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Aspetti taumaturgici rilevati con le tecniche di archeoacustica in Slovenia

TAG: archeoacustica, archeo-acustica, archeologia, vibrazioni, infrasuoni, Laško, Rimske Terme, vibrazioni, terme romane, energia vibrazionale, SBRG, SB Research Group

Sul finire di luglio 2015 alcuni membri del gruppo SBRG, Debertolis e Gullà, si sono recati nel nord della Slovenia per la valutazione archeoacustica del sito posto in prossimità delle antiche terme romane a Rimske Toplice nella zona di Laško.


Nelle nostre precedenti ricerche svolte nell’antico sito romano di Felix Romuliana in Serbia (P. Debertolis, M. Zivić: “Archaeoacoustic analysis of Cybele’s temple, Imperial Roman Palace of Felix Romuliana, Serbia”, Journal of Anthropology and Archaeology, Vol. 3 n.2, 2015: 1-19) avevamo supposto che nella costruzione di un tempio all’interno del palazzo imperiale gli architetti romani avevano scelto accuratamente il posizionamento e l’orientamento dello stesso in base alla presenza di vibrazioni provenienti dal sottosuolo in grado di influenzare la psiche degli officianti dei riti all’interno dell’edificio. Tale vibrazioni erano provocate dal movimento di acque sotterranee che, non molto distanti da questo tempio, emergevano dal terreno ed avevano permesso la costruzione di un impianto termale all’interno del palazzo.

L’ipotesi era quindi che gli architetti dell’epoca fossero in grado di utilizzare la sensibilità di una particolare categoria di aruspici, i cosiddetti aùguri, deputati ad analizzare mediante varie metodiche divinatorie eventuali fenomeni fisici del luogo (movimento di acque sotterranee o vibrazioni tettoniche) che potevano favorire o compromettere la salute di chi vi avrebbe soggiornato. Tale tecniche divinatorie erano anche le stesse utilizzare nello scegliere dove posizionare un campo militare.

Lo studio delle geopatie, come una scienza complementare alla medicina, è relativamente recente ed in molti ambienti medici non ancora riconosciuta, ma pare che, invece, dagli antichi romani fosse ben conosciuta e condizionasse la scelta di dove posizionare un particolare edificio pubblico, un campo militare o uno stabilimento termale.

Per ricercare una conferma di questa possibile conoscenza ci siamo pertanto recati nella zona termale di Laško, dove esiste tuttora un impianto termale costruito al di sopra le originali vasche romane e che tuttora è posizionato nella stessa locazione.

Con la completa disponibilità del proprietario della stazione termale Rimske Terme, posto proprio sopra l’originale insediamento romano, abbiamo effettuato un’attenta analisi delle vibrazioni presenti nelle antiche vasche settecentesche in pietra che hanno sostituito quelle romane originali situate nella stessa posizione.

 

Fig. 1 – La stazione termale Rimske Terme è costruita proprio sopra le antiche terme romane incorporandone anche le vasche originali. Esso è immerso nella foresta e dispone di un ampio giardino.

 

L’analisi si è estesa anche al giardino che circonda l’albergo, un tempo sede di altri edifici romani ora non più esistenti e dove nei secoli sono stati piantati degli alberi esotici tra cui delle sequoie.

Il centro termale è tuttora in funzione, ma lo era anche nel 18°-19° secolo, come luogo riservato a regnanti e nobili. Tuttora è presente la vasca termale utilizzata personalmente da Giuseppina Murat Bonaparte, moglie del re di Napoli e sorella del più ben noto Napoleone I°, imperatore di Francia.

 

 

Fig. 2 – La vasca originale utilizzata da Giuseppina Bonaparte porta ancora una targa commemorativa in tedesco sopra ad essa.

 

Materiali e metodi

Il nostro studio si è orientato nella ricerca di vibrazioni sia in banda udibile che non udibile (infrasuoni e ultrasuoni) mediante l’uso di idrofoni (Hydrophones della ditta statunitense Aquaria) posizionati all’interno delle vasche in pietra riempite d’acqua termale e mediante microfoni in aria usati per lo più all’esterno dell’edificio costruito sopra le vasche. Va ricordato che le vasche sono tuttora interrate come in origine nel suolo e rappresentano un trasduttore ideale per raccogliere le vibrazioni del sottosuolo che si trasmettono al meglio nel liquido. Ovviamente le misurazioni sono state fatte solo dopo aver riempito le vasche e atteso che qualsiasi suono parassita proveniente dalle tubature fosse scomparso.

All’interno della struttura è stato utilizzato anche un geofono professionale a tre canali con software dedicato, Geobox SR04S3 della Sara Electronic Instruments, utilizzato in geofisica per identificare la presenza di vibrazioni tettoniche o dovute ad acque sotterranee con un intervallo compreso tra i 0,1Hz e 600Hz. Ciò allo scopo di utilizzare due diverse metodiche di ricerca e per confermare i dati raccolti anche con i microfoni. Il geofono non può essere immerso in acqua, ma presenta un’estrema sensibilità vibratoria, tanto che viene ampiamente utilizzano in sismologia per la ricerca di sciami sismici come precursori dei terremoti.

 

 

Fig. 3 – In alto: l’apparecchiatura di registrazione Tascam DR-680 connessa ai microfoni ultrasensibili. In basso: i microfoni posizionati all’interno delle vasche ed immersi totalmente nell’acqua.

 

Come ulteriore strumentazione al fine di rendere visibili gli effetti delle vibrazioni sull’aria sovrastante è stata utilizzata la TRV camera (telecamera a risonanza variabile) (conosciuta in Italia come telecamera Merlin o come sistema Defend X in Giappone) assieme a software specifico allegato in grado di elaborare le minime differenze vibratorie presenti nell’aria conseguenti allo spostamento delle molecole d’aria visibile nei vari frame solo strumentalmente. Il software connesso alla TRV lavora mettendo in evidenza il movimento e il cambio di cromaticità dei pixel dell’immagine raccolta in banda UV. Per questo bisogna usare una risoluzione inferiore al fine di non sovraccaricare la capacità di calcolo del computer. Ricomponendo i fotogrammi raccolti in un secondo uno sull’altro (deviazione standard o STD) abbiamo l’immagine in aria della diffusione delle vibrazioni provenienti dal sottosuolo.

Questa tecnica, già ampiamente utilizzata in indagini precedenti dal nostro gruppo di ricerca ed ampliamente pubblicate nella letteratura scientifica è stata in grado di rilevare le profonde vibrazioni determinate dal movimento delle acque termali sottostanti che investono gli spazi sovrastanti. Va pertanto considerata come tecnica collaudata ed affidabile.

 

Risultati

Abbiamo esaminato tutte le antiche vasche presenti nel padiglione più antico e le piccole stanze in cui sono contenute. Tutte le strumentazioni utilizzate hanno rilevato dei profondi infrasuoni provenienti dal sottosuolo. È ipotizzabile che quando il corpo umano è immerso nella vasca d’acqua termale venga investito da un certo numero di vibrazioni integralmente senza avere la possibilità di rendersene conto perché non percepite con l’udito, ma che hanno un effetto sul fisico generando un senso di benessere.

 

Fig. 4 – Il picco presente intorno ai 14-15Hz è costante e più o meno allo stesso livello di volume (-53db) in tutte le vasche esaminate ed è accompagnato da vari rumori d’ambiente. In questo caso dal cadere di una goccia dal rubinetto nella vasca piena d’acqua che genera un picco compreso tra i 1.000 e 3.000Hz.

 

A seconda della rumorosità d’ambiente tale picco, che appare costante nel volume e oscillante brevemente intorno ai 14-15Hz, può essere accompagnato da varie altre vibrazioni spurie, ma dal contenuto irrilevante visto l’incostanza ed incoerenza delle stesse.

Questo tipo di vibrazione, e sottolineo vibrazione meccanica non onda elettromagnetica, è stato riscontrato dal nostro gruppo di ricerca in vari siti considerati “sacri” che forse proprio per questo motivo erano probabilmente considerati in questo modo in maniera empirica e ovviamente non percepita mediante il suono, ma dalla sensazione di benessere che  vi si poteva provare nel soggiornarci.

Molto interessante il fatto che la permanenza nella vasca degli ospiti delle terme non deve superare i 20 minuti per il motivo della temperatura elevata dell’acqua. In effetti anche l’esposizione a questo genere di infrasuoni per un tempo eccessivo potrebbe sovraccaricare il fisico umano generando una patologia, invece che risolverne una preesistente. 

All’interno del padiglione contenente le piccole camere con le vasche termali mediante l’uso della TRV camera si è potuto accertare che le vibrazioni sembrano diffondersi in maniera anomala nell’aria causando buffe morfologie che si muovono sul pavimento in maniera curiosa. 

 

 

Fig. 5 – La stessa vasca della Figura 2 ripresa dalla TRV camera in banda UV. Sopra: in colore bianco-nero la diffusione delle vibrazioni nell’aria. Sotto: la stessa immagine ma nella quale attraverso il colore è possibile distinguere la frequenza delle vibrazioni (rosso più elevate, blu più basse). Appaiono inspiegabili le zone in nero.

 

Anche al di fuori delle piccole stanze sono rilevabili questi fenomeni vibratori inspiegabili che appaiono alla TRV camera come dei “buchi” vibratori nei quali la vibrazione sembra concentrarsi. In questo caso la TRV camera è stata più volte controllata, ottenendo però sempre più o meno gli stessi risultati. Non è ipotizzabile un errore del software o del hardware e per ora tali immagini risultano di difficile interpretazione.

 

 

Fig. 6 – L’atrio di ingresso al padiglione che comprende le vasche termali in banda visibile (sopra) ed in banda UV dopo l’elaborazione della TRV camera (sotto).

 

 

Fig. 7 – Lo stesso salone ripreso da un’altra angolazione in banda visibile (sopra) e dopo elaborazione in banda UV tramite la TRV camera mediante deviazione standard (sotto).

