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Studio delle caratteristiche di archeoacustica del sito megalitico dell’Argimusco (Sicilia)

Tag: archeoacustica, archeo-acustica, Argimusco, Etna, Val Demone, basse frequenze, incisioni rupestri, infrasuoni, coppella, vasca di purificazione, SBRG, SB Research Group

Alla fine di giugno 2015, in coincidenza con un ciclo di conferenze in Sicilia (Messina, Pedara, Montalbano) organizzate dalla  E-Media Spa e dietro invito del suo presidente Gaetano Santoro, alcuni membri del SBRG (Debertolis, Gullà, Tarabella) si sono recati in questa splendida isola per svolgere delle indagini di archeoacustica nella Val Demone, locata a Nord-Est della Sicilia.

In particolare le zone interessate principalmente dalle nostre ricerche è stato l’altipiano dell’Argimusco (Messina) con i suoi megaliti, il vulcano Etna ed alcune zone circostanti.

La nostra attenzione è stata attratta in particolar modo dai megaliti presenti sull’Argimusco che sono risultati, come in altre analisi su siti sacri degli ottimi trasduttori delle vibrazioni provenienti dal sottosuolo. Si tratta di megaliti di origine naturale, ma davvero importanti.

 

 

Fig. 1 - Alcuni momenti delle rilevazioni effettuate sull'altipiano dell'Argimusco

 

Il sito è da considerarsi un antico luogo sacro. Tale ipotesi è corroborata in dalla presenza di vasche di purificazione scolpite nella roccia dei megaliti e da coppelle per sacrifici con canali di scolo ben incisi, tipici di antichi luoghi di culto pagani.

 

 

Fig. 2 - Sopra: una vasca di purificazione scolpita nella roccia di un megalite all'Argimusco. Sotto e in mezzo: una coppella per sacrifici con il canale per lo scolo del sangue inciso su un megalite all'Argimusco

 

Tali manufatti non sono inconsueti, ma sono reperibili anche in altri siti neolitici nel mondo, come ad esempio nel sito sacro di Sogmatar nel Kurdistan turco al confine con la Siria. Tale sito è riconosciuto nella letteratura scientifica come un luogo di culto molto antico. In particolare, pur essendoci una notevole distanza geografica tra l'altipiano dell'Argimusco in Sicilia e quello di Sogmatar in Turchia, la morfologia di questi manufatti appare totalmente sovrapponibile.

 


Fig. 3 - L'altipiano di Sogmatar posto nel Kurdistan turco (clicca per ingrandire)

 


 Fig. 4 - Sopra: una vasca di purificazione scolpita nella roccia dell'altipiano di Sogmatar nella Turchia sud-orientale. Sotto: una coppella per sacrifici con il canale per lo scolo del sangue incisa nella roccia di Sogmatar

 

Se per Sogmatar (Turchia) la perfetta datazione di queste vasche è difficile, ancora più difficile appare la datazione all’Argimusco, dove non compare alcuna incisione che possano far attribuire esattamente ad un periodo questi segni di sacralità.

Il paesaggio dell'Argimusco appare decisamente suggestivo nella sua complessità posto a poca distanza in linea d’aria con il vulcano Etna.

 

Fig. 5 - Alcuni scorci dell'altipiano dell'Argimusco e dei suoi magaliti

 

Molto interessanti le vibrazioni riscontrate in questa sede che appaiono trasmesse dal vulcano, sicuramente dovute al movimento del magma.

Per comparazione abbiamo esaminato altre località nel comprensorio dell'Etna, sia in provincia di Catania che di Messina.

In alcuni punti dell'altipiano dell'Argimusco è possibile verificare una vibrazione intorno agli 8Hz, come da noi ritrovata anche sulle falde del Vulcano Etna ad un volume di 36db.

 

 Fig. 6 - Nell'altipiano dell'Argimusco vi è una notevole componente di infrasuoni intorno a 8Hz fino ad un volume di 36db (rilievo con microfoni ultrasensibili in aria)

 

Anche nella località di Pedara (Catania), posta a pochi chilometri dal vulcano abbiamo trovato una grande quantità di vibrazioni (infrasuoni) comprese tra pochi Hz e 10-12Hz.

 

 

Fig. 7 - Rilievi vibratori svolti a Pedara (Catania) con il geofono

 

Misurando le vibrazioni in un cratere secondario dell’Etna abbiamo rilevato delle vibrazioni praticamente continue, dovute all’attività del vulcano, che fanno sì che le vibrazioni rilevabili siano analoghe, ossia con la stessa lunghezza d’onda, ma molto più potenti in volume rispetto a Pedara.

 


 

 Fig. 8 – I rilievi effettuati mediante geofono o microfoni ad alta sensibilità e registratore digitale in un cratere secondario dell'Etna

 

 Fig. 9 – Alcune immagini eseguite con macchina fotografica all’infrarosso che evidenziano la differente composizione lavica del terreno

 

Le registrazioni svolte mediante microfoni ultrasensibili hanno evidenziato un “brontolio” di infrasuoni che ha un picco intorno ai 10-12Hz a 28db. È sicuramente un volume molto elevato che è in grado sicuramente di interferire con la fisiologia umana.

