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Analisi archeoacustica dei Templi di Tarxien a Malta


Paolo Debertolis*, Nina Earl**, Maja Zivić***

 
 * Dipartimento di Scienze Mediche, Corso di Archeologia Odontoiatrica, Progetto SB Research Group, Università di Trieste

** Super Brain Research Group (SBRG), assistente scientifica, Londra, Regno Unito

*** Museo Nazionale di Zaječar, Curatore del palazzo imperiale romano Felix Romuliana, Gamzigrad, Serbia

 

Traduzione in italiano dell'articolo originale in lingua inglese pubblicato sul Journal of Anthropology and Archaeology (USA), ISSN 2334-2420 (Print Version) 2334-2439 (Online Version), vol.4, n.1, pp. 7-27, 2016, qui. Potete trovare l'articolo pubblicato (E-Publication FirstTM) sul Journal of Anthropology and Archaeology qui.

 
Riassunto - I Templi di Tarxien a Malta sono stati analizzati dal punto di vista dell’archeoacustica. Poiché non è più presente un tetto, non è stato possibile reperire fenomeni di risonanza nelle varie camere del tempio. Questa indagine ha però rilevato un’interessante vibrazione a bassa frequenza proveniente dal sottosuolo. La più probabile spiegazione della sua origine è che sia dovuta al movimento delle acque sotterranee attraverso le faglie geologiche locali. Questa vibrazione sembra anche essere trasmessa attraverso i megaliti, alcuni dei quali hanno delle concavità o fori intagliati nel loro contesto. La precedente interpretazione archeologica ha suggerito che questi erano stati utilizzati probabilmente per sostenere i cardini di una sorta di barriera o porta, ma senza alcuna prova a sostegno. Utilizzando la metodologia archeoacustica è possibile ora una nuova interpretazione di queste particolarità architettoniche che sembrano rappresentare quasi una sorta di diffusori acustici di basse frequenze.

Parole chiave - Templi di Tarxien, Malta, cerchio megalitico, risonanza, attività cerebrale, architettura megalitica.