 

Il geofono sembra confermare i dati raccolti con i microfoni ad alta sensibilità. Nel suo grafico eseguito ponendo il geofono a contatto dei marmi che fanno da pavimentazione accanto alle vasche è riconoscibile un picco intorno ai 14-15Hz e tutta una serie di rumori compresi tra i 4Hz e gli 11Hz, ma senza un picco significativo che rimanga  costante nel tempo ed ai quali non va attribuito uno specifico significato (Fig. 8 in alto).

 

 

 

Fig. 8 – In alto: il grafico riportato dal geofono in una delle vasche. Evidenziato in rosso il picco attorno ai 14-15Hz a volume variabile. Segue una linea indistinta di rumori tra 4 e 11Hz. In basso: le operazioni di analisi mediante il geofono.

 

Tale vibrazione sembrerebbe non essere presente anche all’esterno nell’ampio giardino antistante al hotel, ma  sono presenti anche altre vibrazioni probabilmente perché l’acqua sembra incanalarsi in altro modo. In corrispondenza di vari punti di riferimento in cui le vibrazioni sono state rilevate da altri ricercatori provenienti dalla Germania che ne hanno segnato le posizioni più salienti, ma senza pubblicare nulla al riguardo.

In particolare è possibile rilevare nei punti segnalati una variabilità notevole di picchi di alto volume anche se a frequenze nettamente diverse, indicanti la diversa morfologia del terreno sotto la superficie e quindi una diversa produzione di suoni determinata dal risalire delle acque sotterranee.

 

 



 

Fig. 9 – Rilevazioni nella posizione n.1 in momenti diversi. La frequenza intorno ai 29Hz appare costante ed a livello sonoro elevato (-30 db).

 

Nella posizione n.1  del giardino annesso al Rimske Terme è evidente una vibrazione di 29Hz ad alto volume (Figura 9) determinato dalle acque termali sotterranee in grado di generare un disturbo magnetico di tipo spiraliforme ben documentabile mediante l’uso della fotografia e video in banda UV e l’analisi con il computer secondo la metodica del Block Matching (Figura 10).

 

 

 

Fig. 10 – Il punto n. 1 del giardino annesso al Rimske Terme indicato molto chiaramente dal cartello numerato e ripreso da tre punti di vista diversi. Di fronte ad esso un campo magnetico spiraliforme generato dalle acque sotterranee ben identificabile con la tecnica del Block Matching e la TRV camera.

 

Tale metodica divide l’immagine in aree (blocchi) associate alla ricerca di movimento dell’aria che modifichi la luminosità dei pixel all’interno dell’immagine digitale. La stima del moto delle particelle d’aria immerse in un campo magnetico viene comparata a quella del frame precedente in queste aree di ricerca in cui è divisa l’immagine valutandole area per area e facendo scorrere via software i pixel e calcolando il massimo spostamento dell’area (Figura 11).

La differenza di luminosità dei pixel è data dalle particelle di vapore acqueo presenti nell’aria che in un campo magnetico tendono ad orientarsi come un dipolo. Tale micromovimento non è percepito ad occhio nudo, ma dalla videocamera sì. I frame ottenuti dal video vengono poi analizzati singolarmente e messi in pila dal software che soffre solo di una certa lentezza dovuta alla enorme massa di dati elaborati.

 

 

Fig. 11 – Sistema di analisi sofware denominto Block Matching  (Gullà).

 

Negli altri punti esaminati nel giardino posto accanto all’albergo termale, in particolare nei punti 3 e 6, non abbiamo potuto rilevare emissioni sonore così potenti (al massimo -45db) e comunque a frequenze diverse da quei 14Hz taumaturgici rilevati in precedenza all’interno delle vasche termali.

Nell’ambito del giardino le vibrazioni hanno una dispersione decisamente originale e nell’analisi in banda UV effettuata con la TRV camera generano delle strane forme.

 

 

Fig. 12 - Il giardino annesso al Rimske Terme. La persona seduta alla base dell'albero in primo piano dà le dimensioni delle sequoie centenarie piazzate al centro della spianata.

 

Fig. 13 – Dispersione delle vibrazioni all’interno del giardino annesso all’albergo.

 


Fig. 14 – Immagine vibrazionale di dispersione delle vibrazioni nel giardino annesso al hotel in una ripresa svolta ad altezza d’uomo.

 

Così i rilievi svolti a più di un chilometro dal centro termale mediante il geofono hanno dimostrato che i flussi vibratori provenienti dal sottosuolo sono completamente diversi e privi di interesse dal punto di vista psicofisico.

 

 

Fig. 15 – Rilievi svolti a 1 km di distanza dal centro termale: non sembra esserci un profilo di vibrazioni utili per il benessere psicofisico.

 

 

Discussione e conclusioni

Come per le nostre precedenti ricerche svolte in Serbia nel 2013 il posizionamento delle antiche terme romane proprio in quel punto nella zona di Laško non sembra del tutto casuale. La presenza di particolari infrasuoni nelle zone esaminate che sono in grado di modificare lo stato di coscienza e del tono dell’umore dei soggetti esposti, generando uno stato di benessere, è un dato di fatto riconosciuto dai nostri strumenti. In particolare nelle zone delle vasche termali dove gli infrasuoni sono collocati intorno alla frequenza di 14Hz hanno un effetto sicuramente positivo sul fisico umano.

È ovvia a questo punto la domanda sul come quasi 2.000 anni fa gli antichi romani possano aver intercettato questa zona di benessere senza le apparecchiature di misura che possediamo oggi. La risposta è abbastanza semplice: attraverso l’uso di una conoscenza empirica derivata dagli etruschi sulle acque termali e l’uso dei sensitivi dell’epoca, gli aruspici, o ancora meglio la categoria degli àuguri.

Gli antichi romani avevano una grande considerazione per questa ultima particolare categoria di sacerdoti, gli àuguri. Tito Livio scrisse nel suo libro “Storia di Roma” che nessuna decisione in guerra o in pace era presa nella Roma antica prima di consultare il collegium di àuguri (Tito Livio, libro VI). Questo collegio era formato da 15 membri a suo tempo scelti dal 'dittatore' Silla, ma per le cui decisioni (che non erano sul predire il futuro), era pur sempre necessaria l'approvazione degli Dei (Tito Livio, libro I). Sembrava piuttosto un parere su uno studio di fattibilità per ogni impresa da intraprendere.
Gli auguri sono stati sempre un gruppo speciale di sacerdoti all'interno del più ampio gruppo degli aruspici ed il loro lavoro fin dai tempi della cultura etrusca è stato quello di interpretare e comprendere la volontà degli Dei in senso lato. Questa tradizione ha la sua origine sin dai primi giorni della fondazione di Roma e alcuni storici situano questa tradizione dai tempi di Romolo (Squadrilli, 1961; Beard, 1998). Molte persone dei nostri tempi associano gli àuguri con l’interpretazione  del volo degli uccelli e per questo motivo avevano un bastone con la punta piegata come quella di un ombrello chiamato "lituum", la cui funzione era quella di limitare il numero di uccelli visibili nel cielo in modo che il loro comportamento potesse essere osservato con cura. Il che è sempre stato considerato una semplice superstizione, dimenticando però la notevole sensibilità degli uccelli ai fattori ambientali. Poche persone però ricordano che questo lituum era utilizzato anche come bacchetta da rabdomante, anzi l'arte della rabdomanzia era noto ai romani di fin dai tempi degli etruschi. Sicché si può supporre che anche nella ricerca di acque termali nella zona di Laško e dove localizzare esattamente le vasche questa categoria di aruspici sia stata sicuramente utilizzata in loco.

Ancora oggi la rabdomanzia è considerata una pseudo-scienza. Però uno dei nostri collaboratori, rispolverando questa antica tradizione degli àuguri di rilevare fenomeni naturali utilizzando una coppia di bacchette da rabdomante nelle nostre ricerche nell’antico palazzo romano Felix Romuliana in Serbia, ha raccolto numerosi successi confermati dalle nostre apparecchiature nell’80% dei casi (Debertolis e Zivić, 2015). In particolare ha scoperto la presenza di acqua sotterranea in un certo numero di posizioni all’interno del palazzo soprattutto nella forma di “fonte cieca”, ossia quando un certo numero di vene d'acqua provenienti dal sottosuolo si bloccano sotto la superficie disperdendosi. In altre parole quando si crea la situazione che l'acqua termale viaggiava verso la superficie dal sottosuolo in direzione verticale, ma senza erompere all’aria aperta. Di interesse è che nelle posizioni segnalate dal collaboratore del nostro gruppo di ricerca con queste antiche metodiche le nostre apparecchiature (microfoni ultrasensibili) hanno rilevato la presenza di infrasuoni provenienti dal movimento delle acque sotterranee.

E’ ben conosciuto dalla scienza che nelle mani e nel petto esistono dei recettori vibratori, i cosiddetti sensori del Meissner, che sono in grado di percepire vibrazioni non udibili ad orecchio. È evidente che l’esperienza personale e l’allenamento faceva comprendere agli antichi àuguri quali potevano essere le vibrazioni migliori per piazzare delle terme o, dato ancora più importante, un campo militare o un palazzo di utilità pubblica. È in fondo quello che nei tempi moderni si sta riscoprendo con la bio-architettura che studia le caratteristiche del territorio con cura prima di costruire uno stabile, al fine di evitare l’insorgenza di geopatie per i futuri occupanti.

A questo punto appare chiaro come gli antichi romani abbiano piazzato le vasche termali proprio in quella posizione dove tuttora all’interno del hotel sono ancora presenti. E come nei secoli passati le cure siano state così apprezzate dalla nobiltà e dai regnanti dell’epoca e come ancora oggi è possibile beneficiarne.

