cerchio megalitico omonimo, ma correttamente orientato negli equinozi con il corrispondente cromlech.

 


Fig. 16 - Il menhir di Almendres (clicca sull'immagine per ingrandire)

 

 Fig. 17 - Il menhir di Almendres durante le misurazioni

 

Non sono mancate le rilevazioni anche presso alcuni dolmen delle quali dobbiamo ancora valutare la portata dal punto di vista dei fenomeni acustici naturali locali. Purtroppo alcuni dolmen sono stati trasformati in chiesette cattoliche nel XVI° secolo snaturandone la funzione e modificandone la pianta originale.

 

 

Fig. 18 - Un antico dolmen trasformato in cappella ai tempi dell'Inquisizione (Chapel Anta do San Brissos)

 

In particolare ci siamo concentrati sul famoso dolmen di Anta Grande do Zambujeiro, uno dei più grandi dolmen al mondo con pietre che ne costituiscono l’architettura del peso di svariate tonnellate. Questo manufatto è datato all’inizio del 4° millennio a.C. ed è purtroppo scoperchiato con la pietra di copertura gettata ad una certa distanza dal monumento (vedi mappa qui sotto). Anche se è presente una copertura artificiale costruita dagli archeologi non vi è ormai più la possibilità di verificare la presenza di fenomeni di risonanza al suo interno. 

 

 

Fig. 19 – Mappa del dolmen Anta Grande do Zambujeiro. Legenda: A camera funeraria, B monolito di copertura del dolmen rimosso, C menhir abbattuto (Servizio Beni Culturali portoghese)

 

 Fig. 20 - Il megalite che fungeva da coperchio (lettera B della mappa) del dolmen Anta Grande do Zambujeiro gettato più in là ed ormai spezzato

 

 

Fig. 21 - Il corridoio d'accesso al dolmen e la copertura messa dagli archeologi portoghesi a protezione della struttura

 

Fig. 22 - La camera principale del dolmen vista dall'alto (lettera A della mappa)

 

Questo dolmen presenta un corridoio di accesso alla camera centrale non più utilizzabile dal pubblico. Per questi motivi i microfoni sono stati da noi calati dall’alto.

 


Fig. 23 - Non è stato possibile accedere alla camera principale del dolmen con i microfoni se non attraverso l'apertura superiore calando i cavi dall'alto

 

Inoltre abbiamo eseguito dei test con la macchina fotografica all’infrarosso e ultravioletto con diversi tipi di lampada a diversa angolatura sulle incisioni scolpite su alcuni megaliti di Almendres (rock art). I risultati sono stati entusiasmanti e saranno presentati il prossimo anno al Congresso si Caceres (Spagna) a fine agosto.  

 

 Fig. 24 - Il menhir n.65 del cerchio megalitico di Almendres come appare durante il giorno e come è possibile evidenziare le sue incisioni durante la notte con una particolare incidenza della luce e l'uso della fotocamera forense. Per ultimo il disegno completo delle incisioni presenti sulla sua supeficie (Servizio Beni Culturali portoghese)

 

Vista l’ampia collaborazione con le autorità locale e le interessanti scoperte nel campo dell’archeoacustica è prevista un’altra missione il prossimo anno con data ancora da stabilire.

Paolo Debertolis – 30 ottobre 2014

 

Un ringraziamento speciale dal SB Research Group va al Direttore del Servizio dei Beni Culturali dell’area di Evora, Antonio Carlos Silva, che con gentilezza e disponibilità ha sostenuto la nostra ricerca in loco.

 


 

Confermate dal SBRG tutte le precedenti rilevazioni di archeoacustica nel sito di Alatri (FR)


Tag: archeoacustica, archeo-acustica, Alatri, mura poligonali, basse frequenze, infrasuoni, SBRG, SB Research Group

Alla fine di agosto 2014 si sono tenute ancora una volta delle rilevazioni di archeoacustica nel sito archeologico di Alatri. Dopo un anno di ricerche su questo antico borgo e tre missioni in loco non solo risultano confermati tutti i dati precedenti di tipo acustico raccolti con il registratore digitale, ma a questi si sono aggiunte anche nuove scoperte grazie all’uso della Telecamera a Risonanza Variabile (TRV) utilizzata anche in questo caso con maestria dal nuovo collaboratore del SBRG per l’archeoacustica, Daniele Gullà.