 


Fig. 10 – Il picco di infrasuoni a 10-12Hz che è presente all’interno del cratere secondario come registrato dai microfoni ultrasensibili

 


Fig. 11 – I grafici dei rilievi svolti con il geofono, uno strumento geologico in grado di cogliere con maggiore precisione gli infrasuoni provenienti dal sottosuolo.

 

Visivamente è possibile osservare con l’occhio delle nostre speciali telecamere queste vibrazioni come un susseguirsi di luce proveniente dalle rocce. Ciò è ben evidenziato dal video sottostante.

 


Clicca qui per il video

 

Le registrazioni effettuate degli infrasuoni se trasposte via software in banda udibile hanno le stesse caratteristiche di pulsazione delle immagini del video (ascolta qui - vista l'ampia componente di bassi del file sonoro, è necessario l'uso di cuffie ad alta fedeltà per l'ascolto; non utilizzare gli altoparlantini di un computer portatile). È da ricordare che gli infrasuoni sono vibrazioni non udibili direttamente dall’orecchio umano, ma possono essere percepite da persone particolarmente sensibili dai recettori vibratori cutanei. Per poterli ascoltare con le orecchie bisogna spostare il file sonoro di alcuni Hz fino a raggiungere la banda udibile. Ovviamente questo processo ne muta la frequenza, ma non le loro caratteristiche.

Questo tipo di vibrazioni sembrano avere un effetto rilassante sulla psiche di volontari che si sono prestati a delle misurazioni psicofisiologiche nello stesso cratere. Ciò nonostante la giornata ventosa ed il freddo.

 


Fig. 12 - Esito delle misurazioni psicofisiologiche su un volontario all'interno di un cratere secondario dell'Etna

 

Lo stesso aspetto grafico delle misure psicofisiologiche  in volontari lo abbiamo potuto osservare anche in un antico cratere inattivo da più di 200 anni posto alla base del vulcano (Monte Sona), segno che queste basse frequenze non hanno un effetto negativo sulla psicomotricità dei soggetti esaminati.

 


Fig. 13 - Valutazione psicofisiologica delle condizioni di un volontario all'interno del cratere spento di Monte Sona

 

L’ipotesi empirica è quindi che questo tipo di vibrazioni possano portare ad una sorta di rilassamento psico-fisico per chiunque sosti in questi luoghi.

Per quanto riguarda direttamente l’altipiano dell’Argimusco, oltre alla vibrazioni già riscontrate in altre zone limitrofe all’Etna, si è potuto osservare anche un’interessante emissione di onde elettromagnetiche naturali di origine tettonica nel campo delle VLF (Very Low Frequencies). Si sono riscontrati in particolari due picchi presenti nell’altipiano, non rilevati altrove, a 25 e 43KHz.

 


Fig. 14 - Spettro delle onde elettromagnetiche presenti sull'altipiano dell'Argimusco

 

Per quanto riguarda le vibrazioni ritrovate in questa sede, queste appaiono nello spettro rilevato anche anche sull’Etna, ma decisamente meno intense come rilevabili dal grafico successivo.

 


Fig. 15 - Aspetto delle vibrazioni rilevate con il geofono sull'altipiano dell'Argimusco in prossimità dei megaliti

 

Ciò è particolarmente evidente se sovrapponiamo i due grafici, ossia del cratere secondario dell’Etna (sopra) e quanto rilevato sull’Argimusco (sotto).

 


Fig. 16 - Aspetto dei due grafici delle vibrazioni raccolte con il geofono tra il cratere secondario dell'Etna (grafico più alto) e quelle registrate in prossimità dei megaliti dell'Argimusco (grafico più basso). La morfologia è simile, ma il volume del suono è più basso

 

Abbiamo osservato un’interessante fenomeno su alcuni megaliti naturali presenti sull’Argimusco. Ossia è possibile farli entrare in risonanza mediante la voce umana, creando una sorta di riverbero che è visibile strumentalmente.

Per eseguire questo esperimento ha concesso la sua collaborazione la cantante professionista Flavia Vallega che utilizza la scala musicale naturale con il “la” fissato a 432Hz.

Nelle immagini sottostanti, rilevate dalla telecamera a risonanza variabile (TRV), da noi molto usata per endere visibili le vibrazioni, è possibile anche discriminare le aree a maggiore risposta vibratoria che appaiono di colore più chiaro.

 


 

Fig. 17 - Analisi dell'effetto di risonanza ottenuto su un megalite mediante telecamera a risonanza variabile dopo vocalizzi della cantante Flavia Vallega. Il diverso colore dello spettro indicano zone che vibrano ad una diversa frequenza

 

Molto interessante i risultati delle analisi svolte con programmi vettoriali in grado di evidenziare la variazione di luminosità delle molecole di vapore acqueo presenti nell’aria che sembrano suggerire che durante questo fenomeno vibratorio di risonanza il megalite sviluppi anche un campo magnetico spiraliforme che appare ben evidente nella foto successiva. Ma saranno necessarie ulteriori indagini prima di sbilanciarsi in questo senso.