Paolo Debertolis & Daniele Gullà, 30 marzo 2016

 

Un ringraziamento sincero per aver messo a disposizione per le nostre ricerche la struttura del Rimske Terme va al suo proprietario, Valery Arakelov, la cui cortesia ci ha permesso di raggiungere cospicui risultati. Ugualmente siamo grati alla sua gentile collaboratrice, Elisabetta Corniali, per l’ottimo supporto ricevuto durante le nostre indagini e per la sua pazienza nel tollerare tutte le nostre esigenze scientifiche.

 

Bibliografia

  1. M. Beard, J. North, S. Price: “Religions of Rome: A History”, Cambridge University Press, 1998.
  2. P. Debertolis, M. Zivić: “Archaeoacoustic analysis of Cybele’s temple, Imperial Roman Palace of Felix Romuliana, Serbia”, Journal of Anthropology and Archaeology, Vol. 3 (2), 2015: 1-19
  3. P. Debertolis, H.A. Savolainen: “The phenomenon of resonance in the Labyrinth of Ravne (Bosnia-Herzegovina). Resultsof testing” Proceedings of ARSA Conference (Advanced Research in Scientific Areas), Bratislava (Slovakia), December, 3 – 7, 2012: 1133-36
  4. P. Debertolis, N. Bisconti: “Archaeoacoustics in ancient sites” Proceedings of the “1st International Virtual Conference on Advanced Scientific Results” (SCIECONF 2013), Zilina (Slovakia) June, 10 - 14, 2013: 306-310
  5. P. Debertolis, N. Bisconti: “Archaeoacoustics analysis and ceremonial customs in an ancient hypogeum”, Sociology Study, Vol.3 no.10, October 2013: 803-814
  6. P. Debertolis, S. Mizdrak, H. Savolainen: “The Research for an Archaeoacoustics Standard”, Proceedings of 2nd ARSA Conference (Advanced Research in Scientific Areas), Bratislava (Slovakia), December, 3 – 7, 2013: 305-310
  7. P. Debertolis, N. Bisconti: “Archaeoacoustics analysis of an ancient hypogeum in Italy”, Proceedings of Conference "Archaeacoustics: The Archaeology of Sound", Malta, February 19 - 22, 2014: 131-139
  8. P. Debertolis, G. Tirelli, F. Monti: “Systems of  acoustic resonance in ancient sites and related brain activity”. Proceedings of Conference "Archaeoacoustics: The Archaeology of Sound", Malta, February 19 – 22, 2014: 59-65.
  9. P. Debertolis, A. Tentov, D. Nicolić, G. Marianović, H. Savolainen, N. Earl: “Archaeoacoustic analysis of the ancient site of Kanda (Macedonia)”. Proceedings of 3rd ARSA Conference (Advanced Research in Scientific Areas), Zilina (Slovakia), December, 1 – 5, 2014: 237-251.
  10. P. Debertolis, F. Coimbra, L. Eneix: “Archaeoacoustic Analysis of the Ħal Saflieni Hypogeum in Malta”, Journal of Anthropology and Archaeology, Vol. 3 (1), 2015: 59-79.
  11. P. Debertolis, D. Gullà: “Archaeoacoustic analysis of the ancient town of Alatri in Italy”, British Journal of Interdisciplinary Sciece, September, Vol. 2, (3), 2015: 1-29.
  12. P. Debertolis, D. Nicolić, G. Marianović, H. Savolainen, N. Earl, N. Ristevski: “Archaeoacoustic analysis of Kanda Hill in Macedonia. Study of the peculiar EM phenomena and audio frequency vibrations”, Proceedings of 4th ARSA Conference (Advanced Research in Scientific Areas), Zilina (Slovakia), November 9 – 13, 2015: 169-177.
  13. P. Debertolis, D. Gullà, Richeldi F.: “Archaeoacoustic analysis of an ancient hypogeum using new TRV camera (Variable Resonance Camera) technology”, Proceedings of the “2nd International Virtual Conference on Advanced Scientific Results” (SCIECONF 2014), Žilina (Slovakia), June, 9 - 13, 2014: 323-329.
  14. T. Squadrilli: “Vicende e monumenti di Roma”, Staderini Editore, Roma, 1961: 25
  15. Tito Livio: “Storia di Roma”, Libro I°, 35,3
  16. Tito Livio: “Auspiciis hanc urbem conditam esse, auspiciis bello ac pace domi militiaeque omnia geri, quis est qui ignoret?”, in “Storia di Roma”, Libro VI°, 41.

 

 


 

Studio delle caratteristiche di archeoacustica del sito megalitico dell’Argimusco (Sicilia)

Tag: archeoacustica, archeo-acustica, Argimusco, Etna, Val Demone, basse frequenze, incisioni rupestri, infrasuoni, coppella, vasca di purificazione, SBRG, SB Research Group

Alla fine di giugno 2015, in coincidenza con un ciclo di conferenze in Sicilia (Messina, Pedara, Montalbano) organizzate dalla  E-Media Spa e dietro invito del suo presidente Gaetano Santoro, alcuni membri del SBRG (Debertolis, Gullà, Tarabella) si sono recati in questa splendida isola per svolgere delle indagini di archeoacustica nella Val Demone, locata a Nord-Est della Sicilia.

In particolare le zone interessate principalmente dalle nostre ricerche è stato l’altipiano dell’Argimusco (Messina) con i suoi megaliti, il vulcano Etna ed alcune zone circostanti.

La nostra attenzione è stata attratta in particolar modo dai megaliti presenti sull’Argimusco che sono risultati, come in altre analisi su siti sacri degli ottimi trasduttori delle vibrazioni provenienti dal sottosuolo. Si tratta di megaliti di origine naturale, ma davvero importanti.

 

 

Fig. 1 - Alcuni momenti delle rilevazioni effettuate sull'altipiano dell'Argimusco

 

Il sito è da considerarsi un antico luogo sacro. Tale ipotesi è corroborata in dalla presenza di vasche di purificazione scolpite nella roccia dei megaliti e da coppelle per sacrifici con canali di scolo ben incisi, tipici di antichi luoghi di culto pagani.

 

 

Fig. 2 - Sopra: una vasca di purificazione scolpita nella roccia di un megalite all'Argimusco. Sotto e in mezzo: una coppella per sacrifici con il canale per lo scolo del sangue inciso su un megalite all'Argimusco

 

Tali manufatti non sono inconsueti, ma sono reperibili anche in altri siti neolitici nel mondo, come ad esempio nel sito sacro di Sogmatar nel Kurdistan turco al confine con la Siria. Tale sito è riconosciuto nella letteratura scientifica come un luogo di culto molto antico. In particolare, pur essendoci una notevole distanza geografica tra l'altipiano dell'Argimusco in Sicilia e quello di Sogmatar in Turchia, la morfologia di questi manufatti appare totalmente sovrapponibile.

 


Fig. 3 - L'altipiano di Sogmatar posto nel Kurdistan turco (clicca per ingrandire)

 


 Fig. 4 - Sopra: una vasca di purificazione scolpita nella roccia dell'altipiano di Sogmatar nella Turchia sud-orientale. Sotto: una coppella per sacrifici con il canale per lo scolo del sangue incisa nella roccia di Sogmatar

 

Se per Sogmatar (Turchia) la perfetta datazione di queste vasche è difficile, ancora più difficile appare la datazione all’Argimusco, dove non compare alcuna incisione che possano far attribuire esattamente ad un periodo questi segni di sacralità.

Il paesaggio dell'Argimusco appare decisamente suggestivo nella sua complessità posto a poca distanza in linea d’aria con il vulcano Etna.

 

Fig. 5 - Alcuni scorci dell'altipiano dell'Argimusco e dei suoi magaliti

 

Molto interessanti le vibrazioni riscontrate in questa sede che appaiono trasmesse dal vulcano, sicuramente dovute al movimento del magma.

Per comparazione abbiamo esaminato altre località nel comprensorio dell'Etna, sia in provincia di Catania che di Messina.

In alcuni punti dell'altipiano dell'Argimusco è possibile verificare una vibrazione intorno agli 8Hz, come da noi ritrovata anche sulle falde del Vulcano Etna ad un volume di 36db.

 

 Fig. 6 - Nell'altipiano dell'Argimusco vi è una notevole componente di infrasuoni intorno a 8Hz fino ad un volume di 36db (rilievo con microfoni ultrasensibili in aria)

 

Anche nella località di Pedara (Catania), posta a pochi chilometri dal vulcano abbiamo trovato una grande quantità di vibrazioni (infrasuoni) comprese tra pochi Hz e 10-12Hz.

 

 

Fig. 7 - Rilievi vibratori svolti a Pedara (Catania) con il geofono

 

Misurando le vibrazioni in un cratere secondario dell’Etna abbiamo rilevato delle vibrazioni praticamente continue, dovute all’attività del vulcano, che fanno sì che le vibrazioni rilevabili siano analoghe, ossia con la stessa lunghezza d’onda, ma molto più potenti in volume rispetto a Pedara.

 


 

 Fig. 8 – I rilievi effettuati mediante geofono o microfoni ad alta sensibilità e registratore digitale in un cratere secondario dell'Etna

 

 Fig. 9 – Alcune immagini eseguite con macchina fotografica all’infrarosso che evidenziano la differente composizione lavica del terreno

 

Le registrazioni svolte mediante microfoni ultrasensibili hanno evidenziato un “brontolio” di infrasuoni che ha un picco intorno ai 10-12Hz a 28db. È sicuramente un volume molto elevato che è in grado sicuramente di interferire con la fisiologia umana.

 


Fig. 10 – Il picco di infrasuoni a 10-12Hz che è presente all’interno del cratere secondario come registrato dai microfoni ultrasensibili

 


Fig. 11 – I grafici dei rilievi svolti con il geofono, uno strumento geologico in grado di cogliere con maggiore precisione gli infrasuoni provenienti dal sottosuolo.

 

Visivamente è possibile osservare con l’occhio delle nostre speciali telecamere queste vibrazioni come un susseguirsi di luce proveniente dalle rocce. Ciò è ben evidenziato dal video sottostante.