Ormai vi è una certa esperienza nell’uso di questa apparecchiatura, già utilizzata nelle nostre ricerche nell’Ipogeo di Cividale del Friuli (qui e qui), e che di recente ha anche ricevuto la certificazione di qualità per l’uso scientifico. In questo caso la  Telecamera a Risonanza Variabile è stata utilizzata per confermare graficamente la presenza di infrasuoni molto intensi nell’Acropoli di Alatri e presenti parzialmente anche all’interno del secondo cerchio di mura presente all’interno della città. Ciò conferma il rilievo acustico ottenuti mediante microfoni ultrasensibili.

La Telecamera a Risonanza Variabile è una speciale videocamera, in grado di vedere sia nel campo degli infrarossi che degli ultravioletti, connessa ad un computer. Grazie ad un particolare software è capace di rendere visibili otticamente le vibrazioni subsoniche da 0,1Hz a 12Hz, normalmente non percepibili dall’occhio umano. Con l’uso di questa apparecchiatura nata in campo militare il risultato è stato sorprendente: dalla collina di fronte si vede l’intera città vibrare in maniera subsonica al contrario di tutte le montagne circostanti. Ovviamente la maggior concentrazione di vibrazioni a bassa frequenza sono visibili all’interno dell’acropoli ed in questa ultima nel cosiddetto “ombelico” che si trova a nord della chiesa costruita sopra al tempio preistorico megalitico ed all’interno della stessa chiesa. Di seguito alcune immagini riprese con le diverse apparecchiature fotografiche.

La prima è la visione di Alatri ripresa dalla collina di fronte aumentando il contrasto nella macchina fotografica digitale professionale Olympus E-5 grazie ad un particolare programma software residente. Si richiama l’attenzione sulla chioma dell’albero posto sulla sinistra in basso.

 

Fig. 1 – Immagine di Alatri ripresa dalla collina di fronte con una fotocamera digitale

 

Nella seconda immagine vi è la medesima ripresa con la stessa angolazione, ma ottenuta con la macchina digitale all’infrarosso e nella quale la chioma dello stesso olivo citato poco sopra è colorata di bianco in quanto le foglie assorbono i raggi infrarossi.

 

Fig. 2 – La stessa ripresa di cui sopra, ma colta con la fotocamera all’infrarosso

 

La terza è ovviamente la più interessante in quanto ripresa dalla Telecamera a Risonanza Variabile (TRV) e rappresenta la deviazione standard sulla somma di una trentina di immagini colta dalla stessa angolatura delle precedenti.

In essa è colorata di rosso la parte vibrante, ossia tutta la collina, come anche la chioma dell’albero in basso a sinistra in quanto mosso dal vento e quindi in vibrazione. Le colline circostanti appaiono nere in quanto non sottoposte alla stessa vibrazione che investe al contrario Alatri.

 

Fig. 3 – Ancora Alatri dalla stessa angolazione, ma ripresa con la Telecamera a Risonanza Variabile (TRV): il colore rosso sta ad indicare una frequenza di vibrazione che si aggira intorno ai 9-10Hz, come rilevabile sulla scala di riferimento posta al di sotto dell’immagine principale

 

 

Questi dati sono del tutto sovrapponibili a quanto rilevato con i microfoni ultrasensibili e con l’uso di due diversi registratori digitali di qualità Tascam, prodotti dalla casa giapponese TEAC, leader nel campo della registrazione. Esiste pertanto una frequenza di vibrazione infrasonica che investe tutta la collina di Alatri che oscilla intorno ai 8-9Hz di cospicuo volume, oltre alla frequenza udibile già rilevata nelle precedenti missioni intorno ai 32Hz nel campo dell’udibile e che probabilmente rappresenta un’armonica della stessa.

 

Fig. 4 – I grafici delle vibrazioni provenienti dal sottosuolo e raccolte in momenti diversi all’interno del Duomo di Alatri, dedicato a S. Paolo, e costruito usando come base le mura dell’antico tempio pagano. In questi grafici sono visibili dei picchi di frequenza intorno ai 8-11Hz e intorno ai 30-32Hz

 

Grazie alla telecamera a Risonanza Variabile, abbiamo anche osservato altri interessanti fenomeni riguardanti la città di Alatri. Ad esempio esistono anche altre frequenze di vibrazione che interessano tutta l'acropoli ed in particolare il Duomo. Sembra infatti che vi sia in contemporanea anche un picco di frequenze inferiori ai 4Hz in grado di generare campi di vibrazione perfino nell'aria.