Introduzione

L’archeo-acustica o archeoacustica è una disciplina complementare della archeologia che può aiutare a espandere la nostra conoscenza sul perché alcuni siti archeologici sono sempre stati considerati luoghi sacri sin dai tempi antichi. Essa può anche aiutare a spiegare perché le strutture antiche sono state costruite o scavate nella roccia in un particolare modo e per quale fine. Il gruppo di ricerca SBRG (Super Brain Research Group) in vari anni di ricerca, ha dimostrato una relazione tra vibrazioni meccaniche presenti in alcuni templi neolitici nel quale è presente un certo fenomeno di risonanza e l'attività cerebrale umana (Debertolis, Tirelli & Monti, 2014; Debertolis e Bisconti, 2014; Debertolis, Coimbra e Eneix 2015 ; Debertolis e Zivic, 2015, Debertolis e Gullà, 2016).
Lo stesso gruppo di ricerca (SBRG) ha anche suggerito che in alcuni templi e bagni termali romani gli architetti di quel periodo utilizzassero le vibrazioni naturali (n.d.r. provenienti dal sottosuolo) per aumentare lo stato di benessere o impressionanti effetti rituali sulle persone presenti in quei luoghi. Le vibrazioni naturali a bassa frequenza in assenza di alta pressione sonora possono influire positivamente sullo stato di  benessere umano e alcune soggetti possono percepire i suoni a bassa frequenza come una percezione fisica piuttosto che come un suono (Debertolis e Bisconti, 2013). Però gli infrasuoni possono anche provocare sensazioni di timore o di paura negli esseri umani (n.d.r. a particolari frequenze e volume sonoro), dato che non vengono percepiti coscientemente e possono dare piuttosto l'impressione che sta per accadere qualcosa di strano o che un evento soprannaturale è in corso (Tandy & Lawrence, 1998). Inoltre, suoni gravi, artificiali o estremi imposti all’ambiente sonoro possono avere un effetto profondamente destabilizzante sull'individuo, tanto che gli infrasuoni sono stati utilizzati anche nel settore delle armi acustiche (Debertolis & Bisconti, 2013). Così si può ipotizzare che laddove si concentrino un sacco di vibrazioni naturali a bassa frequenza, le antiche popolazioni possano aver considerato questi siti in qualche modo significativamente diversi o meglio "sacri" (Debertolis e Bisconti, 2013).
Partendo dal presupposto che ere passate non erano prive di rumore o erano spese nel silenzio, la più alta espressione della cultura del tempo era attraverso le arti musicali, come ad esempio la voce umana usata nel canto e accompagnata dalle vibrazioni acustiche provenienti dagli strumenti musicali dell’epoca. Inoltre, i fenomeni acustici naturali sono stati utilizzati in diverse civiltà per creare riti suggestivi, anche con antiche strutture progettate proprio per influenzare direttamente la mente verso un particolare stato di coscienza mediante le vibrazioni prodotte al loro interno (Jahn, Devereux & Ibison, 1996; Watson, 2006; Devereux , Krippner, tartz & Fish, 2007; Cook, Pajot & Leuchter, 2008; Debertolis e Bisconti, 2014; Debertolis e Gullà, 2015).
Attraverso l'analisi archeoacustica, è stato possibile dimostrare che nel passato c'era una certa conoscenza dei fenomeni acustici, che potrebbero essere stati utilizzati per rendere più efficienti gli antichi rituali (Debertolis e Savolainen, 2012; Debertolis e Bisconti, 2013a; Debertolis e Bisconti, 2013b; Debertolis, Mizdrak, Savolainen, 2013; Debertolis, Tirelli & Monti, 2014; Debertolis e Bisconti, 2014; Debertolis, Tentov, Nikolić, Marianovic, Savolainen & Earl, 2014; Debertolis, Coimbra e Eneix 2015, Debertolis e Zivic, 2015; Debertolis & Gullà 2016a, 2016b, 2016c). Con l'autorizzazione della Heritage Malta, abbiamo effettuato l'analisi acustica di un certo numero di siti neolitici di Malta e Gozo, al fine di risolvere alcuni misteri storici. Il gruppo di ricerca SBRG ha precedentemente già pubblicato i risultati della ricerca eseguita nell’ipogeo di Hal Saflieni a Malta (Debertolis, Coimbra e Eneix, 2015). Nel presente lavoro scientifico vengono illustrati i risultati dell'indagine sui Templi di Tarxien, un complesso di templi neolitici situati vicino all’pogeo di Hal Saflieni, ossia alla struttura sotterranea. Questa ricerca suggerisce anche che entrambi questi siti una volta erano parte di un unico complesso più esteso.



Il complesso di Tarxien

I templi neolitici di Tarxien si trovano sul lato nord dell'isola, nella città di Tarxien, e sono circondati da case. Di conseguenza, riuscire ad eseguire delle registrazioni di alto livello è stato molto più impegnativo di quanto non lo fosse stato all’interno dell'ipogeo di Hal Saflieni.
Questi templi sono stati portati alla luce dall’archeologo maltese T. Zammit nel 1915, dopo che alcuni agricoltori locali avevano lamentato il fatto che, durante l'aratura dei campi al di sopra dei templi, il loro aratro era stato rovinato da grossi blocchi di pietra. Questi templi sono stati ulteriormente scavati nel 1954 dall’archeologo britannico J.D. Evans e quattro anni più tardi da D. Trump che ha scoperto il loro riutilizzo ai tempi dell'Impero Romano come cantine (Pace, 2006).
Il sito dei templi di Tarxien è costituito da un complesso di quattro strutture megalitiche costruito nel corso di tre periodi distinti di tempo tra circa il 3.600 a.C. e il 700 a.C. Gli archeologi ritenevano queste strutture come le più antiche presenti sulla Terra fino a quando il più grande complesso di Gobekli Tepe, recentemente riportato alla luce in Turchia, ha da allora preso questo posto.
Il complesso neolitico di Malta è stato inizialmente costruito tra il 3.600 e il 3.000 aC come luogo sacro, ma già all'inizio dell'età del bronzo (2400-1500 a.C.) i templi originali erano stati riutilizzati come deposito per urne cinerarie. Questo indica che la popolazione originale era stata sostituita da nuovi arrivati con diversi costumi sociali.



Fig. 1 - Alcuni templi sono totalmente immersi nel terreno, in modo simile al sito più antico di Gobekli Tepe in Turchia.