 


Clicca qui per il video

 

Le registrazioni effettuate degli infrasuoni se trasposte via software in banda udibile hanno le stesse caratteristiche di pulsazione delle immagini del video (ascolta qui - vista l'ampia componente di bassi del file sonoro, è necessario l'uso di cuffie ad alta fedeltà per l'ascolto; non utilizzare gli altoparlantini di un computer portatile). È da ricordare che gli infrasuoni sono vibrazioni non udibili direttamente dall’orecchio umano, ma possono essere percepite da persone particolarmente sensibili dai recettori vibratori cutanei. Per poterli ascoltare con le orecchie bisogna spostare il file sonoro di alcuni Hz fino a raggiungere la banda udibile. Ovviamente questo processo ne muta la frequenza, ma non le loro caratteristiche.

Questo tipo di vibrazioni sembrano avere un effetto rilassante sulla psiche di volontari che si sono prestati a delle misurazioni psicofisiologiche nello stesso cratere. Ciò nonostante la giornata ventosa ed il freddo.

 


Fig. 12 - Esito delle misurazioni psicofisiologiche su un volontario all'interno di un cratere secondario dell'Etna

 

Lo stesso aspetto grafico delle misure psicofisiologiche  in volontari lo abbiamo potuto osservare anche in un antico cratere inattivo da più di 200 anni posto alla base del vulcano (Monte Sona), segno che queste basse frequenze non hanno un effetto negativo sulla psicomotricità dei soggetti esaminati.

 


Fig. 13 - Valutazione psicofisiologica delle condizioni di un volontario all'interno del cratere spento di Monte Sona

 

L’ipotesi empirica è quindi che questo tipo di vibrazioni possano portare ad una sorta di rilassamento psico-fisico per chiunque sosti in questi luoghi.

Per quanto riguarda direttamente l’altipiano dell’Argimusco, oltre alla vibrazioni già riscontrate in altre zone limitrofe all’Etna, si è potuto osservare anche un’interessante emissione di onde elettromagnetiche naturali di origine tettonica nel campo delle VLF (Very Low Frequencies). Si sono riscontrati in particolari due picchi presenti nell’altipiano, non rilevati altrove, a 25 e 43KHz.

 


Fig. 14 - Spettro delle onde elettromagnetiche presenti sull'altipiano dell'Argimusco

 

Per quanto riguarda le vibrazioni ritrovate in questa sede, queste appaiono nello spettro rilevato anche anche sull’Etna, ma decisamente meno intense come rilevabili dal grafico successivo.

 


Fig. 15 - Aspetto delle vibrazioni rilevate con il geofono sull'altipiano dell'Argimusco in prossimità dei megaliti

 

Ciò è particolarmente evidente se sovrapponiamo i due grafici, ossia del cratere secondario dell’Etna (sopra) e quanto rilevato sull’Argimusco (sotto).

 


Fig. 16 - Aspetto dei due grafici delle vibrazioni raccolte con il geofono tra il cratere secondario dell'Etna (grafico più alto) e quelle registrate in prossimità dei megaliti dell'Argimusco (grafico più basso). La morfologia è simile, ma il volume del suono è più basso

 

Abbiamo osservato un’interessante fenomeno su alcuni megaliti naturali presenti sull’Argimusco. Ossia è possibile farli entrare in risonanza mediante la voce umana, creando una sorta di riverbero che è visibile strumentalmente.

Per eseguire questo esperimento ha concesso la sua collaborazione la cantante professionista Flavia Vallega che utilizza la scala musicale naturale con il “la” fissato a 432Hz.

Nelle immagini sottostanti, rilevate dalla telecamera a risonanza variabile (TRV), da noi molto usata per endere visibili le vibrazioni, è possibile anche discriminare le aree a maggiore risposta vibratoria che appaiono di colore più chiaro.

 


 

Fig. 17 - Analisi dell'effetto di risonanza ottenuto su un megalite mediante telecamera a risonanza variabile dopo vocalizzi della cantante Flavia Vallega. Il diverso colore dello spettro indicano zone che vibrano ad una diversa frequenza

 

Molto interessante i risultati delle analisi svolte con programmi vettoriali in grado di evidenziare la variazione di luminosità delle molecole di vapore acqueo presenti nell’aria che sembrano suggerire che durante questo fenomeno vibratorio di risonanza il megalite sviluppi anche un campo magnetico spiraliforme che appare ben evidente nella foto successiva. Ma saranno necessarie ulteriori indagini prima di sbilanciarsi in questo senso.

 


Fig. 18 - Campo magnetico spiraliforme che sembra generarsi durante la risonanza del megalite rilevato dalla TRV camera

 

Esiste poi in corrispondenza del megalite soprannominato il “babbuino” un vibrazione in banda udibile che nel silenzio ed in assenza di vento può essere udita abbastanza agevolmente nella cavità presente in esso. Si tratta di una dominante a 26Hz seguita da varie armoniche fino a circa 60Hz. Questo suono in banda udibile (ascolta qui - usare anche in questo caso cuffie ad alta fedeltà), viste le sue caratteristiche, è ipotizzabile trattarsi di un movimento attribuibile ad un corso d’acqua sotterraneo che sicuramente era percepito dai frequentatori del luogo nei tempi antichi, come il suono della voce di un Dio. Abbiamo deciso di denominarlo “la Voce dell’Argimusco”.

 

Fig. 19 - Spettro delle frequenze sonore rilevate nei pressi del megalite "babbuino". Si tratta di basse frequenze chiaramente udibili (Voce dell'Argimusco)

 

Anche altri megaliti di dimensioni più cospicue presentano fenomeni di risonanza. In prossimità del megalite "Orante” è presente infatti un enorme megalite che per le numerose cavità presenti sulla sua superficie agisce come se fosse costellato da tante piccole casse di risonanza.

In questo caso, oltre che la voce umana, si è utilizzato degli strumenti di percussione che possiedono una più estesa banda sonora con le loro armoniche partendo da frequenze più basse.

 

 

Fig. 20 - Alcune fasi dell'esperimento di sollecitazione della risonanza del megalite mediante tamburo "sciamanico" o "irlandese" ad un unica testa

 

Fig. 21 - Aspetto della risposta di risonanza del megalite mediante colorazione dopo la percussione di un tamburo irlandese. I colori più chiari corrispondono ad una vibrazione di risposta con frequenza più elevata

 

La diversa colorazione presente nella Fig. 21 è una suddivisione delle frequenze per tonalità.

Questo fenomeno, ben visibile sugli strumenti di misurazione, è stupefacente e mostra la roccia megalitica illuminarsi per le vibrazioni allo stesso tempo del ritmo del tamburo. Il tutto è ben visibile nel video successivo nel quale è possibile cogliere il ritmo di vibrazione del megalite che entra in risonanza in maniera sincrona ai colpi di tamburo.

 

Clicca qui per il video

 

E’ ipotizzabile che lo strumento di percussione possedendo oltre alla frequenza base anche numerose armoniche successive è in grado di sollecitare in gran numero le diverse cavità per volume e dimensione.

E’ possibile che questi fenomeni empirici fossero noti alle antiche popolazioni e ne facessero uso? Non possiamo esserne sicuri, ma noi pensiamo che la sacralità del luogo dai tempi antichi non sia altro che il risultato dell’osservazione di questi fenomeni da parte loro.

In altri siti sacri da noi esaminati in numerosi paesi europei ed asiatici (Malta, Serbia, Italia, Inghilterra, Kurdistan, Portogallo ecc.) abbiamo sempre riscontrato qualche fenomeno che non era presente nei dintorni. Solitamente veniva scelta una particolare area piuttosto di un'altra per edificare un tempio o svolgere riti sacri proprio in virtù dei fenomeni presenti in essa, capaci di influenzare la psiche o addirittura di interferire con le onde cerebrali di chi sostava in quei luoghi.

 


 

Fig. 22 - Ancora alcune suggestive immagini dei megaliti dell'Argimusco sui quali pende l'ombra minacciosa del vulcano

 

È pacifico che questi rilievi effettuati nell’arco di una settimana andranno approfonditi in maniera sistematica con ulteriori missioni in questa sede.

Paolo Debertolis, Daniele Gullà, Natalia Tarabella – 30 ottobre 2015

 

Si ringrazia la E-Media Spa nelle persone del suo presidente Gaetano Santoro e del suo vice-presidente Rossella Guglielmino per l'ampia collaborazione e disponibilità prestate per questa ricerca. Un grande sincero per il notevole aiuto va a Salvo di Mauro. Un abbraccio da tutti noi a Flavia Vallega per la sua splendida voce che è riuscita a mettere in risonanza i megaliti dell'Argimusco. I nostri ringraziamenti vanno anche a tutti coloro che hanno collaborato per gli esiti degli esperimenti e la buona riuscita delle conferenze di archeoacustica.

 


La maggior parte delle fotografie sono state eseguite dall'architetto Natalia Tarabella, qui a sinistra nella foto assieme ai nostri collaboratori Santo e Irene, le misurazioni sono state invece effettuate da Paolo Debertolis e Daniele Gullà.

 

 



 

 

Esplorazione archeoacustica del castello di Montebello (Rimini)

TAG: archeoacustica, archeo-acustica, archeologia, vibrazioni, infrasuoni, Montebello, Rimini, Azzurrina, vibrazioni, energia vibrazionale, SBRG, SB Research Group

Con il riavvio della bella stagione il gruppo SBRG ha ripreso le missioni per lo studio dei fenomeni fisici e di archeoacustica in vari siti sacri. Appare ovvio che con la pioggia o con un intenso vento non è possibile effettuare rilievi all’aperto ed anche in luoghi chiusi il rumore dell’acqua può impedire registrazioni corrette.

