Company Logo

SBRG logo

SBRG office

Sponsor

Congressi

Avviso ai lettori

Analisi archeoacustica dei Templi di Tarxien a Malta


Paolo Debertolis*, Nina Earl**, Maja Zivić***

 
 * Dipartimento di Scienze Mediche, Corso di Archeologia Odontoiatrica, Progetto SB Research Group, Università di Trieste

** Super Brain Research Group (SBRG), assistente scientifica, Londra, Regno Unito

*** Museo Nazionale di Zaječar, Curatore del palazzo imperiale romano Felix Romuliana, Gamzigrad, Serbia

 

Traduzione in italiano dell'articolo originale in lingua inglese pubblicato sul Journal of Anthropology and Archaeology (USA), ISSN 2334-2420 (Print Version) 2334-2439 (Online Version), vol.4, n.1, pp. 7-27, 2016, qui. Potete trovare l'articolo pubblicato (E-Publication FirstTM) sul Journal of Anthropology and Archaeology qui.

 
Riassunto - I Templi di Tarxien a Malta sono stati analizzati dal punto di vista dell’archeoacustica. Poiché non è più presente un tetto, non è stato possibile reperire fenomeni di risonanza nelle varie camere del tempio. Questa indagine ha però rilevato un’interessante vibrazione a bassa frequenza proveniente dal sottosuolo. La più probabile spiegazione della sua origine è che sia dovuta al movimento delle acque sotterranee attraverso le faglie geologiche locali. Questa vibrazione sembra anche essere trasmessa attraverso i megaliti, alcuni dei quali hanno delle concavità o fori intagliati nel loro contesto. La precedente interpretazione archeologica ha suggerito che questi erano stati utilizzati probabilmente per sostenere i cardini di una sorta di barriera o porta, ma senza alcuna prova a sostegno. Utilizzando la metodologia archeoacustica è possibile ora una nuova interpretazione di queste particolarità architettoniche che sembrano rappresentare quasi una sorta di diffusori acustici di basse frequenze.

Parole chiave - Templi di Tarxien, Malta, cerchio megalitico, risonanza, attività cerebrale, architettura megalitica.



Introduzione

L’archeo-acustica o archeoacustica è una disciplina complementare della archeologia che può aiutare a espandere la nostra conoscenza sul perché alcuni siti archeologici sono sempre stati considerati luoghi sacri sin dai tempi antichi. Essa può anche aiutare a spiegare perché le strutture antiche sono state costruite o scavate nella roccia in un particolare modo e per quale fine. Il gruppo di ricerca SBRG (Super Brain Research Group) in vari anni di ricerca, ha dimostrato una relazione tra vibrazioni meccaniche presenti in alcuni templi neolitici nel quale è presente un certo fenomeno di risonanza e l'attività cerebrale umana (Debertolis, Tirelli & Monti, 2014; Debertolis e Bisconti, 2014; Debertolis, Coimbra e Eneix 2015 ; Debertolis e Zivic, 2015, Debertolis e Gullà, 2016).
Lo stesso gruppo di ricerca (SBRG) ha anche suggerito che in alcuni templi e bagni termali romani gli architetti di quel periodo utilizzassero le vibrazioni naturali (n.d.r. provenienti dal sottosuolo) per aumentare lo stato di benessere o impressionanti effetti rituali sulle persone presenti in quei luoghi. Le vibrazioni naturali a bassa frequenza in assenza di alta pressione sonora possono influire positivamente sullo stato di  benessere umano e alcune soggetti possono percepire i suoni a bassa frequenza come una percezione fisica piuttosto che come un suono (Debertolis e Bisconti, 2013). Però gli infrasuoni possono anche provocare sensazioni di timore o di paura negli esseri umani (n.d.r. a particolari frequenze e volume sonoro), dato che non vengono percepiti coscientemente e possono dare piuttosto l'impressione che sta per accadere qualcosa di strano o che un evento soprannaturale è in corso (Tandy & Lawrence, 1998). Inoltre, suoni gravi, artificiali o estremi imposti all’ambiente sonoro possono avere un effetto profondamente destabilizzante sull'individuo, tanto che gli infrasuoni sono stati utilizzati anche nel settore delle armi acustiche (Debertolis & Bisconti, 2013). Così si può ipotizzare che laddove si concentrino un sacco di vibrazioni naturali a bassa frequenza, le antiche popolazioni possano aver considerato questi siti in qualche modo significativamente diversi o meglio "sacri" (Debertolis e Bisconti, 2013).
Partendo dal presupposto che ere passate non erano prive di rumore o erano spese nel silenzio, la più alta espressione della cultura del tempo era attraverso le arti musicali, come ad esempio la voce umana usata nel canto e accompagnata dalle vibrazioni acustiche provenienti dagli strumenti musicali dell’epoca. Inoltre, i fenomeni acustici naturali sono stati utilizzati in diverse civiltà per creare riti suggestivi, anche con antiche strutture progettate proprio per influenzare direttamente la mente verso un particolare stato di coscienza mediante le vibrazioni prodotte al loro interno (Jahn, Devereux & Ibison, 1996; Watson, 2006; Devereux , Krippner, tartz & Fish, 2007; Cook, Pajot & Leuchter, 2008; Debertolis e Bisconti, 2014; Debertolis e Gullà, 2015).
Attraverso l'analisi archeoacustica, è stato possibile dimostrare che nel passato c'era una certa conoscenza dei fenomeni acustici, che potrebbero essere stati utilizzati per rendere più efficienti gli antichi rituali (Debertolis e Savolainen, 2012; Debertolis e Bisconti, 2013a; Debertolis e Bisconti, 2013b; Debertolis, Mizdrak, Savolainen, 2013; Debertolis, Tirelli & Monti, 2014; Debertolis e Bisconti, 2014; Debertolis, Tentov, Nikolić, Marianovic, Savolainen & Earl, 2014; Debertolis, Coimbra e Eneix 2015, Debertolis e Zivic, 2015; Debertolis & Gullà 2016a, 2016b, 2016c). Con l'autorizzazione della Heritage Malta, abbiamo effettuato l'analisi acustica di un certo numero di siti neolitici di Malta e Gozo, al fine di risolvere alcuni misteri storici. Il gruppo di ricerca SBRG ha precedentemente già pubblicato i risultati della ricerca eseguita nell’ipogeo di Hal Saflieni a Malta (Debertolis, Coimbra e Eneix, 2015). Nel presente lavoro scientifico vengono illustrati i risultati dell'indagine sui Templi di Tarxien, un complesso di templi neolitici situati vicino all’pogeo di Hal Saflieni, ossia alla struttura sotterranea. Questa ricerca suggerisce anche che entrambi questi siti una volta erano parte di un unico complesso più esteso.