 


Fig. 5 - Visione di Alatri alla Telecamera a Risonanza Variabile nella palette di colori in blu-viola. Indicati dalle frecce dei campi di risonanza a 2Hz formatisi sopra l'acropoli ed in particolare sopra il Duomo.

 

Di seguito alcuni esempi di come sono ascoltabili le vibrazioni che provengono dal sottosuolo e come sono percepite nella chiesa costruita sopra il tempio. Si tratta di un suono da ascoltare con delle cuffie stereo con ampia componente di bassi. Se si ascolta in questo modo tale file sonoro (qui), il suono è gradevole e favorisce la concentrazione e la meditazione. Si tratta di frequenze intorno agli 8Hz e multipli di 8 fino a 32Hz, ossia frequenze accordate con la frequenza di vibrazione terrestre.

Ma come si può capire il file mp3 non comprende gli infrasuoni compresi tra gli 8 e i 20Hz, sicché per rendere udibile il loro comportamento abbiamo tagliato via software tutte le frequenze sopra i 20Hz e trasposto in alto di 20Hz gli infrasuoni, rendendoli udibili. Ovviamente non è un suono naturale come il precedente e può dare anche fastidio in quanto non accordato con i suoni naturali presenti nel sito, ma artificialmente modificato, però fa percepire distintamente la “pulsazione” di queste frequenze altrimenti impossibili da sentire all’orecchio umano e che testimoniano la loro naturalità (qui).

Questa “pulsazione” sonora è stata resa visibile anche dalla Telecamera a Risonanza Variabile proprio sulla zona cosiddetta dell’ombelico dell’acropoli, ossia la roccia profondamente immersa nella collina sulla quale è stato costruito il tempio pagano e che in parte sporge ancora a nord della chiesa costruita sopra i blocchi del tempio (video). Questa roccia agisce da trasduttore per le vibrazioni provenienti dal sottosuolo e li trasmette perfettamente anche all’interno del Duomo di Alatri. Interessante il fatto che la pulsazione vibratoria non si trasmette ai blocchi originali del tempio pagano, ora basamento della chiesa. Nell'immagine posta qui sotto è infatti possibile vedere che i blocchi dell'antico tempio alla Telecamera a Risonanza Variabile appaiono neri, indice della mancanza di vibrazione, al contrario della roccia sottostante. Ciò è dovuto al fatto che i blocchi sono incastrati tra loro, ma senza un legante. Questo fatto smorza la vibrazione proveniente dal sottosuolo e conferma il carattere antisismico di questa costruzione che è ancora in piedi dopo millenni e numerosi terremoti.

 

 

Fig. 6 - Sopra: immagine dei blocchi originali del tempio pagano posizionati senza legante sopra la roccia a nord dell'acropoli. Sotto: la stessa immagine ripresa dalla Telecamera a Risonanza Variabile. I blocchi megalitici appaiono di colre nero in quanto non trasmettono la vibrazione proveniente dal sottosuolo

 

Fig. 7 - Il grafico (0,1-12Hz) dei picchi di bassissime frequenze (subsoniche) rilevabili nella zona dell'ombelico dell'acropoli

 

 

Fig. 8 - Sopra: la Porta Minore dell'acropoli. Sotto: la sequenza di immagini della Porta Minore effettuata dalla Telecamera a Risonanza Variabile. E' ben visibile nella sequenza la vibrazione esistente anche in questo luogo, seppure in tono minore che sull'ombelico dell'acropoli. All'interno della porta è presente la sagoma più chiara di una persona seduta sui gradini che ovviamente vibra ad una frequenza diversa e appare di un altro colore

 

Fig. 9 - Il grafico delle frequenze presenti a livello della Porta Minore che appare leggermente differente che sull'ombelico dell'acropoli

 

Da come abbiamo potuto notare, la massa di vibrazioni anche subsonica è notevole, ma non crea problemi all’ascoltatore e si può ipotizzare che sia proprio la ragione per cui l’acropoli ed il tempio, come altri luoghi sacri, sono stati costruiti lì e non sulle colline vicine. Infatti una persona che sosta in meditazione all’interno della chiesa sente potentemente l’effetto di questa vibrazione e concentrandosi nella preghiera può ascendere a livelli di stato alterato di coscienza orientati verso il misticismo, impossibili da raggiungere altrimenti se non da parte di una persona estremamente allenata in questo senso.