Stante l'attuale difficile situazione politica nei Balcani, sede privilegiata delle nostre ricerche ormai da 5 anni, abbiamo ripiegato su altri siti archeologici italiani che si sono dimostrati comunque molto interessanti. Ricordiamo che le nostre ricerche in Italia si sono estese dal Monte Amiata (Siena) all’Ipogeo di Cividale (Udine) fino all’acropoli di Alatri (Frosinone) e all’altipiano dell’Argimusco (Messina) che sono stati esaminati in maniera approfondita, senza contare una decina di altri siti nazionali interessanti che abbiamo esplorato più superficialmente.

La scelta iniziale è caduta sul castello di Montebello, sito a Montebello di Torriana (Rimini), o altrimenti conosciuto come il castello di Azzurrina, che è localizzato sopra la valle del Marecchia e dell'Uso. Esso rappresenta un interessante sito archeologico la cui memoria si perde nel tempo. Si è a conoscenza che in quella sede nel III° secolo dopo Cristo la Roma Imperiale eresse una torre di osservazione le cui vestigia sono ancora presenti all’interno dell’attuale castello.

 


Fig. 1 - Il castello di Montebello nel suo stato attuale

 

Fig. 2 - L'entrata al corpo centrale del castello rivela l'origine medievale dello stesso

 

Fig. 3 - Alcune immagini del cortile interno del castello

 

Nel Medio Evo con le successive stratificazioni di difesa divenne un vero e proprio castello la cui prima documentazione risale al XII° secolo. Infatti il castello dal 1186 diventò di proprietà della famiglia Malatesta che ne acquistò il feudo per una cifra allora elevatissima di 110 lire lucchesi in monete d’oro. Successivamente i Malatesta persero il castello nel 1462 ad opera delle truppe del papa Pio II° che nel 1464 insediò nel feudo, e quindi nel castello, i Conti Guidi di Romagna, che ne sono ancora tuttora i proprietari.

L’ipotesi di studio è che i numerosi fenomeni fisici presenti all’interno del castello siano originati dal fatto che prima del sorgere della fortezza romana e poi del castello la collina fosse un luogo sacro e come tutti i luoghi sacri non lo fosse per caso. Solo successivamente il luogo ha cambiato destinazione venendo utilizzato per motivi bellici di difesa.

 

Fig. 4 - Il castello domina la valle del Marecchia e dell'Uso ed il panorama dalla torre del maniero appare straordinario



Durante la notte del Solstizio del 21 giugno 2015, grazie al permesso speciale del gestore al quale siamo veramente molto grati, abbiamo posizionato le nostre attrezzature. Abbiamo scelto la notte del Solstizio in quanto, per l'appunto come in altri siti sacri (ad esempio nell’acropoli di Alatri), i fenomeni fisici appaiono influenzati nel senso dell’incremento dalla peculiare situazione astronomica.

 


Fig. 5 - Il suggestivo aspetto del castello e del panorama visibile da esso nella notte del 21 giugno 2015 al termine del posizionamento delle nostre attrezzature

 

Abbiamo esaminato varie stanze del castello più in contatto con il suolo e non siamo rimasti delusi.

Sin dall’inizio gli strumenti hanno percepito una situazione vibratoria anomala. Le basse frequenze infatti sono presenti in abbondanza ovunque ed in particolare nella torre, dove alla base è presente l’antica ghiacciaia per la conservazione del cibo e dove, si dice, sia scomparsa la figlia del comandante del castello, la famosa Azzurrina.

In questa zona è presente anche un antico pozzo ora chiuso da una pavimentazione che potrebbe aver agito da cassa di risonanza per i suoni provenienti dal sottosuolo e averci facilitato la raccolta di dati, come in altri siti sacri dove abbiamo utilizzato simili trasduttori naturali.

 

Fig. 6 - La zona della antica ghiacciaia per la conservazione dei cibi. Attualmente non vi è più accesso per il pubblico nel sottosuolo

 

Fig. 7 - La zona di posizionamento dei microfoni al di sopra di un antico pozzo ora chiuso da una pavimentazione in cotto


In particolare utilizzando il normale protocollo standard di registrazione SBRG (Standard SBSA), abbiamo ritrovato dei picchi di frequenza a 7, 14 e 23 Hz. Le ultime chiaramente percepibili anche ad orecchio. I tre picchi si alternano in volume, ma sono sempre presenti. Per quanto riguarda l’origine è possibile ipotizzare il movimento di acque sotterranee o anche movimenti di faglia. In entrambe le possibilità le vibrazioni appaiono stabili e continue.

 


 

Fig. 8 – L’analisi spettrale in diversi momenti  delle vibrazioni presenti in prossimità dell’antica ghiacciaia in scala logaritmica. I tre picchi di basse frequenze appaiono in diversi momenti con volume diverso, ma sempre presenti

 


Di seguito un campione del suono presente nella torre nel quale la banda infrasonica è stata resa udibile trasponendo via software di circa 17Hz verso l’alto le frequenze registrate. Ovviamente per una maggior apprezzamento delle frequenze ritrovate è necessario l’utilizzo di cuffie stereo ad alta fedeltà con ampia componente di bassi e non gli altoparlantini di un computer.

I risultati più interessanti sono stati raggiunti nella cosiddetta “Stanza della cassaforte” dove negli anni scorsi il georadar ha evidenziato la presenza  al centro della stanza di un oggetto circolare di circa mezzo metro di diametro un piatto o uno scudo d’oro o argento sepolto un metro e mezzo sotto la pavimentazione. In questa stanza negli anni passati sono stati riscontrati numerosi fenomeni fisici inspiegabili.

 

Fig. 9 - La cosiddetta "Stanza della Cassaforte" dove sono maggiormente percepibili le vibrazioni provenienti dal sottosuolo anche soggettivamente, in particolare al centro della stanza

 

Dall’analisi mediante l’uso della telecamera a risonanza variabile (TRV) è emersa in questa stanza una enorme quantità di vibrazioni oltre ad un campo magnetico torsionale che sembra interagire con ogni persona che si trovi al di sopra di esso (vedi fig. 11).

 

Fig. 10 - L'analisi vibrazionale è stata eseguita mediante telecamera a risonanza variabile (TRV)

 

Fig. 11 - Il campo torsionale è stato rilevato mediante il fenomeno di”scattering” rilevato dalla videocamera, ossia dalla variazione di luminescenza delle molecole di vapore acqueo determinata dall’allineamento delle  stesse al campo magnetico presente

 

Grazie all’uso di un particolare software in grado di valorizzare le variazioni di luminosità dei pixel del sensore della videocamera è stato possibile visionare la diffusione delle vibrazioni provenienti dal sottosuolo nell’aria. Tali vibrazioni appaiono così potenti da essere percepite anche dai soggetti più sensibili con le palme delle mani, dove si trovano i corpuscoli (recettori) del Meissner.

Questi recettori si trovano infatti nello strato superficiale del derma occupando la porzione marginale della papilla dermica. Sono particolarmente numerosi nelle aree di pelle prive di peli e spesse come le estremità delle dita delle mani, le piante dei piedi, le labbra e i capezzoli. Sono deputati alla recezione del movimento fine, sensibilità tattile discriminativa e le vibrazioni a più bassa frequenza. È evidente che questi recettori sono ampiamente stimolati dalle vibrazioni presenti in questa stanza.

 

 

Fig. 12 – Questa immagine rappresenta la derivata di circa 30 frames che mostra delle aree di vibrazioni più persistenti ed intense nel tempo. Le aree colorate presentano diverse frequenze di vibrazione in cui la densità maggiore si sviluppa fino ad un metro del suolo, mostrando una maggiore inerzia percepibile dai sensori del Meissner presenti nelle palme delle mani e nella pianta dei piedi. Ciò rende ragione anche del campo torsionale visibile nell'immagine n.11

 

Fig. 13 - Un'immagine dei ricercatori SBRG che hanno eseguito i rilievi vibrazionali. A sinistra Paolo Debertolis ed a destra Daniele Gullà

 

 Fig. 14 - Ancora un'immagine del mastio del castello

 

Si tratta comunque di risultati preliminari che andranno approfonditi ulteriormente con una prossima missione da eseguire a fine estate.

Paolo Debertolis, Daniele Gullà – 29 luglio 2015

 

Il gruppo di ricerca SBRG è estremamente grato alla signora Daniela Condello Tiboni che ha dedicato molto del suo tempo a spalancarci ogni angolo del castello per le nostre analisi di archeoacustica. Al contempo siamo grati ai proprietari, i Conti Guidi di Romagna, per la loro disponibilità.

 


 

Continuano le ricerche del SBRG sul geoglifo a Kanda in Macedonia

TAG: archeoacustica, archeo-acustica, archeologia, onde elettromagnetiche, ultrasuoni, infrasuoni, Macedonia, geoglifo, Sveti Nikole, Kanda, SBRG, SB Research Group

Dopo la missione svolta a marzo 2014 (qui) in diversi luoghi sacri nel comprensorio di Sveti Nikole in Macedonia, e in base ai risultati preliminari accertati in laboratorio ancora nella scorsa primavera, il luogo di maggior interesse dal punto di vista dell’archeoacustica è risultato essere la collina di Kanda. Si ricorda che sulla collina di Kanda vi è inciso un profondo geoglifo, visibile solo da un aeromobile e non ad altezza d’uomo e neppure da nessuna delle montagne circostanti. Di conseguenza i risultati ottenuti a marzo hanno richiesto una seconda missione di approfondimento da parte del SBRG che si è svolta nel luglio 2014.

Per questa missione e per la precedente siamo profondamente grati al sindaco di Sveti Nikole, Zoran Tasev, che ci ha fornito tutto il supporto possibile per questa operazione con generosità e decisamente con lungimiranza vista l’importanza storica del sito che sta per essere riconosciuta.