 


Fig. 18 - Campo magnetico spiraliforme che sembra generarsi durante la risonanza del megalite rilevato dalla TRV camera

 

Esiste poi in corrispondenza del megalite soprannominato il “babbuino” un vibrazione in banda udibile che nel silenzio ed in assenza di vento può essere udita abbastanza agevolmente nella cavità presente in esso. Si tratta di una dominante a 26Hz seguita da varie armoniche fino a circa 60Hz. Questo suono in banda udibile (ascolta qui - usare anche in questo caso cuffie ad alta fedeltà), viste le sue caratteristiche, è ipotizzabile trattarsi di un movimento attribuibile ad un corso d’acqua sotterraneo che sicuramente era percepito dai frequentatori del luogo nei tempi antichi, come il suono della voce di un Dio. Abbiamo deciso di denominarlo “la Voce dell’Argimusco”.

 

Fig. 19 - Spettro delle frequenze sonore rilevate nei pressi del megalite "babbuino". Si tratta di basse frequenze chiaramente udibili (Voce dell'Argimusco)

 

Anche altri megaliti di dimensioni più cospicue presentano fenomeni di risonanza. In prossimità del megalite "Orante” è presente infatti un enorme megalite che per le numerose cavità presenti sulla sua superficie agisce come se fosse costellato da tante piccole casse di risonanza.

In questo caso, oltre che la voce umana, si è utilizzato degli strumenti di percussione che possiedono una più estesa banda sonora con le loro armoniche partendo da frequenze più basse.

 

 

Fig. 20 - Alcune fasi dell'esperimento di sollecitazione della risonanza del megalite mediante tamburo "sciamanico" o "irlandese" ad un unica testa

 

Fig. 21 - Aspetto della risposta di risonanza del megalite mediante colorazione dopo la percussione di un tamburo irlandese. I colori più chiari corrispondono ad una vibrazione di risposta con frequenza più elevata

 

La diversa colorazione presente nella Fig. 21 è una suddivisione delle frequenze per tonalità.

Questo fenomeno, ben visibile sugli strumenti di misurazione, è stupefacente e mostra la roccia megalitica illuminarsi per le vibrazioni allo stesso tempo del ritmo del tamburo. Il tutto è ben visibile nel video successivo nel quale è possibile cogliere il ritmo di vibrazione del megalite che entra in risonanza in maniera sincrona ai colpi di tamburo.

 

Clicca qui per il video

 

E’ ipotizzabile che lo strumento di percussione possedendo oltre alla frequenza base anche numerose armoniche successive è in grado di sollecitare in gran numero le diverse cavità per volume e dimensione.

E’ possibile che questi fenomeni empirici fossero noti alle antiche popolazioni e ne facessero uso? Non possiamo esserne sicuri, ma noi pensiamo che la sacralità del luogo dai tempi antichi non sia altro che il risultato dell’osservazione di questi fenomeni da parte loro.

In altri siti sacri da noi esaminati in numerosi paesi europei ed asiatici (Malta, Serbia, Italia, Inghilterra, Kurdistan, Portogallo ecc.) abbiamo sempre riscontrato qualche fenomeno che non era presente nei dintorni. Solitamente veniva scelta una particolare area piuttosto di un'altra per edificare un tempio o svolgere riti sacri proprio in virtù dei fenomeni presenti in essa, capaci di influenzare la psiche o addirittura di interferire con le onde cerebrali di chi sostava in quei luoghi.

 


 

Fig. 22 - Ancora alcune suggestive immagini dei megaliti dell'Argimusco sui quali pende l'ombra minacciosa del vulcano

 

È pacifico che questi rilievi effettuati nell’arco di una settimana andranno approfonditi in maniera sistematica con ulteriori missioni in questa sede.

Paolo Debertolis, Daniele Gullà, Natalia Tarabella – 30 ottobre 2015

 

Si ringrazia la E-Media Spa nelle persone del suo presidente Gaetano Santoro e del suo vice-presidente Rossella Guglielmino per l'ampia collaborazione e disponibilità prestate per questa ricerca. Un grande sincero per il notevole aiuto va a Salvo di Mauro. Un abbraccio da tutti noi a Flavia Vallega per la sua splendida voce che è riuscita a mettere in risonanza i megaliti dell'Argimusco. I nostri ringraziamenti vanno anche a tutti coloro che hanno collaborato per gli esiti degli esperimenti e la buona riuscita delle conferenze di archeoacustica.

 


La maggior parte delle fotografie sono state eseguite dall'architetto Natalia Tarabella, qui a sinistra nella foto assieme ai nostri collaboratori Santo e Irene, le misurazioni sono state invece effettuate da Paolo Debertolis e Daniele Gullà.

 

 



 

 

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