Come verifica per questa affermazione con un piccolo numero di volontari abbiamo proceduto a  testare la profondità della meditazione che si può raggiungere in breve tempo sostando sul cosiddetto “ombelico” dell’acropoli (o all'interno della chiesa). Ricordo ancora che l’ombelico dell’acropoli è considerata la roccia posta a nord della cattedrale, sulla quale è stato costruito l’antico tempio e sul quale a sua volta è stata costruita la cattedrale di San Paolo, ossia il Duomo di Alatri. Parte di questa roccia sporge dalle mura che sono servite da basamento alla chiesa ed essendo collocata profondamente nella collina trasmette in maniera superba le vibrazioni provenienti dal sottosuolo.

La profondità della meditazione raggiungibile è stata verificata nuovamente tramite la Telecamera a Risonanza Variabile (TRV) che è in grado di verificare lo stato di rilassatezza di un soggetto. Ciò è possibile perché misura le vibrazioni impercettibili del corpo conseguenza della risposta dell’apparato vestibolare (orecchio interno) presente all’interno del cranio e che regola l’equilibrio del corpo umano posizionandolo correttamente nello spazio. Se il soggetto in esame è stressato le vibrazioni impercettibili del suo corpo aumentano e sono immediatamente percepibili dalla videocamera TRV. Ma se il soggetto è rilassato le sue vibrazioni diminuiscono fino a diventare impercettibili anche per l’apparecchiatura. Questo ultimo stato è raggiungibile solo in stato di profonda meditazione o preghiera in stato veglia.

Nella prima immagine di seguito vi è un volontario seduto sulla roccia all’inizio di uno stato di concentrazione. La telecamera che inquadra il soggetto nota immediatamente che vibra ad una frequenza più elevata della roccia (il colore blu-verde che indica una frequenza intorno ai 5-6Hz secondo la scala di riferimento). E’ comunque già in stato di rilassatezza e di bassissimo stress dopo varie ore di sosta sull'acropoli.

 

Fig. 10 - Il soggetto in esame parte già da uno stato di rilassatezza dopo la permanenza per un certo tempo sul centro dell'acropoli

 

Dopo qualche minuto di meditazione il soggetto comincia ad accordarsi su una frequenza più bassa, e comincia a vibrare ad una frequenza sempre più lenta, indice di un profondo stato meditativo. Dopo pochi minuti di concentrazione e permanenza sulla roccia vibra ad una frequenza così bassa (meno di un Hz) che la telecamera fa difficoltà a distinguerlo dalla roccia.

 


Fig. 11 - La frequenza di vibrazione del volontario dopo pochi minuti inizia ad essere così bassa da renderlo indistinguibile dalla roccia per la Telecamera a Risonanza Variabile

 

È un esperienza che riesce meglio in soggetti allenati alla preghiera o alla meditazione, ma visibile anche in soggetti più giovani e sicuramente non allenati come da noi verificato anche su una bambina di 9 anni. In questi ultimi si può ottenere solo uno stato di rilassatezza molto pronunciato, ma che sicuramente agisce da anti-stress.

 


Fig. 12 - La roccia posta nell'ombelico dell'acropoli portano i soggetti in uno stato di coerenza durante la meditazione la cui frequenza media cambia da soggetto a soggetto ed in base al tempo di esposizione alle vibrazioni

 

La Telecamera a Risonanza Variabile è straordinaria perché è in grado di fornire dall’esterno lo stato mentale del soggetto in quanto regolato dalle vibrazioni date dall’apparato vestibolare a sua volta influenzato dallo stato mentale della persona in esame.

Ma questa tecnica ha anche dimostrato quanto l’antica “zona sacra” è in grado di influenzare lo stato di coscienza di chi si reca lì in preghiera o meditazione.