 


Fig. 1 – Il geoglifo di Kanda come da noi fotografato durante i nostri rilievi aerei. Le due foto più in basso sono riprese con uno speciale programma per l'aumento del contrasto sulla macchina fotografica digitale

 

Tale geoglifo circondato da un ovale la cui asse maggiore è perfettamente orientato secondo la direttrice Nord-Sud ha una sorta  di “W” rovesciata incisa al suo interno. Questa lettera sembra imitare, piuttosto che un carattere alfabetico, la disposizione  della costellazione celeste di Cassiopea. Si tratta di un disegno facilmente riconoscibile e che fu anche spesso usato come simbolo della Grande Madre.

Nella mitologia Cassiopea è conosciuta come la Regina del Cielo, la Grande Madre e la madre di Andromeda che è la moglie di Perseo. Cassiopea era la mitica regina d’Etiopia che sfidò Poseidone per la sua bellezza, ma è la tradizione mitica occidentale che ha dato questo nome a questa costellazione che, ad esempio,  per gli astronomi arabi possiede un nome completamente diverso.

 


Fig. 2 – La costellazione di Cassiopea nella sua disposizione in rapporto alla Stella Polare



Per quanto riguarda l’allineamento del geoglifo con la costellazione di Cassiopea, gruppo di stelle molto vicine al Polo Nord Celeste e che si trovano opposte alla costellazione del Grande Carro, questa è sempre visibile nel nostro emisfero, tanto che è tuttora usata per la misura del Tempo Siderale. E così facevano anche gli antichi.

 


Fig. 3 – Variazione stagionale nella posizione di Cassiopea al tramonto


Non dimentichiamo che il cielo ruota intorno al Polo Nord Siderale e Cassiopea appare sulla cuspide del glifo al mattino alle 4:32  tra il 20 ed il 22 luglio con l’ovale orientato esattamente tirando una retta di direzione secondo il suo asse maggiore. Secondo alcuni questa data corrisponderebbe al compleanno di Alessandro Magno ed alla sua ora di nascita nel mattino.

Tuttavia, secondo altri, il geoglifo non c’entra nulla con Alessandro Magno, ma è posto sopra una tomba più antica sopra alla quale è incisa l’immagine speculare di Cassiopea con una retta indicate una delle stelle della costellazione che corrisponderebbe alla stella di provenienza di chi vi è sepolto sotto, o comunque la stella dalla quale chi vi è sepolto sotto presumeva di provenire.

L'idea della immagine speculare di Cassiopea non è proprio esattamente corretta e va spiegata meglio. Poiché si presume chi si trova sepolto sotto la superficie doveva ascendere alle stelle di provenienza, l'immagine è stata riportata come per qualcuno che dovesse guardare il geoglifo da sotto terra in direzione del cielo.

In tal caso il disegno del geoglifo è perfettamente sovrapponibile all'immagine stellare.

Tuttavia, secondo altri ancora il simbolo all’interno dell’ovale è solo una antica runa.  Per quanto riguarda l'interpretazione linguistica del glifo, va ricordato che in passato questo simbolo in Lineare B era anche associato al ciclo delle reincarnazioni ed all'eternità dell'anima.

 

Fig. 4 - Il misterioso simbolo in Lineare B associato all'eternità ed al ciclo delle reincarnazioni

 

Secondo il ricercatore Domagoj Nikolić (Rochester Institute of Technology di Dubrovnik, Croazia) ed in accordo con il prof. Aristotele Tentov (Università "St. Kiril i Metodij" di Skopje, Macedonia), nella mitologia macedone il simbolo del geoglifo rappresenta il dio Se. Se era il figlio primogenito della Grande Madre e il Dio supremo degli antichi macedoni che ha creato l'intero universo. Così, il Sommo Creatore e la Grande Madre hanno creato anche la Macedonia per poi incarnarsi nei personaggi del re e della regina di Macedonia. Questa teologia è completamente in linea con le scuole dei misteri dionisiaci a cui apparteneva Olimpia, la madre di Alessandro Magno, che è menzionata da Plutarco nel suo testo 'La vita di Alessandro'.

Comunque nessuna tra le ipotesi, sembra per ora prevalere, per cui al momento attuale possono essere ritenute tutte valide e compatibili tra loro.

Vanno lette con attenzione a questo scopo la spiegazioni dell'astroteologo e filosofo del gruppo SBRG, Domagoj Nikolić, e pubblicate come studio scientifico sugli atti di un congresso in Slovakia a dicembre 2014, che riassume i risultati preliminari delle nostre due missioni a Kanda nel 2014 (testo in inglese - qui).

La missione di luglio 2014 è durata una settimana, durante la quale per quattro giorni l’attrezzatura è stata collocata all’interno del perimetro del geoglifo alternando il personale che doveva controllarla e tenerla d’occhio giorno e notte.

L’attrezzatura principale si trovava sotto ad un gazebo posto in cima alla collina e per misurare il segnale elettromagnetico abbiamo utilizzato un’interfaccia audio digitale MOTU a otto tracce alimentata da una batteria che veniva ricaricata ogni tanto con un generatore a motore diesel.

 


Fig. 5 – Il nostro tecnico del suono, il filandese Heikki Savolainen, al lavoro al computer sull’interfaccia MOTU durante le registrazioni. Dietro di lui il ricercatore dalmato Domagoj Nikolić

 

 Fig. 6 - L'interfaccia Motu con i numerosi cavi dei sensori collegati e i diffusori acustici Genelec, usate come casse monitor

 

Ad essa  sono stati collegati otto tipi di sensori diversi, microfoni ed idrofoni, tra i quali anche il sensore 3D usato in precedenza nelle nostre ricerche ed in grado di discriminare la provenienza del segnale per essere sicuri che non fosse stato raccolto da qualche stazione militare. Le registrazioni sono state convertite dal software PRAAT in file binari e salvati su disco rigido per ulteriori analisi. I file audio derivanti da segnali elettromagnetici sono stati esaminati in studio a Helsinki da parte del tecnico del suono Heikki Savolainen. Questi dati sono stati anche forniti per uno studio autonomo all’Università “St. Kiril i Metodij” di Skopje nella persona del prof. Aristotel Tentov che ha partecipato anche lui alla missione di ricerca in qualità di osservatore.

L’aspetto del geoglifo non è assolutamente osservabile da terra, come risulta anche dall’immagine sottostante. Neppure con le ombre della sera è molto ben visibile, anche se si può intuire qualcosa.

 

 

 Fig. 7 - Il geoglifo come è visibile all'altezza del suolo con le ombre della sera. La sua presenza può essere solo intuita

 

 Fig. 8 - Ovviamente dal basso della collina non vi è modo di capire la presenza di un geoglifo sulla sua cima

 

Fig. 9 - Il laser verde puntato nel cielo serve a verificare l'allineamento del geoglifo con la costellazione di Cassiopea durante la notte

 

Il gruppo dei ricercatori che hanno eseguito l’esperimento era composto da otto persone, tre macedoni e cinque membri del SBRG di diversi paesi. Tra questi ultimi, l'attuale astroteologo e filosofo del gruppo SBRG, il dalmato Domagoj Nikolić, che ha sostituito la precedente storica e architetto che ha abbandonato il gruppo più di un anno fa e il nuovo ricercatore per le onde elettromagnetiche, il serbo Goran Marianović, ingegnere elettronico, che ha sostituito Slobodan Mizdrak che aveva guidato la precedente missione a Kanda nel marzo 2014, ma ora non più appartenente al gruppo di ricerca. Erano anche presenti per il gruppo SBRG, il coordinatore del gruppo scientifico e medico italiano, Paolo Debertolis, il tecnico del suono finlandese, Heikki Savolainen, e l'assistente scientifica britannica, Nina Earl.

 

Fig. 10 - Il gruppo dei ricercatori del SBRG al completo. Al centro, terzo da destra il sindaco di Sveti Nikole, Zoran Tasev

 

Qui sotto è visibile il segnale emesso dalla collina all’oscilloscopio come era visibile a luglio 2014, e come misurato dall’ing. Marianović. Questo segnale ha confermato la sua esistenza anche in questa nuova missione a Kanda.

 

 

Fig. 11 - In alto: il segnale elettromagnetico proveniente dal sottosuolo della collina di Kanda come rivelato sull'oscilloscopio dall'ing. Marianović. In basso: il numero delle rilevazioni effettuate alla ricerca delle eventuali differenze nel segnale elettromagnetico

 

 Fig. 12 - L'ing. Goran Marianović (sulla sinistra) durante le rilevazioni assieme al ricercatore Domagoj Nikolić (sulla destra)

 

Esiste, oltre al segnale elettromagnetico, anche una vibrazione meccanica a bassa frequenza che è possibile registrare solo sulla collina e nel suo stretto circondario. Le apparecchiature utilizzate per verificare questo suono sono le stesse utilizzate tante volte dal nostro gruppo nelle precedenti ricerche e quindi si può affermare con sicurezza che sono ampiamente collaudate. Di seguito vi è il link per ascoltare questo suono/rumore che comprende un gran numero di infrasuoni e che per renderlo udibile è stato trasposto via software con il computer. Si consiglia di ascoltarlo solo se dotati di cuffie stereo ad alta fedeltà con grande quantità di bassi.

 


Fig. 13 - Lo svariato numero di rilevazioni di archeoacustica effettuate all'interno ed all'esterno del perimetro del geoglifo. Nella foto in basso il prof. Paolo Debertolis

 

L'ipotesi è che sia generato dal movimento delle acque sotterranee che abbiamo trovato in gran quantità. L’effetto su chi sta in cima alla collina è notevole, ma non sempre univoco. C’è chi si sente come carico di energia ed altri che si sentono male o diventano più nervosi. La risposta soggettiva a questi suoni a bassa frequenza/infrasuoni è pertanto molto variabile, come già appurato nelle nostre precedenti missioni e nei laboratori di neurofisiologia presso l'Università di Trieste nello studio ancora in corso su soggetti volontari (qui).

Si è anche impiegato molto tempo con il registratore digitale nei dintorni della collina del geoglifo per ricercare la direzione da dove proviene il flusso d’acqua che lo alimenta.