Il complesso di Tarxien

I templi neolitici di Tarxien si trovano sul lato nord dell'isola, nella città di Tarxien, e sono circondati da case. Di conseguenza, riuscire ad eseguire delle registrazioni di alto livello è stato molto più impegnativo di quanto non lo fosse stato all’interno dell'ipogeo di Hal Saflieni.
Questi templi sono stati portati alla luce dall’archeologo maltese T. Zammit nel 1915, dopo che alcuni agricoltori locali avevano lamentato il fatto che, durante l'aratura dei campi al di sopra dei templi, il loro aratro era stato rovinato da grossi blocchi di pietra. Questi templi sono stati ulteriormente scavati nel 1954 dall’archeologo britannico J.D. Evans e quattro anni più tardi da D. Trump che ha scoperto il loro riutilizzo ai tempi dell'Impero Romano come cantine (Pace, 2006).
Il sito dei templi di Tarxien è costituito da un complesso di quattro strutture megalitiche costruito nel corso di tre periodi distinti di tempo tra circa il 3.600 a.C. e il 700 a.C. Gli archeologi ritenevano queste strutture come le più antiche presenti sulla Terra fino a quando il più grande complesso di Gobekli Tepe, recentemente riportato alla luce in Turchia, ha da allora preso questo posto.
Il complesso neolitico di Malta è stato inizialmente costruito tra il 3.600 e il 3.000 aC come luogo sacro, ma già all'inizio dell'età del bronzo (2400-1500 a.C.) i templi originali erano stati riutilizzati come deposito per urne cinerarie. Questo indica che la popolazione originale era stata sostituita da nuovi arrivati con diversi costumi sociali.



Fig. 1 - Alcuni templi sono totalmente immersi nel terreno, in modo simile al sito più antico di Gobekli Tepe in Turchia.



Durante gi scavi archeologici degli anni ‘50, quando era scoperto un danno a qualsiasi megalite, veniva effettuata la ricostruzione dello stesso utilizzando del cemento Portland, correndo il rischio di restituire qualcosa di falso rispetto l'originale. Inoltre, il tipo di materiale utilizzato rispetto ai megaliti in pietra calcarea corallina originali possono non essere stati posizionati nella loro posizione corretta, pregiudicando il corretto funzionamento acustico dell’antica struttura. Senza dimenticare che il processo di ricostruzione in calcestruzzo può anche aver danneggiato la pietra originale. Purtroppo al momento del restauro questo problema era sconosciuto (Pace, 2006).



Fig. 2 - Il complesso preistorico è circondato da una città densamente popolata.


Fig. 3 -  Uno sguardo attraverso le porte del tempio.

 


Alla fotografia all'infrarosso le parti ricostruite dei megaliti appaiono molto più chiare rispetto alla pietra originale. Rispetto la fotografia normale, queste parti appaiono più visibili perché più brillanti. La fotografia a infrarossi annulla anche l’ombreggiatura scura determinata dalle muffe e dai licheni presenti sulla superficie dei megaliti rendendo l'elemento strutturale più visibile nel suo insieme.


Fig. 4 – Esempio di fotografie a infrarosso che differenzia perfettamente la pietra originale (in colore grigio) dalla ricostruzione in cemento (in colore bianco; questa differenza tra questi due materiali è particolarmente evidente grazie al diverso riflesso alla componente infrarossa della luce solare).



Il primo tempio si trova sul lato orientale del complesso e fu costruito tra il 3.600 a 3.200 a.C. Purtroppo, nonostante le cinque absidi siano chiaramente visibili, rimangono solo le fondamenta. Il tempio posto a sud è il più decorato e con una costruzione megalitica che contiene la parte inferiore di una colossale statua che rappresenta una figura femminile e, rispetto il tempio posto ad est, presenta le sue pareti in lastre di pietra con fori ben sagomati per un 'oracolo'. Si ritiene sia stato costruito tra il 3.150 e il 2.500 aC. Il tempio centrale ha invece sei absidi disposte su un unico piano e contiene i segni di una precedente copertura ad archi.

 
Fig. 5 - Lo stesso elemento architettonico ripreso mediante due tecniche differenti di fotografia. Sopra: ripreso con una fotocamera digitale Olympus E-5 e con il software proprietario per migliorare il contrasto. Sotto: la foto è stata scattata con una telecamera a infrarossi Canon modificata. Vi è una chiara mancanza di capacità di riflettere i raggi del sole da parte del cemento che sembra quasi di colore bianco, mentre il cielo appare quasi completamente nero.



Materiale e metodi

In questo studio è stato usato il protocollo SBSA, ossia il protocollo standard per archeoacustica elaborato dal gruppo di ricerca SBRG (Debertolis, Mizdrak, Savolainen, 2013) che è stato testato in diversi siti archeologici in tutta Europa e in Asia (Debertolis e Savolainen, 2012; Debertolis e Bisconti, 2013a; Debertolis e Bisconti, 2013b; Debertolis, Mizdrak, Savolainen, 2013; Debertolis e Bisconti, 2014; Debertolis, Tentov, Nikolić, Marianovic, Savolainen & Earl, 2014; Debertolis, Coimbra e Eneix, 2015; Debertolis e Gullà, 2016a, b, c). Poiché i siti archeologici possono talvolta essere attraversati da inquinamento elettromagnetico, sono stati usati dei dispositivi che evitano risultati anomali dipendenti da questo fattore. In particolare l'attrezzatura era costituito da registratori digitali di fascia alta con una banda di registrazione che si estende dagli infrasuoni alla gamma degli ultrasuoni con una frequenza di campionamento massima di 192 kHz (Tascam DR-680) o con frequenza di campionamento di 96 KHz (Tascam DR-100 e Zoom H4N). Il livello del volume di registrazione per delle apparecchiature come questa è una questione molto delicata. In luoghi tranquilli, viene utilizzato il massimo guadagno per la registrazione; in ambienti più rumorosi il guadagno del volume è determinato con lo standard 0,775V / 0 dB AES / EBU. I microfoni che sono stati utilizzati hanno un ampio range dinamico e una risposta piatta alle diverse frequenze (Sennheiser MKH 3020, risposta in frequenza di 10Hz – 50.000Hz). Questi ultimi sono stati connessi mediante cavi schermati (Mogami Gold Edition XLR) e connettori placcati d’oro.