Durante gi scavi archeologici degli anni ‘50, quando era scoperto un danno a qualsiasi megalite, veniva effettuata la ricostruzione dello stesso utilizzando del cemento Portland, correndo il rischio di restituire qualcosa di falso rispetto l'originale. Inoltre, il tipo di materiale utilizzato rispetto ai megaliti in pietra calcarea corallina originali possono non essere stati posizionati nella loro posizione corretta, pregiudicando il corretto funzionamento acustico dell’antica struttura. Senza dimenticare che il processo di ricostruzione in calcestruzzo può anche aver danneggiato la pietra originale. Purtroppo al momento del restauro questo problema era sconosciuto (Pace, 2006).



Fig. 2 - Il complesso preistorico è circondato da una città densamente popolata.


Fig. 3 -  Uno sguardo attraverso le porte del tempio.

 


Alla fotografia all'infrarosso le parti ricostruite dei megaliti appaiono molto più chiare rispetto alla pietra originale. Rispetto la fotografia normale, queste parti appaiono più visibili perché più brillanti. La fotografia a infrarossi annulla anche l’ombreggiatura scura determinata dalle muffe e dai licheni presenti sulla superficie dei megaliti rendendo l'elemento strutturale più visibile nel suo insieme.


Fig. 4 – Esempio di fotografie a infrarosso che differenzia perfettamente la pietra originale (in colore grigio) dalla ricostruzione in cemento (in colore bianco; questa differenza tra questi due materiali è particolarmente evidente grazie al diverso riflesso alla componente infrarossa della luce solare).



Il primo tempio si trova sul lato orientale del complesso e fu costruito tra il 3.600 a 3.200 a.C. Purtroppo, nonostante le cinque absidi siano chiaramente visibili, rimangono solo le fondamenta. Il tempio posto a sud è il più decorato e con una costruzione megalitica che contiene la parte inferiore di una colossale statua che rappresenta una figura femminile e, rispetto il tempio posto ad est, presenta le sue pareti in lastre di pietra con fori ben sagomati per un 'oracolo'. Si ritiene sia stato costruito tra il 3.150 e il 2.500 aC. Il tempio centrale ha invece sei absidi disposte su un unico piano e contiene i segni di una precedente copertura ad archi.

 
Fig. 5 - Lo stesso elemento architettonico ripreso mediante due tecniche differenti di fotografia. Sopra: ripreso con una fotocamera digitale Olympus E-5 e con il software proprietario per migliorare il contrasto. Sotto: la foto è stata scattata con una telecamera a infrarossi Canon modificata. Vi è una chiara mancanza di capacità di riflettere i raggi del sole da parte del cemento che sembra quasi di colore bianco, mentre il cielo appare quasi completamente nero.



Materiale e metodi

In questo studio è stato usato il protocollo SBSA, ossia il protocollo standard per archeoacustica elaborato dal gruppo di ricerca SBRG (Debertolis, Mizdrak, Savolainen, 2013) che è stato testato in diversi siti archeologici in tutta Europa e in Asia (Debertolis e Savolainen, 2012; Debertolis e Bisconti, 2013a; Debertolis e Bisconti, 2013b; Debertolis, Mizdrak, Savolainen, 2013; Debertolis e Bisconti, 2014; Debertolis, Tentov, Nikolić, Marianovic, Savolainen & Earl, 2014; Debertolis, Coimbra e Eneix, 2015; Debertolis e Gullà, 2016a, b, c). Poiché i siti archeologici possono talvolta essere attraversati da inquinamento elettromagnetico, sono stati usati dei dispositivi che evitano risultati anomali dipendenti da questo fattore. In particolare l'attrezzatura era costituito da registratori digitali di fascia alta con una banda di registrazione che si estende dagli infrasuoni alla gamma degli ultrasuoni con una frequenza di campionamento massima di 192 kHz (Tascam DR-680) o con frequenza di campionamento di 96 KHz (Tascam DR-100 e Zoom H4N). Il livello del volume di registrazione per delle apparecchiature come questa è una questione molto delicata. In luoghi tranquilli, viene utilizzato il massimo guadagno per la registrazione; in ambienti più rumorosi il guadagno del volume è determinato con lo standard 0,775V / 0 dB AES / EBU. I microfoni che sono stati utilizzati hanno un ampio range dinamico e una risposta piatta alle diverse frequenze (Sennheiser MKH 3020, risposta in frequenza di 10Hz – 50.000Hz). Questi ultimi sono stati connessi mediante cavi schermati (Mogami Gold Edition XLR) e connettori placcati d’oro.