Sono stati eseguiti varie registrazioni per un totale di 17 posizioni analizzate.

Sembra che in tutta la zona circostante ci siano delle risorgive sfruttate a suo tempo anche nel sito archeologico di Bylazora che si trova a poca distanza. Questo ultimo era un sito che risale all’insediamento del regno di Peonia nel VII° secolo a.C., un popolo che nel III° secolo è stato assorbito dai macedoni.

Pertanto, in base ai suoi fenomeni fisici, il sito del geoglifo si può considerare come facente parte della serie dei “siti sacri” balcanici, come la collina di Visoćica (piramidi bosniache) (qui) o la collina di Magura in Serbia (qui), da noi in precedenza esaminate negli anni scorsi.

 


 

Fig. 14 - Ancora alcune immagini del geoglifo posto sulla collina di Kanda. Anche in questo caso per le riprese aeree si š utilizzato un programma per l'aumento del contrasto

 

Come si diceva poco sopra, a poca distanza dalla collina di Kanda vi è il sito di Bylazora per il quale abbiamo eseguito delle foto aeree in alta risoluzione, che abbiamo fornito anche al Museo Archeologico di Sveti Nikole che non aveva ancora mai fatto un’analisi di questo genere, pur curandosi degli scavi in questa sede. Il sito sembra sia stato distrutto quando gli antichi Romani hanno invaso i Balcani. I segni che la cittadella sia stata distrutta da un incendio sono più che evidenti, come le ossa delle vittime ritrovate assieme a numerose lance e frecce. Le colonne sono crollate assieme al tetto i cui coppi sono sparsi un po’ dappertutto.

 


Fig. 15 - Il sito di Bylazora nelle riprese aeree del SBRG. La foto più in basso è stata ripresa con il programma di aumento del contrasto, utilissimo in archeologia, presente sulla fotocamera Olympus E-5

 

 Fig. 16 - Il sito di Bylazora come visibile dal suolo. I segni di distruzione sono sparsi ovunque. Nella foto in basso è presente sulla sinistra il ricercatore macedone Nikola Ristevski, a destra il prof. Debertolis

 

Anche in questo caso il sito è stato ripreso con uno speciale programma che aumenta il contrasto della macchina digitale (di proprietà Olympus) e che va benissimo proprio per i rilievi archeologici.

Visto dalla collina del geoglifo il sito di Bylazora si trova nell’immagine sottostante dietro la collina scura ricoperta da una foresta , quindi piuttosto vicino a quello del geoglifo. Secondo alcuni sotto il geoglifo potrebbe essere sepolto proprio uno degli antichi re dei Peoni. Ma non si può escludere che il sito sia molto più antico.

 


Fig. 17 - Sullo sfondo la collina che separa la vista tra il geoglifo e Bylazora

 

In ogni caso i rilievi aerei svolti anche sopra il geoglifo sono stati molto approfonditi ed in particolare con l’uso della fotografia aerea all’infrarosso. Essa ha svelato la natura artificiale della collina che va pertanto considerata ormai come un tumulo costruito per una personalità molto importante della storia, viste le sue cospicue dimensioni. Alla fotografia all’infrarosso appare evidente la differente capacità di riflessione di queste radiazioni elettromagnetiche da parte dei diversi terreni. In questo caso la differente tonalità nel colore del terreno tra la collina e lo spazio circostante indica che la collina è stata costruita con terreno di riporto estraneo a fenomeni geologici locali.

 


Fig. 18 - In alto: il Cessna utilizzato per i rilievi fotografici aerei. E' lo stesso modello di quello da noi utilizzato per i rilievi aerei in Bosnia e che si è sempre dimostrato molto versatile. Nella foto in basso il pilota e l'istruttore di volo con cui abbiamo collaborato per l'effettuazione delle riprese aeree

 

Fig. 19 - Immagini all'infrarosso della collina di Kanda. E' evidente la differente colorazione del terreno nella zona non coltivata posta a sud della collina rispetto a quella della collina stessa che ha lo stesso tipo di vegetazione

 

Per quanto riguarda la valutazione delle emissioni di onde elettromagnetiche da sottosuolo della collina, attraverso varie metodiche si è potuto stabilire che esiste un sorta di variazione delle stesse in corrispondenza di una particolare posizione di ascolto sulla collina. Questa variazione è compatibile con la presenza di una cavità presente all’interno della collina, presumibilmente a sole poche decine di metri sotto la superficie, quindi nel contesto artificiale del terreno. Questa ultima scoperta, già pubblicata sulla letteratura internazionale (qui), fa pertanto pensare che la collina di Kanda sia in realtà un tumulo con una camera sottostante o comunque sia stato costruito un tumulo proprio sopra ad una collina naturale aumentandone l’altezza.

Il prossimo passo della ricerca sarà confermare anche con il georadar le scoperte rilevate di recente.

Paolo Debertolis – 21 gennaio 2014

 

Il gruppo di ricerca interdisciplinare SBRG è estremamente grato al sindaco di Sveti Nikole, Zoran Tasev, per il sostegno in questa ricerca fin dall'inizio della stessa con grande coraggio e siamo lieti di poter contribuire alla sua grande visione della storia della Macedonia.
Un grazie di cuore a tutte le persone di Sveti Nikole che hanno lavorato per il successo di questo progetto di ricerca ed in particolare a tutto lo staff tecnico che ci ha supportato in tutti i giorni di permanenza a Kanda.
Un grazie speciale al nostro assistente scientifico e membro del team di ricerca, il ricercatore locale Nikola Ristevski, il cui lavoro negli scorsi anni è stato la nostra maggiore fonte di inspirazione per questo studio.

 

 


 

Ricerche di archeoacustica in Portogallo da parte del SBRG

 Tag: archeoacustica, archeo-acustica, Almendres, Escoural, Portela de Modos, basse frequenze, incisioni rupestri, infrasuoni, SBRG, SB Research Group

Sul finire del settembre 2014 alcuni membri del SBRG si sono recati in Portogallo nella regione di Evora per uno studio archeoacustico di alcuni siti neolitici e paleolitici presenti in quella sede. Il nostro lavoro in quella regione è stato effettuato grazie all’invito dell’archeologo portoghese Fernando Coimbra con il quale il nostro gruppo ha già condiviso le ricerche di archeoacustica a Malta nell’ipogeo di Hal Saflieni all’inizio del 2014.

In effetti non è stato necessario muoversi di molto in questa area vista l’incredibile  concentrazione di dolmen e cerchi megalitici in questa regione. Quasi tutti in condizioni straordinarie e grazie all’accordo con le autorità locali si è indagato sia sui siti meno frequentati che quelli più noti.

Ma durante una settimana di lavoro a tempo pieno, comprese alcune rilevazioni svolte durante la notte, è stato possibile svolgere un’analisi approfondita solo in alcuni siti, che comunque hanno richiesto un notevole impegno, nonostante si sia proceduto al sopralluogo in veramente molteplici località archeologiche preistoriche o protostoriche. Gli altri luoghi di questa area saranno eventualmente esaminati in una successiva missione se l’analisi in laboratorio delle registrazioni daranno risultati notevoli.

È stato visitato solo un unico sito paleolitico, le grotte dell’Escoural, dove grazie alla disponibilità del responsabile d’area abbiamo potuto svolgere delle analisi accurate immersi tra le numerose pitture rupestri, presenti sulle pareti di queste grotte da tempo immemorabile. Questa collaborazione guidata dedicata al nostro gruppo ci ha permesso di immedesimarci con il luogo, che, bisogna riconoscerlo, era decisamente molto suggestivo.

 

Fig. 1 - Le grotte dell’Escoural nel percorso aperto al pubblico

 

Questa grotta è stata abitata sin dal Paleolitico Medio, ossia tra il 100.000 e il 50.000 a.C. ed usata come rifugio da uomini di Neanderthal. Ma è stata anche dipinta da uomini più evoluti nel Paleolitico Medio, ossia tra i 30.000 e il 10.000 a.C. con figure geometriche o che rappresentavano animali.

Di seguito alcune immagini di un’antilope ripresa con la macchina fotografica forense a confronto con le immagini ottenute con una normale macchina digitale, ma dotata di programma residente per aumentare il contrasto del soggetto fotografato.

 

Fig. 2 - Grotte dell'Escoural: una splendida antilope disegnata da un artista vissuto nel Paleolitico Medio vicino all'ingresso della sala principale. Sopra: immagine colta con una macchina fotografica forense sensibile all'infrarosso. Sotto: la stessa figura, ma ripresa con una macchina fotografica digitale con programma residente di aumento del contrasto  

 

Nella grotta sono presenti anche le incisioni prodotte da quelle antiche comunità migliaia di anni fa. È affascinante pensare che mentre loro sono polvere da tempo, i segni della loro esistenza passata sono ancora presenti.

 


Fig. 3 - Incisioni rupestri geometriche presenti su una parete delle grotte dell?escural nelle porzioni più profonde della sala principale. La foto è stata ripresa all'infrarosso

 

Le rilevazioni acustiche in questo luogo hanno però evidenziato l’assenza di fenomeni di risonanza e utilizzando il compressore sonoro per gli ultrasuoni, Pettersson D1000X, si è potuto cogliere solo il chiacchiericcio di qualche pipistrello infastidito dalla nostra presenza, ma con il registratore digitale si sono evidenziati nella banda del non udibile degli infrasuoni molto potenti.

 


Fig. 4 - Le nostre rilevazioni svolte all'interno delle grotte dell'Escoural

 

In particolare vi è una frequenza infrasonica intorno ai 12Hz da attribuirsi al movimento delle acque sotterranee che sembrano dominare molti di questi luoghi preistorici in questa area del Portogallo.