Fig. 6 - Il posizionamento dell'apparecchiatura di registrazione ed i microfoni.


Se un particolare sito archeologico possiede oltre a qualche fenomeno acustico un fenomeno elettromagnetico indotto o naturale, è possibile individuare questo ultimo mediante dei sensori elettromagnetici che fanno parte dello standard SBRG. Questi sensori sono state fabbricati dalla ditta Demiurg in Croazia, tuttavia è possibile relaizzarli da chiunque abbia una conoscenza pratica di elettronica. Essenzialmente sono costituiti da due piccoli condensatori ed una bobina di rame. È  il diametro della bobina che modifica la sensibilità dispositivi dei. La risposta in frequenza è lineare da 5 Hz a 99.5KHz ossia copre tutte le frequenze che potrebbero influenzare i microfoni (VLF, frequenze radio molto basse, e LF, basse frequenze onde radio). Tali sensori possono anche rilevare le emissioni naturali che possono essere presenti in un sito archeologico.
Utilizzando questo metodo non è possibile eliminare fonti di interferenza, ma è possibile identificare qualsiasi fonte che possa influenzare le registrazioni nonché quelle capaci di influenzare la psiche delle persone. Il processo di pulizia delle registrazioni viene effettuata in laboratorio prendendo in considerazione tutti i fattori di cui sopra.


Fig. 7 - I sensori con ampia sensibilità (300Ω) che trasformano gli impulsi elettromagnetici dall'ambiente in impulsi elettrici utilizzabili dal registratore digitale.



Per esaminare le varie tracce registrate è stato utilizzato il programma software Pro Tools ver. 9.06 per Mac Apple ed il software Praat versione 4.2.1, ideato presso l'Università di Toronto, e il programma open-source Audacity nella sua versione 2.0.2 per PC Windows.
Un analizzatore di spettro (Spectran NF-3010 dalla fabbrica tedesca Aaronia AG) è stato utilizzato prima della registrazione per rilevare fenomeni elettromagnetici che potevano essere potenzialmente presenti con il rischio di influenzare i risultati.

 


Risultati

L'analisi delle registrazioni hanno rivelato quello che sembra essere una frequenza molto bassa proveniente dal sottosuolo in una gamma compresa tra i 21Hz e i 23Hz. In alcune occasioni questa frequenza è slittata anche nella banda di frequenza degli infrasuoni (non udibili all’orecchio umano) con un picco a circa 18Hz (vedi Fig. 8)

 


Fig. 8 - Grafici di tre registrazioni acquisite in due sedi diverse nel perimetro dei templi. Vi è un grande picco con un massimo di 21 - 23Hz in quasi tutte le tracce audio che a volte si estende a 18Hz compreso tra i -9db e i -22db. Non sono stati rilevati all'interno dei templi di Tarxien alcun ultrasuono (la gobba posta al termine del grafico, è un artefatto determinato dalle caratteristiche dei microfoni ultra-sensibili).

 


La spiegazione più probabile per la fonte di queste vibrazioni impercettibili, sono i movimenti delle acque sotterranee che viaggiano attraverso una faglia geologica posta nelle vicinanze. Infatti, Malta è una zona ricca di tali faglie ed è localizzata vicino alla zona dove le placche tettoniche Euroasiatica e Africana si scontrano vicino al suo arcipelago (vedi Fig.9). Serpelloni ha evidenziato nel corso del 2007 la forte attività di questa faglia geologica mediante il posizionamento di stazioni GPS (vedi Fig.10).


Fig. 9 - La linea di contatto tra le placche tettoniche di Nubia e Eurasia.


Fig. 10 - Velocità di movimento dell stazioni GPS lungo la linea di confine Nubia-Eurasia (... Da Serpelloni E. et al, J. Geophys Int 2007).

 


Come verificato in precedenti ricerche sugli antichi siti di Europa (Bosnia-Erzegovina, Serbia, Inghilterra meridionale, Portogallo, Alatri in Italia, e Sogmatar in Turchia), questo tipo di frequenza a basso volume, può avere un effetto positivo sull’attività cerebrale, con un efficacia particolarmente evidente in quelle persone che praticano la meditazione o la preghiera.
Le misurazioni sono state raccolte nel tentativo di verificare anche la presenza di un fenomeno di risonanza all’interno di due dei templi del complesso sacro considerati nelle migliori condizioni per raggiungere questo scopo. Vari strumenti musicali sono stati utilizzati, dal primitivo tamburo sciamanico alle campane a percussione, ma senza alcun successo. Purtroppo la struttura è troppo distrutta e anche se si crede che un tempo fosse stata ricoperta con un tetto a forma d cupola, nulla di tutto ciò rimane oggi.
Le registrazioni effettuate nel vicino ipogeo di Hal Saflieni (situato a breve distanza dai templi di Taxien) appaiono mancanti di questo stesso tipo di vibrazioni (Debertolis, Coimbra e Eneix, 2015).  Il volume molto basso rilevato all'inizio della linea del grafico delle vibrazioni registrate ad Hal Saflieni non deve ingannare,  la registrazione comunque dimostra un volume sonoro più basso. Indipendentemente dal volume il risultato non cambia, perché il picco di 21 - 23Hz rilevato nei Templi di Tarxiem, qui proprio manca totalmente (vedi Fig. 11).

 


Fig. 11 – Grafico della registrazione effettuata presso l’Ipogeo di Hal Saflieni situato vicino ai Templi di Tarxien. Esso appare totalmente privo di vibrazioni.



Discussione

In questa occasione il gruppo di ricerca SBRG ha effettuato le misurazioni su due dei quattro templi con risultati simili. Nei giorni seguenti, la stessa analisi è stata eseguita nell’Ipogeo di Hal Saflieni, situato a poche centinaia di metri dai Templi di  Tarxien. A parte una forte risonanza molto interessante in questa struttura creata dalla progettazione architettonica, non si è trovato traccia dello stesso picco di frequenza presente nei Templi di Tarxien (Debertolis, Coimbra e Eneix, 2015).
Per questo motivo si è concluso che questa frequenza proveniente dal sottosuolo è presente solo nel luogo in cui sono stati costruiti i templi di superficie. Oltre alle vibrazioni provenienti dal sottosuolo, si è osservato che alcuni megaliti sembrano agire come trasduttori delle vibrazioni grazie ad alcune concavità interne o fori che sembrano proiettare e focalizzare queste vibrazioni.