Fig. 6 - Il posizionamento dell'apparecchiatura di registrazione ed i microfoni.


Se un particolare sito archeologico possiede oltre a qualche fenomeno acustico un fenomeno elettromagnetico indotto o naturale, è possibile individuare questo ultimo mediante dei sensori elettromagnetici che fanno parte dello standard SBRG. Questi sensori sono state fabbricati dalla ditta Demiurg in Croazia, tuttavia è possibile relaizzarli da chiunque abbia una conoscenza pratica di elettronica. Essenzialmente sono costituiti da due piccoli condensatori ed una bobina di rame. È  il diametro della bobina che modifica la sensibilità dispositivi dei. La risposta in frequenza è lineare da 5 Hz a 99.5KHz ossia copre tutte le frequenze che potrebbero influenzare i microfoni (VLF, frequenze radio molto basse, e LF, basse frequenze onde radio). Tali sensori possono anche rilevare le emissioni naturali che possono essere presenti in un sito archeologico.
Utilizzando questo metodo non è possibile eliminare fonti di interferenza, ma è possibile identificare qualsiasi fonte che possa influenzare le registrazioni nonché quelle capaci di influenzare la psiche delle persone. Il processo di pulizia delle registrazioni viene effettuata in laboratorio prendendo in considerazione tutti i fattori di cui sopra.


Fig. 7 - I sensori con ampia sensibilità (300Ω) che trasformano gli impulsi elettromagnetici dall'ambiente in impulsi elettrici utilizzabili dal registratore digitale.



Per esaminare le varie tracce registrate è stato utilizzato il programma software Pro Tools ver. 9.06 per Mac Apple ed il software Praat versione 4.2.1, ideato presso l'Università di Toronto, e il programma open-source Audacity nella sua versione 2.0.2 per PC Windows.
Un analizzatore di spettro (Spectran NF-3010 dalla fabbrica tedesca Aaronia AG) è stato utilizzato prima della registrazione per rilevare fenomeni elettromagnetici che potevano essere potenzialmente presenti con il rischio di influenzare i risultati.

 


Risultati

L'analisi delle registrazioni hanno rivelato quello che sembra essere una frequenza molto bassa proveniente dal sottosuolo in una gamma compresa tra i 21Hz e i 23Hz. In alcune occasioni questa frequenza è slittata anche nella banda di frequenza degli infrasuoni (non udibili all’orecchio umano) con un picco a circa 18Hz (vedi Fig. 8)

 


Fig. 8 - Grafici di tre registrazioni acquisite in due sedi diverse nel perimetro dei templi. Vi è un grande picco con un massimo di 21 - 23Hz in quasi tutte le tracce audio che a volte si estende a 18Hz compreso tra i -9db e i -22db. Non sono stati rilevati all'interno dei templi di Tarxien alcun ultrasuono (la gobba posta al termine del grafico, è un artefatto determinato dalle caratteristiche dei microfoni ultra-sensibili).

 


La spiegazione più probabile per la fonte di queste vibrazioni impercettibili, sono i movimenti delle acque sotterranee che viaggiano attraverso una faglia geologica posta nelle vicinanze. Infatti, Malta è una zona ricca di tali faglie ed è localizzata vicino alla zona dove le placche tettoniche Euroasiatica e Africana si scontrano vicino al suo arcipelago (vedi Fig.9). Serpelloni ha evidenziato nel corso del 2007 la forte attività di questa faglia geologica mediante il posizionamento di stazioni GPS (vedi Fig.10).


Fig. 9 - La linea di contatto tra le placche tettoniche di Nubia e Eurasia.


Fig. 10 - Velocità di movimento dell stazioni GPS lungo la linea di confine Nubia-Eurasia (... Da Serpelloni E. et al, J. Geophys Int 2007).