 


 Fig. 13 - Sopra: l'immagine del Duomo di Alatri come è possibile vederlo dall'interno. In primo piano il ricercatore Daniele Gullà con la Telecamera a Risonanza Variabile (TRV) in attività. Sotto: l'immagine della vibrazione proveniente dal sottosuolo (colore rosso) che investe tutta la chiesa come visibile alla telecamera TRV. Questa immagine è la somma di numerosi scatti

 

 

Fig. 14 - Tutta la chiesa al suo interno e le persone sedute dentro ad essa sembrano entrare in risonanza armonica tra i 0,1Hz e i 3Hz se raccolti in meditazione o preghiera

 

 

Fig. 15 - All'interno della chiesa tutti dati psicofisiologici emessi dal software della Telecamera a Risonanza Variabile sembrano confermare che senso di aggressione, stress e stabilità sono notevolmente bassi. I soggetti in meditazione raggiungono facilmente uno stato profondo di concentrazione in onde theta e uno stato di coerenza delle emissioni senza interruzioni

 

 

Fig. 16 - All'esterno della chiesa sull'altro lato dell'acropoli i parametri psicofisici rilevati dall'apparecchiatura appaiono differenti e l'effetto rilassante del luogo sembra più sfumato che all'interno del perimetro del tempio

 

In appendice a questo articolo possiamo riferire che le nostre ricerche sono state seguite anche da una troupe televisiva (Sydonia Production), che elaborerà un servizio per conto di Focus TV nell’ambito di un format dedicato alle “Città misteriose” e che verrà presentato al pubblico nella stagione invernale 2014-15.

Le riprese sono state piuttosto faticose in quanto svolte anche di notte per una minore influenza delle attività umane sulla strumentazione.

 


 

Fig. 17 – Alcuni momenti delle riprese svolte dalla troupe televisiva durante i rilievi eseguiti nella notte sul lato nord dell’acropoli

 

Nei prossimi mesi, dopo la conclusione dell’analisi dei dati, verrà prodotto un elaborato scientifico da pubblicare sulla letteratura internazionale che sintetizzerà i fenomeni rilevati in questo straordinario sito.

Paolo Debertolis, Daniele Gullà - 15 settembre 2014

 

Precedenti articoli sulle ricerche ad Alatri qui e qui

Si ringrazia di cuore don Antonio Castagnacci per la disponibilità nel concederci la possibilità di effettuare registrazioni anche all’interno della basilica concattedrale di San Paolo apostolo (Duomo di Alatri) e, per l’aiuto fornitoci, anche il suo collaboratore, sig. Sisto Macciocca.

Un ringraziamento speciale per la professionalità e l'ottima collaborazione dimostrata in ogni momento delle riprese al team della Sydonia Production srl, in particolare a Daniela Pompei ed al regista e autore del programma, Luca Trovellesi Cesana, e a tutti i membri del gruppo (Pietro Di Stefano, cameraman, D.O.P, - Alessandro Marconi, cameraman - Matias Corvaro, direttore di produzione - Isacco Favazza, fonico) che hanno prodotto il documentario sulle nostre ricerche ad Alatri.

Si ringrazia inoltre in particolar modo il ricercatore indipendente Ornello "Paolo" Tofani per la documentazione e lo straordinario supporto fornito per questa ricerca che ci ha impegnato per più di un anno. Senza di lui nulla sarebbe stato possibile.

 


 

Prosegue senza sosta la ricerca mediante EEG dell’effetto del fenomeno di risonanza presente negli antichi siti sull’attività cerebrale

 

TAG: archeo-acustica, archeoacustica, ipogeo, Cividale del Friuli, risonanza, infrasuoni, basse frequenze audio, tamburo sciamanico, attività cerebrale, EEG, SBRG, SB Research Group

Conclusa la fase di laboratorio, l’intero team e i volontari che partecipano alla ricerca si sono trasferiti nell’Ipogeo di Cividale del Friuli per saggiare direttamente sul posto l’effetto d’ambiente di questo antico sito archeologico.

Contrariamente a quanto prospettato sin dall’inizio della ricerca, questa fase è apparsa tutt’altro di facile esecuzione. Le recenti piogge verificatesi in questa estate più somigliante ad un avanzato novembre hanno infiltrato l’antico tempio con una quantità smodata d’acqua rendendo arduo rimanere in un campo asciutto, necessario per il perfetto funzionamento degli strumenti.