 


Fig. 12 - Una mano sensibile può facilmente percepire le vibrazioni a bassa frequenza.



I fori trovati nelle megaliti sono molto profondi e si considera che siano stati utilizzati come base di impianto per una sorta di barriera o come cardini di una porta. Tuttavia non ci sono prove a sostegno di questa ipotesi. Per esempio nel Tempio di Ggantija nell’isola di Gozo, questi fori non sono presenti per tutta la lunghezza dei megaliti, come sarebbe logico se sono stati progettati per offrire tale supporto ad una porta (vedi Fig. 14), ma sono presenti solo ad altezza d’uomo. Il fenomeno interessante sembra offrire uno spaccato di una tecnologia del passato ora perduta, rilevabile però solo attraverso la sensibilità di una mano posta di fronte a questi fori. Ma in questa epoca moderna le sofisticate attrezzature di cui disponiamo possono essere utilizzate per scoprire meglio queste proprietà.
Un esame più attento in rispetto alla direzione di fori, suggerisce che in questi fori si concentrano le vibrazioni sonore meccaniche, in modo simile al funzionamento dei moderni diffusori acustici. Tale meccanismo sembra fornire un’ulteriore interessante interpretazione di questo sito archeologico, ma sono necessarie anche altre analisi più approfondite ed una nuova ispezione per verificare nuovamente i dati è prevista nel prossimo futuro.

 


Fig. 13 - Estrapolazione grafica del suono proveniente dai megaliti.

 

Sono stati esaminati anche altri templi maltesi nell’isola di Gozo, vale a dire i templi di Ggantija e il cerchio megalitico di Xaghra. Il cerchio megalitico di  Xaghra è caratterizzato da una forte vibrazione sotterranea di circa 25-34Hz (Debertolis & Earl, 2014). Questa è una vibrazione estremamente potente, più o meno paragonabile a quella che è stato ritrovata nei Templi di Tarxien, ma in una gamma leggermente più alta di frequenza e anche con alcuni oscillazioni della stessa.
La fonte più plausibile di queste vibrazioni è che esse provengono dal movimento delle acque sotterranee attraverso il passaggio delle faglie geologiche (Danskin, 1998). Al contrario nei Templi di  Ggantija, che si trovano vicino al cerchio megalitico di Xaghra, non è stata reperita alcuna di tali vibrazioni. Lo stesso vale per i fori presenti nei megaliti di Ggantija. Ciò è in contrasto con le vibrazioni ritrovate nei Templi di Tarxien.
Ci può essere una possibile spiegazione del perché a Ggantija vi è una assenza di queste vibrazioni. Se un terremoto si è verificato in qualsiasi momento durante il periodo di esistenza di questo sito, che è di 6.000 anni, questo potrebbe aver chiaramente cambiato il corso di qualsiasi flusso d'acqua sotterranea e di conseguenza averne cancellato le emissioni vibratorie meccaniche.

 


Fig. 14 - I fori intagliati in un megalite a Ggantija, dove nessuna vibrazione sotterranea è stata ritrovata.

 



Conclusioni

Ancora una volta l’archeoacustica è in grado di fornire nuove interpretazioni su questioni antropologiche relative all'architettura antica e le popolazioni. Le vibrazioni scoperte a Tarxien sono vicine al ritmo delle frequenze delle onde cerebrali. Quando le persone sono impegnate in preghiera o in uno stato meditativo, questo può indurre un senso di esaltazione e misticismo. Dopo sei anni di ricerca presso un discreto numero di siti antichi, possiamo affermare che gli antichi popoli attraverso l'osservazione empirica avevano raggiunto la consapevolezza che alcuni luoghi possedevano particolari fenomenologie in grado di influenzare la mente (Debertolis e Savolainen, 2012; Debertolis e Bisconti, 2013a; Debertolis & Bisconti, 2013b; Debertolis, Mizdrak, Savolainen, 2013; Debertolis, Tirelli & Monti, 2014; Debertolis e Bisconti, 2014; Debertolis, Tentov, Nikolić, Marianovic, Savolainen & Earl, 2014; Debertolis, Coimbra e Eneix, 2015, Debertolis & Zivic, 2015, Debertolis e Gullà, 2016a, b, c).
Questo è il motivo per cui templi sono stati costruiti in quei luoghi particolari, ed ora una conoscenza perduta è riscoperta con l'ausilio dei nostri sofisticate attrezzature.
Come è stato possibile, però, che quasi 2.000 anni fa l'antica popolazione maltese sia stata in grado di individuare questi luoghi senza i dispositivi di misurazione di oggi? È noto che gli antichi romani derivavano la loro conoscenza in questo campo dalla più antica civiltà etrusca. In particolare Tito Livio ha citato nel suo libro "Storia di Roma" riguardo gli architetti romani del tempo, anche una particolare categoria di indovini denominati Auguri, che erano in grado di rilevare tali vibrazioni utilizzando vari metodi di divinazione. Le loro competenze furono usate per ritrovare la posizione ottimale per i campi militari, gli edifici pubblici o le terme, con una grande attenzione per evitare qualsiasi potenziale impatto negativo sulla salute.
Potrebbe essere possibile che tale conoscenza fosse posseduta anche dalle popolazioni non così lontane geograficamente come nel caso di Malta e questa conoscenza potrebbe essere stata praticata nello stesso modo. È inoltre possibile che le due civiltà abbiano sviluppato questa metodica separatamente.  In ogni caso sarà necessario nei prossimi mesi riesaminare nuovamente il sito archeologico.



Ringraziamenti

Un sincero ringraziamento alla curatrice del sito archeologico, Joanne Mallia, del Dipartimento Siti Preistorici della Sovrintendenza di Malta per la sua gentilezza e cortesia. Il suo aiuto ci ha permesso di avere libero accesso al tempio. Il Super Brain Research Group (SBRG) è anche grato al Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università degli Studi di Trieste (Italia) per il supporto in questa ricerca, in particolare al suo direttore, il prof. Roberto Di Lenarda.