 

Fig. 5 - Il picco di infrasuoni naturali presenti nel silenzio della grotta

 

In effetti grazie alla colonna d’aria  presente all’interno della caverna che agisce come una cassa armonica si può supporre che questa potente frequenza abbia avuto anche un certo effetto sulla gente che vi ha vissuto in passato all’interno. Personalmente dopo alcune ore vissute in questa cavità si può dire che anche alcuni di noi ne hanno, per così dire, subito l’influsso.

La nostra ricerca è stata estesa anche al più noto cromlech di Almendres dove abbiamo verificato la presenza di un effetto di risonanza notevole se ci si pone al centro del cerchio megalitico più ampio tra il megalite 64 and 65 con uno strumento a percussione. Di seguito la mappa del cerchio megalitico.

 

Fig. 6 - Mappa del cromlech di Almendres. Superiormente è visibile il cerchio maggiore, inferiormente il minore che però sembrerebbe essere anche il più antico (si ringrazia l'archeologo portoghese Pedro Alvim per aver fornito la mappa)

 

In questo luogo abbiamo effettuato numerose rilevazioni sonore e fotografiche a diverse ore del giorno e della notte. La suggestione di tale sito archeologico è straordinaria in particolare al luce del tramonto.

 

Fig. 7 - Il cromlech di Almendres al tramonto (foto: Nina Earl)

 

Abbiamo eseguito, come in altri siti megalitici in Europa, la ricerca di onde sonore infrasoniche provenienti dal sottosuolo di origine tettonica o causate dal movimento di acque sotterranee. Ad Almendres, in particolare nel cerchio megalitico minore, abbiamo ritrovato degli infrasuoni che si aggiravano intorno alla frequenza di 7-8Hz, similmente a quanto ritrovato nella acropoli di Alatri (Frosinonone). Come verificato in quella sede questo tipo di frequenze hanno un forte effetto di rilassamento sul fisico umano e la capacità di guarire dallo stress. Si può pertanto ipotizzare che il cerchio megalitico minore di Almendres possa aver avuto anche una funzione taumaturgica.

 


Fig. 8 - Sopra: il picco di frequenze intorno ai 7-8Hz da noi verificato all'interno del cerchio megalitico minore ad Almendres. Sotto: la posizione dei microfoni posti al centro del cerchio megalitico al momento della registrazione

 

 Fig. 9 - Immagine panoramica del cerchio megalitico maggiore di Almendres (clicca sull'immagine per ingrandire)

 

Un dato di fatto interessante è che i megaliti in granito sprigionano ultrasuoni quando sono colpiti dal sole, come rivelato dall’apparecchiatura Pettersson . Si tratta di un fenomeno già scoperto dal studioso britannico Don Robbins del gruppo di ricerca Dragon Project negli anni ’70 nelle Rollright Stones dello Oxfordshire, cerchio megalitico che si trova nel Sud dell’Inghilterra (Ref. “Circle of Silence”, London, 1985). Ma grazie alla nostra attrezzatura d’alto livello e più duttile rispetto a quella usata più di 30 anni fa, abbiamo scoperto che non è il sole che fa produrre gli ultrasuoni, ma il calore del sole quando colpisce il granito dei megaliti. Ed è anche abbastanza ovvio perché è l’energia solare che surriscaldando la pietra cambia il movimento dei suoi elettroni che passano da una ad un’altra orbita.

 


 

Fig. 10 - Alcune suggestive immagini dei megaliti di Almendres colte dopo il tramonto

 

La cosa è particolarmente evidente in quanto l’emissione di ultrasuoni continua anche quando il sole è tramontato e la pietra è ancora calda. Nel caso di Almendres abbiamo verificato che il suono appare ugualmente potente per più di un’ora dopo il tramonto. Nello stesso modo se il sole è coperto o sorto da poco tempo la pietra deve prima eliminare il freddo e magari l’umidità accumulata durante la notte.

Abbiamo deciso di denominare questo suggestivo fenomeno con l’appellativo di “canto” dei megaliti, perché nelle condizioni ideali sviluppano veramente una frequenza molto vicina a quella udibile. Ed è anche possibile che tempi antichi la popolazione che viveva senza la presenza di rumori della civiltà odierna, senza un udito  deteriorato dall’alto volume sonoro delle varie macchine utensili o di trasporto, senza il rumore della musica ad alto volume e più in connessione con la natura, potevano forse sentire. In particolar modo se si trattava di persone di giovane età e con un organo uditivo in condizioni perfette.

 


Fig. 11 - La ricerca di fonti di ultrasuoni nel cromlech di Almendres mediante l'apparecchiatura Pettersson D1000X

 

La nostra ipotesi può apparire fondata in particolare ad Almeadres dove i megaliti in granito sono stati sagomati con un lato piatto orientato verso il centro del cerchio megalitico, quasi come un antico altoparlante, e il lato ricurvo verso l’esterno. Tale composizione strutturale appare avere una doppia utilità, riflettere il suono di una sorgente posta al centro del cromlech e permettere a chi si poneva al centro del cerchio megalitico di percepire il “canto” delle pietre colpite dal sole. E l’effetto doveva essere davvero suggestivo quando i megaliti erano correttamente posizionati. Non come ora che sono in gran parte spostati od orientati diversamente dalla posizione originale. Ma bisogna anche pensare che sono passati ormai 8.000 anni dalla loro collocazione.

 

Fig. 12 - Il gruppo di ricerca che ha svolto le ricerche si archeoacustica ad Almendres. Da sinistra a destra: Nina Earl, assistente scientifica, Paolo Debertolis, antropologo fisico, Fernando Coimbra, archeologo

 

Lo stesso fenomeno è stato rilevato anche nel sito megalitico di Portela de Mogos, cromlech molto poco conosciuto, ma molto ben conservato che ci ha donato un sacco di dati a conforto della nostra tesi.

 

Fig. 13 - Un'immagine panoramica del sito megalitico di Portela de Mogos (clicca sull'immagine per ingrandire)

 

Questo cerchio megalitico si trova tuttora immerso in un bosco di querce ed è stato scoperto nel 1966, ma è stato scavato e recuperato nella sua integrità appena nel 1995. La sua disposizione è a forma di stella e vari megaliti presentano una faccia piatta, scavata dai suoi costruttori. Su alcuni di essi vi sono anche delle incisioni con motivi lunari e solari.

 

Fig. 14 - Lo stato di ottima conservazione del cerchio megalitico di Portela de Modos

 

 

 Fig. 15 - La ricerca di ultrasuoni ed altre sonorità presso i megaliti di Portela de Modos

 

Abbiamo svolto delle rilevazioni archeoacustiche anche  presso il menhir di Almendres posto ad una certa distanza dal cerchio megalitico omonimo, ma correttamente orientato negli equinozi con il corrispondente cromlech.

 


Fig. 16 - Il menhir di Almendres (clicca sull'immagine per ingrandire)

 

 Fig. 17 - Il menhir di Almendres durante le misurazioni

 

Non sono mancate le rilevazioni anche presso alcuni dolmen delle quali dobbiamo ancora valutare la portata dal punto di vista dei fenomeni acustici naturali locali. Purtroppo alcuni dolmen sono stati trasformati in chiesette cattoliche nel XVI° secolo snaturandone la funzione e modificandone la pianta originale.

 

 

Fig. 18 - Un antico dolmen trasformato in cappella ai tempi dell'Inquisizione (Chapel Anta do San Brissos)

 

In particolare ci siamo concentrati sul famoso dolmen di Anta Grande do Zambujeiro, uno dei più grandi dolmen al mondo con pietre che ne costituiscono l’architettura del peso di svariate tonnellate. Questo manufatto è datato all’inizio del 4° millennio a.C. ed è purtroppo scoperchiato con la pietra di copertura gettata ad una certa distanza dal monumento (vedi mappa qui sotto). Anche se è presente una copertura artificiale costruita dagli archeologi non vi è ormai più la possibilità di verificare la presenza di fenomeni di risonanza al suo interno. 

 

 

Fig. 19 – Mappa del dolmen Anta Grande do Zambujeiro. Legenda: A camera funeraria, B monolito di copertura del dolmen rimosso, C menhir abbattuto (Servizio Beni Culturali portoghese)

 

 Fig. 20 - Il megalite che fungeva da coperchio (lettera B della mappa) del dolmen Anta Grande do Zambujeiro gettato più in là ed ormai spezzato

 

 

Fig. 21 - Il corridoio d'accesso al dolmen e la copertura messa dagli archeologi portoghesi a protezione della struttura

 

Fig. 22 - La camera principale del dolmen vista dall'alto (lettera A della mappa)

 

Questo dolmen presenta un corridoio di accesso alla camera centrale non più utilizzabile dal pubblico. Per questi motivi i microfoni sono stati da noi calati dall’alto.

 


Fig. 23 - Non è stato possibile accedere alla camera principale del dolmen con i microfoni se non attraverso l'apertura superiore calando i cavi dall'alto

 

Inoltre abbiamo eseguito dei test con la macchina fotografica all’infrarosso e ultravioletto con diversi tipi di lampada a diversa angolatura sulle incisioni scolpite su alcuni megaliti di Almendres (rock art). I risultati sono stati entusiasmanti e saranno presentati il prossimo anno al Congresso si Caceres (Spagna) a fine agosto.  

 

 Fig. 24 - Il menhir n.65 del cerchio megalitico di Almendres come appare durante il giorno e come è possibile evidenziare le sue incisioni durante la notte con una particolare incidenza della luce e l'uso della fotocamera forense. Per ultimo il disegno completo delle incisioni presenti sulla sua supeficie (Servizio Beni Culturali portoghese)

 

Vista l’ampia collaborazione con le autorità locale e le interessanti scoperte nel campo dell’archeoacustica è prevista un’altra missione il prossimo anno con data ancora da stabilire.

Paolo Debertolis – 30 ottobre 2014

 

Un ringraziamento speciale dal SB Research Group va al Direttore del Servizio dei Beni Culturali dell’area di Evora, Antonio Carlos Silva, che con gentilezza e disponibilità ha sostenuto la nostra ricerca in loco.

 


 

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