In particolare la camera del livello inferiore (la camera D della mappa) è risultata invasa dall'acqua che ha creato sul pavimento un livello di alcuni centimetri di liquido incompatibile con il funzionamento degli strumenti.

 

Fig 1 - L'ingresso alla camera del livello inferiore presentava sul fondo uno strato d'acqua di alcuni centimetri mai visto in precedenza

 

Fig. 2 - La mappa dell'ipogeo di Cividale del Friuli. E' stato possibile eseguire l'esperimento solo nella camera C che è apparsa la meno invasa dall'acqua

 

Si è dovuto pertanto limitare al minimo il numero di attrezzature elettroniche funzionanti per non creare dei cortocircuiti fatali per le attrezzature stesse.

In particolare si è usato un elettroencefalografo portatile connesso ad un computer, sul quale è stata eseguita la registrazione dei tracciati EEG.

 

 Fig. 3 - Il computer sul quale è stata effettuata la registrazione dei tracciati EEG

 

La risonanza della stanza è stata sollecitata mediante un tamburo sciamanico. Ma è stato possibile sviluppare questo processo solo nella camera superiore, delle due dove è presente l’effetto di risonanza (stanza C della mappa).

 


 Fig. 4 - Sono stati usati due diversi operatori per suonare il tamburo sciamanico durante l'esperimento. Nell'immagine in alto è visibile l'esatta collocazione dello strumento nel nodo di risonanza

 

In pratica veniva suonato il tamburo sciamanico (o irlandese) da una persona che faceva le veci della sacerdotessa di Madre Terra in una delle due camere di risonanza mentre il soggetto volontario era collocato nei posti a sedere posti alla sua entrata. Esattamente nei punti dove doveva collocarsi presumibilmente il pubblico che presenziava al rito nei tempi passati. Ovviamente il volontario era seduto e ben fermo per non influenzare con i movimenti i risultati ottenuti con l’EEG.

 

 

Fig. 5 – Il volontario è stato collocato sugli appositi sedili posizionati all’ingresso della stanza mentre l’officiante suonava il tamburo nel nodo acustico correttamente reperito nelle missioni precedenti

 

Tale metodica è apparsa veramente suggestiva in quanto chi suonava il tamburo nella camera faceva entrare in risonanza tutto l’ipogeo e non solo la stanza sollecitata e anche chi si trovava fuori portata sentiva battere sul petto il ritmo del tamburo in maniera molto efficace. Ed anche quando la quantità d'acqua che filtrava dalle pareti e diventata eccessiva bagnando lo strumento e facendo arretrare l'operatore con il tamburo dal nodo di risonanza l'effetto sugli astanti è rimasto ugualmente molto potente.

 

 

Fig. 6 – Il posizionamento dei sensori sul cranio dei soggetti in esame è stato tutt’altro che semplice in questo ambiente ristretto e difficile



È stata veramente dura perché lavorare all’interno di un ospedale nella camera fonoassorbente con tutte le attrezzature a disposizione e in un antico ambiente come questo è totalmente diverso. L’umidità era del 100% e le recenti piogge hanno fatto sì che l’acqua che filtrava dalle pareti, cadendo in gocce sul pavimento, ha creato un ambiente decisamente difficile. Ma siamo riusciti lo stesso a raggiungere i nostri obiettivi, mantenendo ugualmente alto lo standard delle nostre misurazioni.

 


Fig. 7 - L'ambiente angusto e buio ha reso difficile l'esecuzione di qualsiasi procedura, ma il team di questa ricerca riuscito comunque ad ottenere delle misurazioni corrette

 

 

 

Fig. 8 – La lettura e la registrazione dei tracciati EEG è stata eseguita con accuratezza su un computer portatile dedicato



In questa occasione abbiamo per ora saggiato solo quattro dei dieci volontari già esaminati in precedenza in laboratorio, due maschi e due femmine, di cui due di questi esperti in meditazione trascendentale, per mettere a punto un protocollo efficace da ripetere su tutti gli altri soggetti.
Come immaginavamo, da quanto abbiamo visto dai primi tracciati, questi templi non erano per tutti, ma solo per gli iniziati (o comunque quelli allenati alla meditazione ed alla preghiera). Infatti sembrerebbe che i soggetti sensitivi hanno risposto all'effetto di risonanza dell'ipogeo con dei dei potenziali elettrici cerebrali molto più elevati, segno che su di loro l’effetto del suono era maggiore rendendo più facile la meditazione profonda in breve tempo.