 


Come verificato in precedenti ricerche sugli antichi siti di Europa (Bosnia-Erzegovina, Serbia, Inghilterra meridionale, Portogallo, Alatri in Italia, e Sogmatar in Turchia), questo tipo di frequenza a basso volume, può avere un effetto positivo sull’attività cerebrale, con un efficacia particolarmente evidente in quelle persone che praticano la meditazione o la preghiera.
Le misurazioni sono state raccolte nel tentativo di verificare anche la presenza di un fenomeno di risonanza all’interno di due dei templi del complesso sacro considerati nelle migliori condizioni per raggiungere questo scopo. Vari strumenti musicali sono stati utilizzati, dal primitivo tamburo sciamanico alle campane a percussione, ma senza alcun successo. Purtroppo la struttura è troppo distrutta e anche se si crede che un tempo fosse stata ricoperta con un tetto a forma d cupola, nulla di tutto ciò rimane oggi.
Le registrazioni effettuate nel vicino ipogeo di Hal Saflieni (situato a breve distanza dai templi di Taxien) appaiono mancanti di questo stesso tipo di vibrazioni (Debertolis, Coimbra e Eneix, 2015).  Il volume molto basso rilevato all'inizio della linea del grafico delle vibrazioni registrate ad Hal Saflieni non deve ingannare,  la registrazione comunque dimostra un volume sonoro più basso. Indipendentemente dal volume il risultato non cambia, perché il picco di 21 - 23Hz rilevato nei Templi di Tarxiem, qui proprio manca totalmente (vedi Fig. 11).

 


Fig. 11 – Grafico della registrazione effettuata presso l’Ipogeo di Hal Saflieni situato vicino ai Templi di Tarxien. Esso appare totalmente privo di vibrazioni.



Discussione

In questa occasione il gruppo di ricerca SBRG ha effettuato le misurazioni su due dei quattro templi con risultati simili. Nei giorni seguenti, la stessa analisi è stata eseguita nell’Ipogeo di Hal Saflieni, situato a poche centinaia di metri dai Templi di  Tarxien. A parte una forte risonanza molto interessante in questa struttura creata dalla progettazione architettonica, non si è trovato traccia dello stesso picco di frequenza presente nei Templi di Tarxien (Debertolis, Coimbra e Eneix, 2015).
Per questo motivo si è concluso che questa frequenza proveniente dal sottosuolo è presente solo nel luogo in cui sono stati costruiti i templi di superficie. Oltre alle vibrazioni provenienti dal sottosuolo, si è osservato che alcuni megaliti sembrano agire come trasduttori delle vibrazioni grazie ad alcune concavità interne o fori che sembrano proiettare e focalizzare queste vibrazioni.

 


Fig. 12 - Una mano sensibile può facilmente percepire le vibrazioni a bassa frequenza.



I fori trovati nelle megaliti sono molto profondi e si considera che siano stati utilizzati come base di impianto per una sorta di barriera o come cardini di una porta. Tuttavia non ci sono prove a sostegno di questa ipotesi. Per esempio nel Tempio di Ggantija nell’isola di Gozo, questi fori non sono presenti per tutta la lunghezza dei megaliti, come sarebbe logico se sono stati progettati per offrire tale supporto ad una porta (vedi Fig. 14), ma sono presenti solo ad altezza d’uomo. Il fenomeno interessante sembra offrire uno spaccato di una tecnologia del passato ora perduta, rilevabile però solo attraverso la sensibilità di una mano posta di fronte a questi fori. Ma in questa epoca moderna le sofisticate attrezzature di cui disponiamo possono essere utilizzate per scoprire meglio queste proprietà.
Un esame più attento in rispetto alla direzione di fori, suggerisce che in questi fori si concentrano le vibrazioni sonore meccaniche, in modo simile al funzionamento dei moderni diffusori acustici. Tale meccanismo sembra fornire un’ulteriore interessante interpretazione di questo sito archeologico, ma sono necessarie anche altre analisi più approfondite ed una nuova ispezione per verificare nuovamente i dati è prevista nel prossimo futuro.

 


Fig. 13 - Estrapolazione grafica del suono proveniente dai megaliti.