Bibliografia

Cook I.A, Pajot S. K., Leuchter A.F. (2008). Ancient Architectural Acoustic Resonance Patterns and Regional Brain Activity. Time and Mind, Volume 1, Number 1(10), March, pp. 95-104.

Danskin W.R. (1998). Evaluation of the Hydrologic System and Selected Water-Management Alternatives in the Owens Valley. California U.S. Geological Survey Water Supply, Paper 2370.

Debertolis P.,. Savolainen H.A. (2012). The phenomenon of resonance in the Labyrinth of Ravne (Bosnia-Herzegovina). Resultsof testing. Proceedings of ARSA Conference (Advanced Research in Scientific Areas), Bratislava (Slovakia), December, 3-7, 2012, pp. 1133-1136.

Debertolis P., Bisconti N. (2013a). Archaeoacoustics in ancient sites. Proceedings of the "1st International Virtual Conference on Advanced Scientific Results" (SCIECONF 2013), Zilina (Slovakia) June, 10-14, 2013,  pp. 306-310.
Debertolis P., Bisconti N. (2013b). Archaeoacoustics analysis and ceremonial customs in an ancient hypogeum. Sociology Study, Vol.3 no.10, October 2013, pp. 803-814.

Debertolis P., Mizdrak S., Savolainen H. (2013). The Research for an Archaeoacoustics Standard. Proceedings of the 2nd Conference ARSA (Advanced Research in Scientific Areas), Bratislava (Slovakia), December, 3-7, 2013, pp. 305 -310.

Debertolis P, Gullà D., Richeldi F. (2014). Archaeoacoustic analysis of an ancient hypogeum using new TRV camera (Variable Resonance Camera) technology. Proceedings of the “2nd International Virtual Conference on Advanced Scientific Results” (SCIECONF 2014), Žilina (Slovakia) June, 9 - 13, 2014, pp. 323-329.

Debertolis P., Bisconti N. (2014). Archaeoacoustics analysis of an ancient hypogeum in Italy. Proceedings of the Conference "Archaeacoustics I: The Archaeology of Sound", Malta, February 19-22, 2014, pp. 131-139.

Debertolis P., Tirelli G., Monti F. (2014). Systems of acoustic resonance in ancient sites and related brain activity. Proceedings of Conference "Archaeoacoustics I: The Archaeology of Sound", Malta, February 19-22, 2014, pp. 59-65.

Debertolis P., Earl N. (2014). Analysis in Gozo. Proceedings of Conference "Archaeoacoustics I: The Archaeology of Sound", Malta, February 19-22, 2014, p. 140

Debertolis P., Tentov A., Nicolić D., Marianović, Savolainen H., Earl N. (2014). Archaeoacoustic analysis of the ancient site of Kanda (Macedonia). Proceedings of the 3rd Conference ARSA (Advanced Research in Scientific Areas), Žilina (Slovakia), December, 1-5, 2014, pp. 237-251.

Debertolis P., Coimbra F., Eneix L. (2015). Archaeoacoustic Analysis of the Ħal Saflieni Hypogeum in Malta. Journal of Anthropology and Archaeology, Vol. 3 (1), pp. 59-79.

Debertolis P., Gullà D. (2015). Archaeoacoustic analysis of the ancient town of Alatri in Italy", British Journal of Interdisciplinary Science, September, Vol. 2, (3), pp. 1-29.

Debertolis P., Zivić M. (2015). Archaeoacoustic analysis of Cybele's temple, Roman Imperial Palace of Felix Romuliana, Serbia. Journal of Anthropology and Archaeology, Vol. 3 (2), 2015, pp. 1-19.

Debertolis P., Gullà D. (2015). Anthropological analysis of human body emissions using new photographic technologies. A study confirming ancient perceptions in Art History. Proceedings of the “3rd International Virtual Conference on Advanced Scientific Results” (SCIECONF 2015), Žilina (Slovakia) May 25-29, 2015, pp. 162-168.

Debertolis P., Nicolić D., Marianović G., Savolainen H., Earl N., Ristevski N. (2015). Archaeoacoustic analysis of Kanda Hill in Macedonia. Study of the peculiar EM phenomena and audio frequency vibrations. Proceedings of the 4th Conference ARSA (Advanced Research in Scientific Areas), Žilina (Slovakia), November 9-13, 2015, pp.169-177.

Debertolis P., Gullà D. (2016a). Preliminary Archaeoacoustic Analysis of a Temple in the Ancient Site of Sogmatar in South-East Turkey. Proceedings of Conference "Archaeoacoustics II: The Archaeology of Sound", Istanbul (Turkey), Oct  30-31 Nov 1, 2015, pp. 137-148.

Debertolis P., Gullà D. (2016b). New Technologies of Analysis in Archaeoacoustics. Proceedings of Conference "Archaeoacoustics II: The Archaeology of Sound", Istanbul (Turkey), Oct  30-31 Nov 1, 2015, pp. 33-50.

Debertolis P., Gullà D. (2016c). Healing aspects identified by archaeoacoustic techniques in Slovenia. Proceedings of the “3rd International Virtual Conference on Advanced Scientific Results” (SCIECONF 2016), Žilina (Slovakia), June 6-10, 2016, in press.

Devereux P., Krippner S., Tartz R., Fish A. (2007). A Preliminary Study on English and Welsh ‘Sacred Sites’ and Home Dream Reports. Anthropology of Consciousness, Vol. 18, No. 2:  pp. 2–28.

Jahn R.G., Devereux P., Ibson M. (1995). Acoustical resonances of Assorted Ancient Structures”, Journal of the Acoustics Society of America, 99. Princeton University, pp. 649-658.  

Pace A. (2006). The Tarxien Temples. (2nd ed.), Heritage Book, 2010, Malta
Serpelloni E., Vannucci G., Pondrelli S., Argnani A., Casula G., Anzidei M., Baldi P.,

Gasperini P. (2007). Kinematics of the Western Africa-Eurasia plate boundary from focal mechanisms and GPS data. Geophysical Journal International, vol. 169, issue 3, June, pp. 1180-1200.

Tandy V.,  Lawrence  T. (1998). The ghost in the machine. Journal of the Society for Psychical Research, April, 62 (851): 360–364

Titus Livius. History of Rome. Book I, 35,3.