 


 

Fig. 9 - L'inquietante aspetto delle cosiddette “têtes coupées” di origine celtica dei guardiani dell'ipogeo hanno accompagnato in silenzio le nostre misurazioni

 

Nel periodo di settembre-ottobre di questo stesso anno si proseguirà la ricerca fino alla totale conclusione della stessa.

Paolo Debertolis – 8 agosto 2014

 

Un sincero ringraziamento da parte di tutto il gruppo di ricerca SBRG al proprietario dell'ipogeo, sig. Gaetano Bront, per la sua disponibilità e gentilezza nel cedere i suoi antichi locali per le nostre sperimentazioni. Un grazie di cuore anche al sig. Federico Morandini che con pazienza ci concede le chiavi dell'ipogeo per le nostre ricerche. Un ringraziamento anche ad Elisabeth e Mauro, tecnici di neuro-fisiopatologia, per il loro coraggio e professionalità nell’affrontare con serenità tutte le contrarietà di questa ultima missione nell’ipogeo.

 

 


 

Il gruppo SBRG alla ricerca delle frequenze tettoniche di base presenti nella Venezia-Giulia

Tag: archeoacustica, archeoa-acustica, basse frequenze, infrasuoni, trasduttori, Grotta Gigante, rumori tettonici, faglia, SBRG, SB Research Group 

Dopo aver iniziato lo studio di archeoacustica nella Dolina dei Bugomili ed in altri siti archeologici della Venezia-Giulia si è reso necessario un termine di paragone per valutare quale possa essere il rumore tettonico di base in questa area e quale la sua diffusione nelle zone sacre.

Candidata ideale per questo studio acustico non vi è dubbio è la Grotta Gigante che si trova a pochi chilometri di distanza dalla Dolina dei Bugomili ed è immersa profondamente nella terra del Carso triestino. La sua camera principale è la più grande d’Europa e la seconda del mondo (alta 98,50 m, larga 76,30 m e lunga 167,60 m)  ed in essa sono già presenti varie strumentazioni geologiche che misurano il comportamento della placca tettonica su cui giace questo territorio (sismografo e pendolo geodetico).

Lo studio dei rumori presenti in essa non è solo riferito per la comparazione a quanto registrato nella Dolina dei Bugomili (della quale abbiamo già dato notizia qui), ma anche a quanto riferito ad il Mitreo, uno tra i pochi ancora esistenti anche se distrutto violentemente nel V° secolo d.C., che si trova sempre nelle vicinanze e da noi esaminato di recente, ma che per ora non sembra essere accompagnato da un fenomeni di risonanza al suo interno.

 

Fig. 1 – Gli aspetti residui dell’antico Mitreo situato in vicinanza delle Fonti del fiume Timavo, celebre per il suo lungo percorso sotterraneo prima di sboccare in prossimità del mare

 

Il Mitreo posto in una grotta che domina le fonti del fiume Timavo pare sia stato frequentato sin dal periodo Neolitico ed è per questo che ha attirato la nostra attenzione. Ciò spiega anche la scelta nel periodo romano di collocarvi un tempio dedicato al Dio Mitra, secondo la tradizione di porlo in una grotta naturale vicino ad una fonte d’acqua, ma che ribadisce il legame della divinità con il mondo celeste. Ciò è possibile desumerlo anche dalle raffigurazioni presenti su due steli poste all’interno.

 

Fig. 2 – Alcune delle steli ancora presenti all’interno della grotta naturale raffiguranti il Dio Mitra fotografate con la fotocamera all’infrarosso

 

Ma ritornando alla Grotta gigante, grazie alla collaborazione con la Società Alpina delle Giulie (Sezione del C.A.I. di Trieste), responsabile di questo sito, abbiamo ottenuto l’autorizzazione per posizionare i microfoni nella grotta, ovviamente fuori orario di visita, registrando i suoni presenti per una notte intera e che stiamo ancora analizzando (circa 12 ore).