 

Sono stati esaminati anche altri templi maltesi nell’isola di Gozo, vale a dire i templi di Ggantija e il cerchio megalitico di Xaghra. Il cerchio megalitico di  Xaghra è caratterizzato da una forte vibrazione sotterranea di circa 25-34Hz (Debertolis & Earl, 2014). Questa è una vibrazione estremamente potente, più o meno paragonabile a quella che è stato ritrovata nei Templi di Tarxien, ma in una gamma leggermente più alta di frequenza e anche con alcuni oscillazioni della stessa.
La fonte più plausibile di queste vibrazioni è che esse provengono dal movimento delle acque sotterranee attraverso il passaggio delle faglie geologiche (Danskin, 1998). Al contrario nei Templi di  Ggantija, che si trovano vicino al cerchio megalitico di Xaghra, non è stata reperita alcuna di tali vibrazioni. Lo stesso vale per i fori presenti nei megaliti di Ggantija. Ciò è in contrasto con le vibrazioni ritrovate nei Templi di Tarxien.
Ci può essere una possibile spiegazione del perché a Ggantija vi è una assenza di queste vibrazioni. Se un terremoto si è verificato in qualsiasi momento durante il periodo di esistenza di questo sito, che è di 6.000 anni, questo potrebbe aver chiaramente cambiato il corso di qualsiasi flusso d'acqua sotterranea e di conseguenza averne cancellato le emissioni vibratorie meccaniche.

 


Fig. 14 - I fori intagliati in un megalite a Ggantija, dove nessuna vibrazione sotterranea è stata ritrovata.

 



Conclusioni

Ancora una volta l’archeoacustica è in grado di fornire nuove interpretazioni su questioni antropologiche relative all'architettura antica e le popolazioni. Le vibrazioni scoperte a Tarxien sono vicine al ritmo delle frequenze delle onde cerebrali. Quando le persone sono impegnate in preghiera o in uno stato meditativo, questo può indurre un senso di esaltazione e misticismo. Dopo sei anni di ricerca presso un discreto numero di siti antichi, possiamo affermare che gli antichi popoli attraverso l'osservazione empirica avevano raggiunto la consapevolezza che alcuni luoghi possedevano particolari fenomenologie in grado di influenzare la mente (Debertolis e Savolainen, 2012; Debertolis e Bisconti, 2013a; Debertolis & Bisconti, 2013b; Debertolis, Mizdrak, Savolainen, 2013; Debertolis, Tirelli & Monti, 2014; Debertolis e Bisconti, 2014; Debertolis, Tentov, Nikolić, Marianovic, Savolainen & Earl, 2014; Debertolis, Coimbra e Eneix, 2015, Debertolis & Zivic, 2015, Debertolis e Gullà, 2016a, b, c).
Questo è il motivo per cui templi sono stati costruiti in quei luoghi particolari, ed ora una conoscenza perduta è riscoperta con l'ausilio dei nostri sofisticate attrezzature.
Come è stato possibile, però, che quasi 2.000 anni fa l'antica popolazione maltese sia stata in grado di individuare questi luoghi senza i dispositivi di misurazione di oggi? È noto che gli antichi romani derivavano la loro conoscenza in questo campo dalla più antica civiltà etrusca. In particolare Tito Livio ha citato nel suo libro "Storia di Roma" riguardo gli architetti romani del tempo, anche una particolare categoria di indovini denominati Auguri, che erano in grado di rilevare tali vibrazioni utilizzando vari metodi di divinazione. Le loro competenze furono usate per ritrovare la posizione ottimale per i campi militari, gli edifici pubblici o le terme, con una grande attenzione per evitare qualsiasi potenziale impatto negativo sulla salute.
Potrebbe essere possibile che tale conoscenza fosse posseduta anche dalle popolazioni non così lontane geograficamente come nel caso di Malta e questa conoscenza potrebbe essere stata praticata nello stesso modo. È inoltre possibile che le due civiltà abbiano sviluppato questa metodica separatamente.  In ogni caso sarà necessario nei prossimi mesi riesaminare nuovamente il sito archeologico.



Ringraziamenti

Un sincero ringraziamento alla curatrice del sito archeologico, Joanne Mallia, del Dipartimento Siti Preistorici della Sovrintendenza di Malta per la sua gentilezza e cortesia. Il suo aiuto ci ha permesso di avere libero accesso al tempio. Il Super Brain Research Group (SBRG) è anche grato al Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università degli Studi di Trieste (Italia) per il supporto in questa ricerca, in particolare al suo direttore, il prof. Roberto Di Lenarda.


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