Titus Livius. "Auspiciis hanc urbem conditam them auspiciis beautiful ac peace domi militiaeque omnia geri, quis est qui ignoret?" in History of Rome. Book VI, 41.



 

Analisi archeoacustica preliminare di un tempio posto nell’antico sito di Sogmatar situato nel sud-est della Turchia

Paolo Debertolis *, Daniele Gullà **



* Dipartimento di Scienze Mediche - Università degli Studi di Trieste, Italia

** SB Research Group, Bologna, Italia

 

Articolo pubblicato sugli Atti del Congresso "Archaeacoustics II: Second International Multi-Disciplinary Conference and workshop on the Archaeology of Sound", Istanbul Technical University, Taşkışla Building, Istanbul, Turchia, 30-31 Ottobre e 1 Novembre 2015, pp. 137-148. Potete trovare la bozza dell'articolo originale in lingua inglese con foto a colori qui. Potete trovare l'articolo originale pubblicato sugli atti del congresso con foto in bianco-nero qui.

 


Riassunto – In questo lavoro scientifico vengono studiate le proprietà archeoacustiche e i fenomeni fisici presenti in un sito localizzato nel sud-est dell'Anatolia (Turchia) che viene descritto sin dai tempi antichi come un centro culturale e religioso. In un unico giorno ed usando il protocollo SBSA (Super Brain Standard for Archaeoacoustics ) è stato eseguito un esperimento di risonanza all’interno del tempio e contemporaneamente si è andati alla ricerca di fenomeni fisici locali mediante l’uso di una speciale tecnica nell’ambito della fotografia ad UV (ultravioletto). Tale studio preliminare ha identificato alcune interessanti peculiarità di questo sito che confermano una profonda conoscenza nei popoli antichi del fenomeno di risonanza su determinate frequenze sonore in grado di modificare l'attività cerebrale umana. Su una parete laterale del tempio abbiamo anche identificato un potente campo magnetico che appare essere per ora senza spiegazione.

Parole chiave - Archeoacustica, Sogmatar, ipogeo, alterato stato di coscienza.

 

 

Introduzione
L’archeoacustica è una metodologia complementare all’archeologia, che può portare una diversa valutazione e comprensione dei luoghi sacri, ad esempio nell’esplorare il rapporto tra a un determinato sito e l’attività cerebrale umana. Dopo un periodo di sei anni di ricerca in un certo numero di siti sacri in Europa, il nostro gruppo ha ipotizzato che la posizione sul territorio di tali siti sacri non è un atto casuale, ma determinato proprio dalle caratteristiche di quel luogo. Ossia proprio le fenomenologie presenti in quei luoghi ha permesso alle antiche popolazioni di sperimentare una sorta di esperienza mistica che le ha portate a sentirsi più vicine ai loro dei. Nella maggior parte di questi luoghi sacri abbiamo infatti scoperto particolari fenomeni fisici che influenzano l’attività cerebrale ed in particolare l’andamento delle onde cerebrali. È quindi importante non trascurare la componente emotiva dell’attività cerebrale umana in un luogo sacro, un punto di vista che il nostro gruppo di ricerca ha iniziato a studiare dal 2010 [2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12].
I "siti sacri" possono essere considerati quelle aree geografiche che un particolare gruppo sociale ritiene degne di rispetto e di venerazione, tipicamente luoghi di culto o utilizzati per altri scopi religiosi o rituali. Come tali, nei tempi antichi, essi potevano anche essere profanati o contaminati e per questo erano protetti in qualche modo. Gli antichi greci usavano il termine 'topos' per riferirsi alle caratteristiche fisiche e rilevabili di un sito, e la parola 'chora' per riferirsi a quelle qualità di un sito che avrebbero potuto evocare una presenza mitica [15]. Questo studio preliminare ha dato risultati brillanti per le possibili motivazioni per cui questo particolare sito in Turchia era considerato sacro sin dall'antichità.

 

 

Sogmatar
Questa ricerca ha avuto luogo in un tempio ipogeo situato a Sogmatar, posto in Turchia [16]. Le rovine di Sogmatar si trovano a circa 57 km dalla antica città di Harran nel sud-est dell'Anatolia. A Sogmatar esiste un tumulo inesplorato che si erge come una collina fino a 60 metri di altezza (Fig. 1). Su di esso si trovano i resti di mura e torrette risalenti al secondo secolo dopo Cristo, mentre all'interno del villaggio attuale vi sono i resti di vari templi [22].

 

 


Figura. 1 - Nella
foto posta al di sopra il tumulo è ripreso dalla collina sacra posta di fronte ad esso,nella foto al di sotto lo stesso tumulo ripreso dal punto di vista del villaggio di Sogmatar.

 


Sogmatar era un centro culturale del Settimismo, termine che deriva dal culto del dio Sin (divinità lunare, figlio primogenito di Enlil) ad Harran, e anche dal culto di Marillaha, signore degli dei. I resti più importanti sono quelli di un tempio a cielo aperto dove i sacri pianeti erano venerati e venivano anche eseguiti dei sacrifici in loro onore. In un altro tempio, la Caverna di Pognon, che era scavato nella roccia circostante, le pareti al suo interno sono ricoperte di scritture in caratteri siriaci e di rilievi raffiguranti figure umane che si ritiene rappresentino i sacri pianeti [14]. Questi rilievi non sono in buone condizioni, tuttavia la struttura originaria del tempio è ben conservata tale da divenire l'obiettivo principale di questa ricerca preliminare.

Sogmatar fu un importante centro di culto in cui gli abitanti di Harran adoravano la divintà lunare e gli dei planetari durante il regno di Abgar. Il tempio sotterraneo da noi esaminato apparteneva proprio al dio Sin, la divinità lunare, e si chiama "Caverna di Pognon". Attorno al villaggio si possono trovare altri sei mausolei a pianta quadrata e circolare ed è per questo motivo che Sogmatar è conosciuta come "La Città dei Sette Templi". Di fronte al tumulo (Fig. 1) e accanto al villaggio c’è una collina sacra.

In questa collina sono state scavate alcune tombe che oggi vengono utilizzate dagli abitanti locali come ovili (Fig. 2). Sulle pendici di questa collina vi sono i bassorilievi di alcuni di questi Dei (Fig. 3) e numerose iscrizioni incise sulla superficie della roccia [17] (Fig. 4).

 


Figura. 2 - Una tomba scavata nella collina sacra a Sogmatar.
La persona seduta sopra dà la proporzione di questo manufatto.