 


 

Fig. 3 – L’edificio per la ricezione dei turisti posto all’ingresso e le scale di accesso alla grotta

 

Nella grotta sono anche posizionati degli enormi pendoli posti al centro della stanza centrale da parte dell’Istituto di Geofisica che misurano l’inclinazione della placca tettonica sulla quale poggia anche la Venezia-Giulia e dei sensibili sismografi in grado di percepire terremoti a migliaia di chilometri di distanza.

 

 

Fig. 4 - L'accesso alla camera principale con gli enormi pendoli che dalla volta arrivano fino al suolo

 

Con l’aiuto della guida della Società Alpina delle Giulie, Fulvio Forti, i microfoni sono stati inizialmente posti sul fondo della grotta dopo un percorso di circa 500 gradini in una posizione al riparo dall’acqua, ma parzialmente turbata dal rumore dei ventilatori dei sismografi posti ad una certa distanza

 

Fig. 5 - La sede dove sono stati posti i microfoni, ossia in fondo alla grotta poco lontano dai sismografi, chiusi in una piccola baracca in cemento

 

I risultati sono stati comunque fuori dalle aspettative. Dopo una registrazione durata l’intera notte e fino all’orario di apertura al pubblico della grotta al mattino è stato registrato un numero incredibile di rumori presenti in quell'ambiente pur nel silenzio e nel buoi più totale.

I rumori di rottura della roccia per lo sfregamento tettonico dei vari strati di rocce dure conseguenti ai fenomeni di attrazione dei corpi celesti, Sole e Luna in particolare, testimoniano il continuo rumore proveniente dai movimenti della faglia presente all’interno della grotta che deve la sua origine ad un cataclisma avvenuto circa 12.000 anni fa. La sua esatta datazione di questa frattura è stata determinata misurando le linee incrementali che sviluppano l’altezza delle stalattiti spezzate in quella occasione.

Si pone di seguito ad esempio uno spezzone di registrazione della durata di meno di un minuto totalmente originale ed inalterato in formato mp3 (la registrazione originale è di cospicue dimensioni in formato wav 24 bit) in cui, togliendo il rumore del ventilatore che raffreddava le apparecchiature elettroniche del sismografo, è possibile sentir gli schiocchi delle rocce che si muovono, ben distinguibili dalle gocce d'acqua che cadono. Si consiglia l’ascolto del file con una cuffia ad alta fedeltà.

 

 

Fig. 6 – Una frattura molto evidente attraversa a tutto spessore le pareti della grotta trasversalmente

 

 Fig. 7 - Parte del team di ricerca: a sinistra la guida della Società Alpina delle Giulie, Fulvio Forti, e a destra la nostra assistente/fotografa, Chiara Chiandotto

 

A fine di agosto si proseguirà nella ricerca per verificare nuovamente quanto rilevato, ma posizionando i microfoni in altre sedi all’interno della grotta. Sin da ora, però, non sembrano rilevarsi quelle frequenze basse presenti nei siti sacri della regione e motivati dal rumore d’acqua sotterranea.

 

 

Fig. 8 – Il grafico di quanto rilevato sul fondo della grotta. Non sembrano essere presenti basse frequenze o infrasuoni provenienti dal sottosuolo, ma solo alte frequenze determinate dal rumore delle gocce o dalla frizione/rottura delle rocce dentro alla faglia che attraversa tutta la grotta trasversalmente (il picco di ultrasuoni presente intorno ai 70KHz è un artefatto dovuto alla sensibilità dei microfoni)

 

Pur sorprendenti nella gamma di rumori di schiocco da frattura delle rocce, i rumori di sfregamento della faglia non sembrano per ora assomigliare per nulla alle frequenze rilevate in altri siti sacri archeologici studiati in precedenza dal gruppo SBRG.

Paolo Debertolis – 2 agosto 2014

 

Si ringrazia la Società Alpina delle Giulie per la sua disponibilità a collaborare a questa ricerca, mettendo a disposizione le sue strutture. Un sincero grazie in particolare al direttore della Grotta Gigante, arch. Alessio Fabbricatore, ed alla guida Fulvio Forti.

 

 


 

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