Figura. 3 - Alcune immagini degli dei a bassorilievo ricavate nella roccia della collina.

 

Figura. 4 - Iscrizione in lingua siriaca scolpita sulla collina sacra.

 


Le rovine di Sogmatar sono a 57 chilometri da Harran, una tra le più antiche e leggendarie città poste nel sud-ovest della Turchia, vicino al confine con la Siria. Harran era già un importante centro commerciale nel lontano terzo millennio avanti Cristo. Le celebri “tavolette di Ebla” che sono state rinvenute negli anni ‘70 presso il Palazzo Reale G dell'acropoli di Elba in Siria datano Sogmatar tra il 2.500 a 2.250 a.C. e contengono il primo riferimento alla città antica: vale a dire la valutazione del patrimonio di un sovrano di Harran a Sogmatar che sposò una principessa eblaita di nome Zugalum, che a sua volta divenne la "Regina di Harran "[18].

Harran rimase un avamposto mercantile ambito, grazie alla sua posizione strategica anche nel 1.900 a.C. secondo Ammiano Marcellino, storico romano del IV° secolo d.C., che descrive così la sua posizione strategica: "Da lì [Harran] due diverse strade reali portano alla Persia: quella a sinistra attraverso Adiabene sopra al corso del Tigri; quella a destra attraverso l'Assiria e attraverso l'Eufrate "[23].

Non solo Harran aveva facile accesso ad entrambi le strade assire e babilonesi, ma anche alle strade a nord dell'Eufrate che fornivano un facile accesso verso la Malatiyah e l’Asia Minore. Harran è rimasto un importante città per un lungo periodo di tempo, compreso tutto il periodo assiro, ittita, medio e neo-assiro, neo-babilonese, persiano, seleucide, romano, islamico, mandaico e il periodo dei crociati. Dire che resistente a lungo nella storia sarebbe un eufemismo, ma alla fine fu distrutta dall'invasione mongola [18].

Ad Harran, si fa riferimento tuttora al tempio di Sin, tuttavia la sua posizione esatta è difficile da individuare (Fig. 5). Diversi re assiri descrivono la sua ricostruzione e gli attuali scavi suggeriscono che si trovi nell’ambito di un grande edificio costituito con mattoni crudi posto vicino alle attuali rovine dell’università islamica e sarebbe datato alla fine del terzo millennio a.C. Questa è una possibile posizione del tempio leggendario, che sarebbe stato creato al tempo di Hammurabi (1.728-1.686 a.C.), il sesto re amorreo di Babilonia. Comunque, l'ultimo re di Babilonia, Nabonedo (556-539 a.C.) avrebbe ricostruito il tempio di Sin e sua madre lo avrebbe presieduto come sacerdotessa del tempio. I Cilindri di Nabonedo (quattro in totale), scritti in caratteri cuneiformi, riferiscono che il re riparò tre templi in Mesopotamia, tra cui il santuario della divinità lunare Sin (chiamato anche Ehulhul) ad Harran con la passione, la dedizione e lo zelo religioso di uno che ha capito l'importanza del dio Sin [18].

 




Figura. 5 - Una possibile ubicazione del tempio del dio Sin ad Haran.




Figura. 6 - Le rovine di Harran distrutte dall’invasione mongola.

 

Il Dio Sin

Il dio Sin era un dio sumero denominato 'Padre degli Dei' e 'Signore della Sapienza'. Sin era anche conosciuto come Nanna, dio lunare mesopotamico, ossia la divinità sumerica figlio degli dei Enlil e Ninlil. Il semitico dio lunare Su'en/Sin era una divinità a sé stante, ma fu fusa con Nanna dall'Impero Accadico (circa 2.334 a.C. - circa 2.154 a.C.) in poi [18 24,25,26,27]. Non a caso, il significato originale di Nanna è andato perduto. Tuttavia, ciò che sappiamo è che i luoghi principali di culto del dio lunare erano ad Ur nel sud della Mesopotamia ed ad Harran nel nord della stessa [18, 24,25,26,27].

Immagini risalenti intorno al 2.500 a.C. raffigurano il dio Sin da vecchio, spesso a cavallo di un toro alato. Il padre, Enil, era conosciuto come il Toro del Cielo e, quindi, il toro è diventato uno dei simboli di Sin. Molte immagini raffigurano Sin con una barba fluente di lapislazzuli (una pietra blu profondo, venerata nell'antichità e che sembra essere stato scambiata erroneamente nel Vecchio Testamento con lo zaffiro). Ma questi non sono stati gli unici simboli di Sin: egli è anche associato alla luna crescente e il treppiede, ovviamente, come figura pagana. Il santuario principale di Sin era la “Casa della Grande Luce” a Ur e fu qui che il potente titolo di sacerdote/ssa di En sembra essersi sviluppato, conferito sia ad un uomo oppure ad una donna, un ruolo che comportava un notevole potere politico [18,24,25, 26,27].

Il re Nabonedo si coinvolse personalmente nel restauro del tempio di Sin ad Harran, ma la sua devozione ebbe un prezzo. Il restauro fu infatti una decisione controversa che scioccò le autorità religiose, infatti per un re babilonese era previsto venerare il dio supremo Marduk e non Sin [16, 24, 25, 26, 27].



La tesi

Al Mas'udi, [897-952 d.C.] fu un antico storico arabo e geografo (n.d.r. inventore della Enciclopedia come noi la conosciamo oggi) è stato uno dei primi a combinare la storia e la geografia scientifica in un lavoro su larga scala dal titolo "I prati d'oro e le miniere di gemme". Egli ha scritto molto su Sogmatar nella capitolo: "Edifici sacri e monumenti dei Sabei ad Harran" (n.d.r. Gli attuali Yazidi di Siria, perseguitati dallo Stato Islamico, sono gli eredi storici dei Sabei). Al di là del mito, è interessante leggere questo suo testo: "Ai confini estremi della terra si trova un antico tempio, che è di forma rotondeggiante ed ha sette porte su ogni lato e un’alta cupola che ha anch’essa sette lati ed è famosa in tutto il paese per la sua straordinaria altezza e la ammirevole architettura. In cima alla cupola vi è una sorta pietra preziosa o di cristallo grande come la testa di un toro che squarcia le tenebre ad una grande distanza ... Molti grandi re del passato hanno cercato di entrare in possesso di questa pietra, ma senza successo: tutti coloro che hanno cercato di fare questo, sono caduti senza vita ad una distanza di 10 piedi da essa ... anche se si usano lance, frecce o altri espedienti simili, questi allo stesso modo si fermano e scendono a mezz'aria a 10 piedi di distanza... In questo periodo storico non vi è alcun modo per un uomo di entrare in possesso di questa pietra. Coloro che in modo audace o stupido hanno pensato che potevano demolire il tempio sono stati colpiti da morte istantanea. Alcuni saggi (n.d.r. del luogo) spiegano questo fenomeno come essere provocato da certe pietre magnetiche poste a distanza regolare tutto intorno al tempio "[20,21].

Quindi in questo testo l'autore parla della presenza di fenomeni fisici locali prima dell'invasione mongola che, come distrusse Harran, distrusse anche i templi e il villaggio di Sogmatar. Dopo questa descrizione eravamo curiosi di analizzare questa antica città per confermare questa assunzione di fenomeni magnetici in grado di influenzare l'attività cerebrale o impressionare fortemente la gente di quell'epoca.

Poiché la maggior parte dei templi sono totalmente distrutti, si è deciso di esplorare l'unico tempio che ha conservato l'aspetto originario e non è stato bruciato e distrutto come gli altri.

 

Materiali e metodi

L'attrezzatura utilizzata dal nostro gruppo per la registrazione del suono e il rumore era costituito da un registratore digitale di fascia alta esteso nel campo degli ultrasuoni come degli infrasuoni, con una frequenza massima di campionamento di 192KHz (Tascam DR-680). Il livello del volume di registrazione per una apparecchiatura come questa è una questione molto delicata. In luoghi tranquilli, viene utilizzato il massimo guadagno per la registrazione; in ambienti più rumorosi il guadagno del volume è determinato con lo standard 0,775V / 0 dB AES / EBU. I microfoni che sono stati utilizzati hanno un ampio range dinamico e una risposta piatta alle diverse frequenze (Sennheiser MKH 3020, risposta in frequenza di 10Hz – 50.000Hz). Questi sono stati connessi mediante cavi schermati (Mogami Gold Edition XLR) e connettori placcati oro [2,3,4,5, 6,8,9,10,11,12].

 

 


Figura. 7 - La risposta estremamente piatta di Sennheiser MKH 3020 microfoni con una maggiore sensibilità sia nelle basse frequenze e infrasuoni che nel campo ultrasuoni.

 


Per analizzare le varie tracce registrate sono stati utilizzati il programma Praat versione 4.2.1, open-source ideato all'Università di Toronto, e Audacity , programma open-source nella versione 2.0.2, entrambi nella versione per Windows.

Prima di iniziare le registrazioni abbiamo utilizzato un analizzatore di spettro, Spectran NF-3010 dalla fabbrica tedesca Aaronia AG, che è stato adoperato per verificare i fenomeni elettromagnetici presenti nel sito che potrebbero essere stati presenti nell'ambiente circostante determinando una potenziale inaffidabilità dei risultati.

Per rendere visibile la forma del campo magnetico eventualmente presente è stata utilizzata la fotografia UV e un programma vettoriale per PC (PIV - Particle Image Velocimetry). Questo sistema consisteva di una fotocamera digitale Canon EOS 1100D modificata [13], con il filtro anti-aliasing rimosso. La fotocamera utilizzata è stata modificata in fabbrica dalla Canon Italia (vedi nota in fondo all’articolo). Nella banda ultravioletta (UV) l'assorbimento di lenti di ottica normali (non con fluoruro di calcio e lenti a quarzo per uso forense) è molto forte, di solito un ottica normale non è in grado di consentire il passaggio della luce sotto i 320-350nm, ma è sufficiente per analizzare la banda UVA (400-315nm) dove è possibile percepire il movimento ed il comportamento delle polveri in sospensione nell’aria e il flusso delle molecole di vapore acqueo che si orientano come un dipolo nel campo magnetico [14].

Il software Particle Image Velocimetry (PIV) della danese Dantec Dynamics è stato il software utilizzato per analizzare questo movimento nel video in banda UV e nelle fotografie scattate dalla fotocamera. Il software PIV è usato nell'industria come tecnica di misurazione intuitiva per misurare in una varietà di flussi due o tre componenti con diversa velocità. L'applicazione del software PIV nella ricerca e nell'industria è molto diffusa, grazie alla sua semplicità d'uso e la raccolta di dati accurati. Facile e intuitivo il software PIV è utilizzato nella ricerca in modo interdisciplinare, vi va dall'ottica classica e i processi di imaging all’uso del laser applicato all’elettronica digitale dedicata. Il principio di funzionamento PIV è molto semplice: due scatti consecutivi (frames) illuminano una porzione o un’area di un campo di moto con particelle in sospensione nel flusso. La luce trasmessa dalle particelle è registrata in due immagini consecutive su una o più telecamere digitali. Le immagini sono suddivise in aree più piccole per calcolare lo spostamento della particella media tra due corrispondenti sotto zone. Lo spostamento della particella è calcolato utilizzando cross-correlazione o tecniche dei minimi quadrati corrispondenti. Poiché il tempo tra gli scatti è noto, la velocità delle particelle può essere determinata con sicurezza. Considerando l'ingrandimento della configurazione ottica, il campo di velocità assoluta può essere derivata. Le velocità calcolate da una coppia di immagini rappresentano un'istantanea del flusso visto dalle telecamere. I risultati ottenuti con il software PIV visivamente sono una rappresentazione accurata del flusso che si presenta al ricercatore e agli spettatori in una maniera facile da capire perché visuale. La presentazione visuale è coadiuvata da un software avanzato di post-processing. La Dantec Dynamics è inoltre il fornitore leader di sistemi di misurazione laser e sensori ottici per la caratterizzazione del flusso di fluidi e la valutazione dei materiali.

 

(Nota. Ogni nuova telecamera può essere modificato in questo modo, però le fotocamere digitali Nikon, Sony e Olympus possono essere modificate solo da un tecnico privato, invalidando automaticamente la garanzia della società e perdendo le caratteristiche per uso scientifico).

 

 

Risultati

Abbiamo scoperto una interessante risonanza nella nicchia posta al centro della camera principale (vedi Fig. 8) utilizzando un canto armonico con voce maschile.